18 ottobre 2005

Mauser C96

Vai alla galleria delle fotoCent'anni fa, nel 1896, cominciava a essere ingegnerizzata per la produzione una pistola semiautomatica brevettata in Germania l'11 dicembre 1895. L'arma non aveva una denominazione ufficiale: era semplicemente nota con il nome di Construktion 96, che identificava il modello d'officina. Un nome che, abbreviato in C96, era destinato a diventare famoso nel mondo. Non che il nome Mauser fosse sconosciuto: dobbiamo pensare...

La storia

[

] Vai alla galleria delle foto [

] Cent'anni fa, nel 1896, cominciava a essere ingegnerizzata per la produzione una pistola semiautomatica brevettata in Germania l'11 dicembre 1895. L'arma non aveva una denominazione ufficiale: era semplicemente nota con il nome di Construktion 96, che identificava il modello d'officina. Un nome che, abbreviato in C96, era destinato a diventare famoso nel mondo. Non che il nome Mauser fosse sconosciuto: dobbiamo pensare che, in un certo momento della storia, i tre quarti degli eserciti del mondo erano in qualche modo equipaggiati con armi Mauser. Tuttavia non altrettanto successo aveva arriso alle armi corte della ditta. Paul Mauser iniziò ad occuparsene intorno al 1875, realizzando un revolver ad azione mista il cui tamburo era messo in rotazione da scanalature a zig-zag sulla sua periferia. Verso la fine del secolo scorso l’ invenzione della polvere senza fumo diede inizio a una vera rivoluzione in campo armiero. Mentre fino a quel momento la capacità lesiva di un’arma era determinata da un grosso e pesante proiettile spinto a velocità relativamente bassa da una carica di polvere nera, da allora in poi divenne possibile spingere ad alta velocità un proiettile affusolato di piccolo calibro. La realizzazione di cartucce potenti, di elevate caratteristiche balistiche, e pressoché prive di fecce, rendeva possibile la costruzione di armi automatiche. Sarà però necessario attendere il 1893 per avere la prima pistola semiautomatica realmente funzionante e, in qualche misura, funzionale: in quell’anno la Ludwig Loewe und Companie metterà in commercio la Borchardt, con cartuccia metallica a collo di bottiglia in calibro 7,65 millimetri. In questa pistola, per la prima volta nella storia, le cartucce erano contenute in un caricatore prismatico amovibile collocato all’interno dell’impugnatura. Non deve apparire strano che Mauser, che pure da Borchardt prese la cartuccia con leggerissime modifiche dimensionali, non abbia poi adottato il caricatore amovibile. Come era solito fare con i suoi prodotti, il suo interesse era rivolto soprattutto alle commesse militari e i militari sostenevano che un caricatore arnovibile fosse un difetto dalle gravi conseguenze, perché il suo smarrimento in battaglia avrebbe reso inservibile l’arma. Quanto essi avessero ragione, con il senno di poi, lo possiamo valutare oggi. Anche senza armi corte, le cose, a Oberndorf am Neckar, stavano andando benissimo. I fucili da fanteria si vendevano ovunque, e Paul Mauser stava preparando il suo incontestato capolavoro: quel Gewehr 1898 che avrebbe equipaggiato il soldato tedesco fino al termine della seconda guerra mondiale. Ma l’apparire della pistola di Borchardt indusse inevitabilmente molti produttori a interessarsi del settore. E per la storia della Mauser C96 le cose incominciano a farsi complicate. Così come otto ore di lavoro possono rovinare un’intera giornata, allo stesso modo un solo paio di guerre mondiali è sufficiente per produrre effetti devastanti sull’archivio di una fabbrica d’armi: la Mauser non fa eccezione a questa regola, tanto che la paternità della C96 è ancor oggi controversa e non è possibile stabilire quale sia la verità. La versione più accreditata vuole che il progetto sia opera dei fratelli Fidel e Joseph Feederle, che la passione per le armi aveva portato alla Waffenfabrik Mauser. Fidel Feederle, in particolare, era