di Massimo Vallini - 30 marzo 2019

Repubblica risfodera la lobby

Il Pd chiama e Repubblica risponde. Questa volta ricorrendo all’attacco personale e alle gole profonde. La solita accozzaglia di falsità passate per verità (di comodo)
Incassata la sconfitta sulla riforma della legittima difesa (una promessa mantenuta di questo governo) l’opposizione scatena i suoi campioni della disinformazione per vendicarsi. E cercare di tenersi quel poco di consenso che ancora si può permettere. La Repubblica è sempre in prima fila e, attraverso gli ormai noti “specialisti” Marco Mensurati e Fabio Tonacci, indaga ancora su uno dei suoi cavalli di battaglia: la lobby delle armi. E, questa volta, visti gli scarsi risultati ottenuti qualche mese fa, punta sull’attacco personale. I due giornalisti hanno scoperto, pensate un po’, che la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco si è occupata da anni delle problematiche del settore. Non è mai stato un mistero, sarebbe bastato che i due giornalisti si informassero un po’ meglio, invece di ricorrere a una “gola profonda” anonima del settore. Tra l’altro poco informato. Anche il citato Stefano Ciccardini, marito della senatrice, non è un mistero che sia tiratore e dunque anche esperto di armi e dei problemi dei campi di tiro, per esempio. E il regolamento che i due “specialisti” di Repubblica accusano la Lega di aver bloccato, avrebbe fatto chiudere tutti i poligoni privati, introducendo norme tecniche sbagliate, inutili e assurde come l’obbligo di indossare il giubbetto antiproiettile e l’elmetto. Ma la verità non interessa a Repubblica e ai suoi giornalisti, se non nella misura in cui possa essere deformata a vantaggio della parte politica che sostengono. È, in ogni caso, ben difficile il tentativo di delegittimazione in corso, perché la senatrice in questione ha sempre operato nella massima trasparenza e così la sua “famiglia”.
L’articolo di Repubblica gioca ancora una volta sui soliti argomenti capziosi e surrettizi, con la vana speranza che parlandone a dismisura possano diventare verità consacrate. Ma di consacrato in questa vicenda c’è solo l’atteggiamento sempre denigratorio e pretestuoso nei confronti del settore e degli appassionati. Come l’ipotesi che il recepimento della direttiva sulle armi abbia “allentato i divieti sul possesso di armi”, cosa del tutto falsa, o che gli armieri abbiano un qualche interesse per la riforma sulla legittima difesa, basandosi sul fatto che uno degli innumerevoli convegni giuridici sul tema si sia svolto addirittura presso la fabbrica d’armi Beretta, come se fosse un segreto. Oppure la proposta di legge che si propone di innalzare a 15 joule la potenza della aria compressa libere, quando in Europa sono libere potenze ben superiori. La lobby delle armi è presunta, e forse la presunzione di Repubblica nasce dalla ben nota (e acclarata) competenza su quella delle banche che ha ampiamente operato nei confronti dello scorso governo dei “poteri forti” a guida renziana.
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