il responsabile del laboratorio di sperimentazione della fabbrica. I documenti ufficiali della ditta tendono invece ad attribuire a Paul Mauser la paternità del progetto, e il brevetto americano n. 584479 del 15 giugno 1897 è intestato a lui. La legislazione americana prevede che il brevetto sia necessariamente attribuito all’inventore, per poi eventualmente essere trasferito agli aventi diritto. Tuttavia la tradizione orale di Oberndorf accenna all’arma come “pistola Feederle” e questo è stato confermato a Yves Cadiou da Ferdinand Feederle, conservatore dello Heimatmuseurn di Oberndorf e figlio di Joseph. Comunque sia, il lavoro sulla nuova pistola ebbe inizio nel 1893, e nell’estate del 1894 fu approntato il primo modello sperimentale. Nei dieci mesi successivi i fratelli Feederle lavorarono ancora all’arma, che era ormai Un progetto ufficiale e autorizzato, preparando un esemplare che fu pronto per i primi tiri di prova il 15 marzo 1895. Quel prototipo è stato conservato, e porta la data rimessa in oro sul lato sinistro del fusto. Dopo il successo delle prove a fuoco, tra il gennaio 1896 e il giugno 1897 Paul Mauser si diede da fare per brevettare la nuova arma in ben undici Paesi. Questo significa che incominciava a pensare che la C96 potesse avere buoni numeri per la vendita, e naturalmente per l’adozione nei corpi militari. Con i brevetti in mano, il passo successivo fu l’ingegnerizzazione per la produzione, peraltro già iniziata nel tardo ‘95, con la realizzazione di un secondo prototipo. La differenza più visibile tra il primo e il secondo prototipo era la forma del cane, che in quest’ultimo perdeva lo sperone e aveva nella parte superiore un profilo circolare, recante sui fianchi una serie di anelli di misura decrescente, che formavano su ciascun lato una sorta di cono a scalini. Questo dettaglio diede il nome collezionistico al modello, che divenne noto come “Cone hammer”, e rimase in produzione fino alla matricola 14.999, anche se, prima della matricola 11.000, vi sono alcune singole pistole che non recano il cone hammer. La sperimentazione del secondo prototipo incoraggiò Mauser a iniziare la produzione di serie. L’ingegnerizzazione di quest’ultima si estese per dieci mesi, dal gennaio all’ottobre 1896, durante i quali furono prodotti, per la gioia e il rovello dei collezionisti, circa 110 esemplari, costruiti in parte a mano e in parte con i primi mascheraggi definitivi. Agli inizi del 1897 ebbe inizio la produzione di massa: in quell’anno furono prodotti alcune migliaia di esemplari. La pistola C96 iniziava così la sua storia. Va notato che nei successivi quarant’anni e oltre in cui la pistola fu prodotta, essa rimase sempre uguale a se stessa. Vi furono variazioni nella lunghezza della canna, nella forma del cane, nella capacità del serbatoio e nella lavorazione dei fianchi, ma la meccanica restò inalterata. Nel frattempo la 7,65 Borchardt, unica cartuccia moderna disponibile al momento della realizzazione, veniva modificata nelle dimensioni e, soprattutto, nella carica. Ciò diede origine a quella cartuccia 7,63 Mauser che, con i suoi 430 m/sec di velocità iniziale sarebbe rimasta fino al 1935, anno di apparizione della .357 Magnum. La traiettoria molto tesa della cartuccia, ottenuta cia una palla leggera spinta a forte velocità, indurrà la ditta a munire le proprie pistole di un alzo fino a 1.000 metri, graduato in centinaia di metri da 1 a 10. Naturalmente la precisione dei tiro a quella distanza, anche servendosi del calciolo-fondina ideato nel frattempo da Mauser, doveva essere piuttosto aleatoria. I primi esemplari prodotti comprendevano cinque diversi modelli: erano previsti serbatoi da 6, 10 e 20 colpi, un modello sperimentale in calibro 6 mm e una carabinetta con capacità di 10 colpi. Uno dei modelli da 10 colpi fu presentato all’imperatore Guglielmo II, che ci sparò 20 colpi il 20 agosto 1896. Paul Mauser era, come al solito, in cerca di commesse militari. Ma la sua arma era molto costosa e i responsabili militari tedeschi la trovavano pesante e antiestetica. Nell’aprile del 1897, il disegno della C96 era ormai definitivo e il Pistolenbau (reparto pistole), sotto la direzione di Joseph Feederle, incominciò a produrre le prime pistole di serie, con matricole che iniziavano da n. 360. Qui bisogna dire che il numero di matricola non è sempre un’ indicazione fedele dell’anno di produzione (anche se è possibile risalirvi) e del numero di armi prodotte. Talvolta, per far credere che la pistola avesse avere un successo di mercato più ampio di quello effettivo, interi blocchi di numeri di matricola furono saltati. Ad esempio, nell’autunno del ‘97 si saltò dal n. 1.000 al 4,000 e i numeri saltati vennero recuperati l’anno successivo. I contratti militarì recavano matricole che iniziavano dal numero 1 e, nel caso del contratto per la Marina Militare italiana (armi numerate da 1 a 5.000) vennero saltate le matricole commerciali dal 14.999 al 19.999 per compensare quelle militari. Le prime pistole di serie furono prodotte senza variazioni, a parte i marchi di fabbrica, fino al 1900. Anche queste prime pistole avevano l’ hold open, quello per intenderci che mantiene aperto l’otturatore dopo lo sparo dell’ultima cartuccia. Il dispositivo fu introdotto da Mauser per la prima volta nella storia. Esso aveva una indubbia utilità in un’arma il cui serbatoio si riempiva dall’alto a mezzo di piastrine portamunizioni, ed è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Finalmente, dopo tanti sforzi e dopo iniziative commerciali giunte fino a Guglielmo Il, gli ordini incoininciavano ad arrivare. Per modesto che fosse, l’ordine di 1.000 pistole emesso dal governo del sultano Abdul Hausid rappresentava per la Mauser il primo contratto militare. Le pistole erano del primo modello e portavano sul pannello posteriore sinistro della cassa l’emblema turco sormontato dalla data 1314 dell’Egira, corrispondente al 1896 del calendario cristiano. L’alzo era graduato da 1 a 10 in caratteri arabi, che indicavano le centinaia cli metri. Il miglior cliente estero del Pistolenbau, nei primi anni, fu la Russia. Per dare un’indicazione, basterà dire che nel 1897 gli importatori moscoviti Farnossolskij e Vetter acquistarono oltre 520 pistole, mentre il mercato interno tedesco ne assorbì a malapena 384. Farnossolskij e Vetter, d’altronde, continuarono a fare eccellenti affari con la ditta di Oberndorf fino al 1917. Nonostante un contratto di 5.000 pistole per la Marina Militare italiana, il grosso delle vendite fu legato all’evoluzione politica di certi Paesi: all’epoca della guerra anglo-boera le esportazioni verso l’Inghilterra (7.000 pezzi) e l’Olanda ebbero un forte impulso. Che l’instabilità politica facesse aggio sui primi ordini militari, lo dimostra il fatto che agli inizi del 1902 erano state vendute circa 26.000 pistole commerciali e 7.000 militari, mentre approssimativamente altre 7.000 armi commerciali erano in stabilimento pronte per la spedizione. NeI 1905. anno difficile per la Russia con la sconfitta nella guerra russo-giapponese, la rivolta di Odessa e l’ammutinamento del Potemkin, verranno esportate verso quel Paese 1.940 pistole. E tra il 1916 ed il 1917, Lenin farà pervenire parecchie pistole Mauser ai rivoluzionari bolscevici. Abbiamo fatto accenno alle Mauser Marina, e varrà la pena di descriverle: le pistole hanno la stessa meccanica degli altri modelli, ma con fianchi piatti e con il cane che non reca più le protuberanze a cono e ha il foro passante largo. L’arma, adottata con il nome ufficiale di pistola automatica modello 1899, è in calibro 7,63 Mauser e le consegne saranno ultimate il 14 novembre 1899. Il grande volume delle vendite fu dovuto, nella migliore tradizione Mauser, a una vasta rete commerciale, che spaziava da von Lengerke und Detmold, due tedeschi stabilitisi a New York con sede sulla Quinta Strada, fino a Westley Richarcls, agente esclusivo nei territori di Sua Maestà Britannica. Anche gli ufficiali tedeschi in missione all’estero diventavano testimoni, e quindi promotori, della pistola. La C96, pur stretta tra la Luger P08 (e in seguito la Colt) sul mercato militare e la Browning 1900 e poi 1910 e 1910/22 su quello civile, raggiungerà un elevatissimo numero di esemplari prodotti e venduti: oltre un milione di pezzi. Paul von Mauser muore nel maggio 1914 senza vedere le sue armi prendere parte alla prima guerra mondiale, che iniziò in agosto. Ben presto le teorie militari degli Stati Maggiori si dimostrano inadeguate alla realtà e per quattro lunghi anni i soldati marciscono nel fango delle trincee. Anche le armi corte, scelte al poligono da azzimati ufficiali, soffrono la guerra di posizione. Se fino a poco prima si poteva discutere dell’eleganza della Luger P08 essa, nel fango e nella polvere, cominciò a dare dei problemi, mentre la C96 continuò a funzionare. Non si può lasciare il soldato tedesco senza un’arma corta affidabile, e l’esercito tedesco ordina in tutta fretta alla Mauser 150.000 pistole, le famose Behordenmodell, quasi d’ordinanza. L’arma è apprezzata sia dal soldato tedesco sia dal nemico, che la usa ogniqualvolta riesce a procurarsene una, ed è camerata per la cartuccia 9 mm Parabellum. Per meglio distinguerla da quelle camerate per il 7,63 mm Mauser sulle guance sarà inciso un grande ‘9” colorato di rosso. Oltre alla fornitura militare, in quegli anni vennero fornite pistole, ovviamente in via ufficiosa, anche ai rivoluzionari russi. Si tratta di armi sia con canna corta sia lunga, con o senza alzo regolabile e con impugnatura squadrata che sono definite, almeno quelle a canna corta e alzo fisso, come “Bolo”. La parola dovrebbe essere la contrazione di bolscevico. In questo caso, dovrà essere usata solo per le forniture alla Russia, distinguendo in altro modo quelle esportate, ad esempio, negli Stati Uniti. Al termine della guerra, le armi della Germania sconfitta sono requisite o distrutte, e vengono conservate solo quelle sufficienti per 100.000 uomini: questa è la dimensione dell’esercito che il trattato di Versailles consente all’ ex-nemico. Per quanto riguarda le armi corte, viene stabilito che la lunghezza della canna non potrà superare i 100 millimetri. Questa prescrizione, del tutto inutile, non tocca le Luger P08 e sembra riferirsi quasi esclusivamente alla C96: forse un tardivo omaggio dei vincitori alle qualità della pistola. Al fine di mantenere in servizio alcune armi, le canne sono accorciate, e vi viene saldato un nuovo mirino. Chi risentirà particolarmente della mancanza del fornitore Mauser saranno i cinesi, che costruiranno in proprio la pistola non più disponibile. Questa costruzione viene effettuata assemblando sia pezzi originali sia particolari costruiti localmente. L’arma ècamerata per il .45 ACP, la stessa cartuccia che i cìnesi utilizzano nei Thompson statunìtensi e, a parte gli esemplarì prodotti dagli arsenali d Hanyang o di Shensei, i risultati vanno dal mediocre a pessimo. Nel 1920, quando si permise alla Repubblica di Germania di equipaggiare nuovamente la polizia e l’esercito, sulle C96 e sulle P08, particolarmente in calibro 9 Parabellum, venne apposta la data 1920, che ufficializzava l’uso autorizzato.Le Mauser che recano il punzone 1920 sono normalmente di produzione bellica, o assemblaggi di parti di produzione anteriore al 1918. La pratica di punzonare la data 1920 su qualsiasi arma di aspetto militare divenne ben presto comune, dato che conferiva aspetto di ufficialità e legittimità. In conseguenza si trovano armi in calibro 7,63 (non autorizzate) che recano il punzone, così come vari modelli postbellici e con lunghezze di canna non standard, sia in calibro 9 sia in 7,63 mm.

La meccanica

La C96 è una pistola a chiusura geometrica a corto rinculo di canna. All’atto dello sparo, l’insieme canna-culatta otturatore arretra solidalmente di circa 5 millimetri. A quel punto, il chiavistello che unisce l’otturatore all’insieme canna-culatta è impegnato da un piano inclinato che lo abbassa: si disimpegna così l’otturatore, che è libero di proseguire fino a fondo corsa. L’insieme canna-culatta non può arretrare ulteriormente, perché il chiavistello va a battere contro la platina meccanica arrestandosi. In questa fase avvengono l’ espulsione del bossolo spento e il riarmo del cane. Al termine della corsa posteriore dell’otturatore questo, spinto dalla molla di recupero, torna in avanti sfilando una nuova cartuccia dal serbatoio e camerandola. Il ritorno in batteria dell’insieme canna-culatta è assicurato dalla molla del cane. Un piano inclinato solleva il chiavistello, facendo sì che i suoi rilievi superiori si impegnino nei recessi scavati sulla faccia inferiore dell’otturatore, completando la chiusura geometrica. Un apposito meccanismo fa sì che l’arma non possa sparare se la chiusura non è completa. Se il principio di funzionamento è concettualmente semplice, non lo è la lavorazione meccanica. L’arma ha una sola vite, che serve per trattenere le guance dell’impugnatura, e non ha perni passanti: tutte le parti si inseriscono l’una nell’altra a incastro, con una lavorazione complessa e molto costosa. La pistola, anche disponendo delle tecnologie attuali, può essere prodotta solo con lavorazioni dal pieno per asportazione di truciolo, e questo spiega come mai vi siano state riedizioni della Luger, ma non della C96. Lo stesso Crottet, che realizza deliziose quanto carissime miniature funzionanti di armi d’epoca, dovendo affrontare il tema Mauser ha pensato bene di miniaturizzare il modello sperimentale 06/08, a percussore lanciato: arma piuttosto complessa, ma ancora affrontabile. Lo smontaggio dell’arma, effettuabile (almeno per il primo modello) senza alcun utensile e con il solo ausilio di una cartuccia, evidenzia sei “sottoinsiemi”: castello, canna-culatta, otturatore, platina meccanica con chiavistello, elevatore con molla e fondello del magazzino e guancette dell’impugnatura. Il castello è un capolavoro di fresatura, ricavato dal pieno di un blocco d’ acciaio ad alta resistenza. La sua forma complessa non cambierà praticamente mai, se si escludono piccole variazioni al serbatoio per i modelli alimentati con caricatore amovibile. La parte anteriore è completamente svuotata per ricavare il serbatoio, che contiene l’elevatore con la sua molla ed è chiuso, al fondo, da una piastrina che scorre in una fresatura a “T”. Dietro il caricatore, nella parte inferiore, vi è il sottoguardia del grilletto, anch’ esso fresato dal pieno. La parte posteriore del castello è scavata per accogliere la platina meccanica, che vi si fissa ad incastro, si registra tra due fresature ricavate all’estremità posteriore del castello ed è trattenuta da un fermo a molla. Nella parte infero-posteriore del castello vi è il telaio, a cui sono avvitate le guancette, che reca una fresatura per l’attacco del calciolo-fondina. L’insieme canna-culatta è anch’esso ricavato dal pieno (solo il modello 06/08 avrà la canna avvitata) da un forgiato ad alta resistenza. La canna porta in volata un grosso mirino triangolare brasato, che rimarrà invariato per tutta la vita dell’arma. L’anima è solcata da quattro righe destrorse, che diventerarmo sei a partire da un numero di matricola piuttosto controverso: secondo Cadiou è il 40.000, secondo Ezell si colloca tra il 90.000 e il 120.000 ed infine, secondo Mathews, tra il 90.000 e il 100.000. Poiché l’opera di Mathews, Firearms Identification, è ancora usata dai periti balistici di tutto il mondo, propendiamo per la sua tesi. Le caratteristiche della canna, sempre secondo Mathews, sono: diametro standard 7,63 millimetri, diametro massimo 7,68 mm, diametro standard tra i vuoti 7,87mm, diametro max tra i vuoti 7,92 mm, profondità delle righe 0,12 mm, andamento destrorso con passo di un giro in 250 millimetri. La canna si prolunga all’indietro per formare la scatola di culatta. Subito dopo la camera di cartuccia troviamo la finestra di espulsione, la cui parte posteriore reca l’ intaglio per l’alloggiamento della piastrina-caricatore, e ancora dopo due “orecchie” laterali, anch’esse ricavate nello stesso pezzo, ricevono l’asse di articolazione dell’alzo. All’estremità posteriore destra è lavorato un foro che riceve l’arresto della molla di recupero. L’interno della scatola di culatta è fresato a sezione quadrata per accoppiarsi con l’otturatore. Quest’ultimo è di sezione quadrata e reca sul lato superiore l’estrattore, a molla, assicurato da uno spallamento del proprio recesso. La parte inferiore dell’otturatore è fresata per consentire il passaggio dell’ espulsore, costituito dalla parte superiore della platina meccanica. La parte centrale è svuotata per tutta la lunghezza per consentire l’alloggiamento del percussore, della sua molla e della molla di recupero, mentre il lato destro reca una scanalatura al cui interno scorre l’arresto della molla di recupero. La platina meccanica, altro monumento di lavorazione all’utensile, si compone in tutto di 8 pezzi: il cane, l’asse del cane, la leva di sicura, il disconnettore, la barra di scatto, la molla del cane con i suoi due terrninatori, la noce d’accoppiamento e il chiavistello. Quest’ultimo, di forma complessa, rimarrà inalterato nel tempo. Inutile descrivere ulteriormente l’ elevatore e le guance dell’impugnatura. Una curiosità per collezionisti: il calciolo-fondina, benché non faccia parte della pistola propriamente detta, porta lo stesso numero di matricola. Come abbiamo già anticipato, non è facile ricostruire la storia di una C96, specialmente se dei primi anni, attraverso il suo numero di matricola: ragioni commerciali fecero saltare interi lotti di numeri, che vennero poi recuperati in seguito. Non solo nell’autunno 1897 furono saltati i numeri da 2.000 a 4.000, che vennero recuperati nelle ultime settimane dell’anno, ma la stessa storia si ripeté nel 1898: si passò alla serie 10.000, e poi 12.000, per tornare in seguito a 6.000, 7.000 e 8.000. Questa prassi andò avanti fino al 1902, ben oltre il numero 30.000, e una siffatta numerazione erratica spiega come mai certe pistole, con matricola superiore a quella di altre, rechino particolari di più vecchia costruzione. Naturalmente, per quanto riguarda l’abbinamento numero di matricola-anno di produzione-variante, i pareri sono discordi, e a differenza della Luger non esistono archivi a cui ricorrere per dissipare i dubbi. La Mauser C96 ha avuto una quantità incredibile di piccole variazioni, tanto che è forse più facile trovarne trenta diverse che dieci uguali. I particolari che hanno subìto le variazioni più evidenti sono il cane, la leva di sicura, il percussore, l’alzo e la lavorazione dei fianchi del carrello. In linèà di massima possiamo dire che il modello 96 ha il percussore, il cane, il grilletto, la leva di sicura, l’ estrattore e l’alzo (da 50 a 500 m) del primo tipo, ed è stato prodotto fino al numero di matricola 14.999. Tuttavia negli anni 1897, 98 e 99 avvengono le prime modifiche: la leva di sicura porta un piccolo foro passante all’ estremità, le guance del calcio, prima zigrinate, diventano rigate orizzontalmente e due fresature sono effettuate da ciascun lato della culatta, nella parte bassa della stessa. Il secondo modello, prodotto fino al 1902, porta il percussore del secondo tipo, il cane a foro largo e ha i fianchi piatti come la Mauser Marina: l’alzo è ancora quello del primo tipo, il grilletto è articolato al fusto anziché su un blocchetto mobile e le matricole vanno fino al 35.000. Nei primi mesi del 1902 viene modificata la sicura: ora per avere l’arma in sicura è necessario spingerla verso l’alto. Sempre nel 1902 viene modificato il percussore: il primo modello, trattenuto da un cassetto scorrevole, (tipo Colt 1911 per intenderci), viene sostituito da un altro che reca all’estremità posteriore due risalti che si impegnano in un recesso dell’ otturatore. Il terzo modello, a partire dalla matricola 40.000 circa, presenta l’estrattore del secondo tipo, con due protuberanze laterali. La numerazione del terzo modello si spinge fino al numero 50.000 circa, Il quarto modello, dal n. 60.000 al 90.000, si distingue per il ritorno ai fianchi fresati e l’alzo del secondo tipo, graduato fino a 1.000 metri. Con il quarto modello viene introdotto per alcuni esemplari, a partire dal n. 50.000 circa, il calibro 9x25 Mauser Export. La maggioranza degli autori scrive che questo calibro fu introdotto intorno al 1908 e che per esso fu camerato il modello sperimentale 06/08. L’affermazione è piuttosto diffusa ma non corrispondente a realtà, in quanto non quadra con i numeri di matricola. Tra le matricole 90.000 e 100.000 viene introdotta la canna con rigatura a sei principi, che per i primi tempi fu opzionale, ma divenne successivamente standard. Non è noto quando il passaggio dalle quattro alle sei righe sia stato completato, ma si ritiene che ciò sia avvenuto intorno alla matricola 120.000. Il modello 1912 ha il cane con foro piccolo. Tra il 1912 ed il 1915 non si hanno variazioni di rilievo, ma in quest’ ultimo anno, anche per via di una guerra mondiale in corso cessò la produzione del modello a sei colpi e delle armi camerate in 9x25. Sempre in quest’anno viene introdotta la neue sicherung, che richiede, per l’inserimento, che il cane armato debba essere tirato indietro ancora un po’. Il modello 1916 ha il percussore del terzo tipo, con due protuberanze e l’alzo nuovamente graduato fino a 500 metri, mentre le guance recano un grande “9” colorato in rosso. Dopo il trattato di Versailles si incontra il cosiddetto modello 1920, con canna accorciata. Della Mauser “Bolo” abbiamo già parlato. Alcune Bolo degli ultimi anni di produzione (fino al 1928). hanno finiture eccezionali, un calciolo fondina più corto e portano il Mauser Banner sul pannello posteriore sinistro del castello. Nel 1930 venne adottato un altro tipo di sicura, che consentiva il disarmo del cane. L’arma fu nominata ‘Mod. 1930 con sicurezza universale”, e recava la scritta Wdffenfabrik Mauser Oberndorf A. NeckarD.R.P.u.A.P., dove le ultime iniziali significano pressapoco “brevetto tedesco e altri brevetti”. Finalmente, nel 1932, fu prodotta la Schnellfeuer, arma con selettore per tiro a colpo singolo o a raffica. Ineffetti vi furono due tipi di meccanismo per il tiro a raffica. Il primo fu progettato da Josef Nickl e diede luogo a inconvenienti, peraltro non specificati. Fu quindi prodotto nel 1930 e 1931, e sostituito nel ‘32 dalla Schnellfeuer come la conosciamo, progettata da Karl Westinger e brevettata il 13 aprile 1932. La differenza esterna tra il sistema Nickl e quello Westinger è nella forma del selettore, con pulsante per la seconda, mentre nell’arma di Nickl è costituito da una levetta. Si trovano, per la Mauser Schnellfeuer, mostruosi caricatori da 40 colpi, che tuttavia non sembrano essere originali e sono stati verosimilmente prodotti in Messico. Alcune Schnellfeuer cinesi riportano, in ideogrammi, la scritta “Prodotto in Germania”. [

] L'articolo completo, con molte più foto e i blocchi di matricole, lo trovate su Armi e Tiro di febbraio 1996

Tags

© RIPRODUZIONE RISERVATA