Quella vera

26 novembre 2017
di Ruggero Pettinelli
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  • 1/10 La Classic 22 è la versione trainer "vera" della P226.

    È la “vera” versione in calibro .22 lr della P226: rispetto alla Mosquito ha lavorazioni e soluzioni meccaniche estremamente più raffinate, il fusto è intercambiabile con il 9x21. C’è anche la sola conversione

    Il concetto è piuttosto antico, realizzare una controparte in .22 long rifle di un’arma in calibro 9 o .45, allo scopo di disporre di un’arma sfruttabile in qualsiasi impianto di tiro, capace di restituire esattamente le stesse sensazioni dell’arma di grosso calibro: impugnatura, scatto, collimazione delle mire, tutto. Solo le reazioni allo sparo sono inevitabilmente più contenute, questo è ovvio, ma anche i costi di esercizio lo sono in proporzione, senza dover ricorrere alla ricarica. Il concetto è stato applicato un po’ da tutti i principali produttori: ricordiamo Colt con la Ace (controparte rimfire della 1911), Walther con la P38, Cz con la 75 Kadett, Tanfoglio con la Force 22L eccetera. In molti casi, si è partiti in realtà dalla semplice conversione di calibro, arrivando in un momento successivo a proporre l’arma completa: per quanto riguarda Sig Sauer, questa possibilità è simultanea, nel senso che la pistola completa (P226 Classic 22) e la sola conversione di calibro (X-change kit) sono state rese disponibili pressoché all’unisono.
    Rispetto alle repliche, come può essere la Mosquito o come possono essere le realizzazioni Umarex e Gsg, una “vera” versione in .22 long rifle di un’arma di grosso calibro si differenzia a prima vista per la cura costruttiva, che è completamente di un altro livello, e per le soluzioni tecniche, ovviamente le medesime dell’arma centerfire progenitrice. Quindi si ha un’arma tendenzialmente più pregiata, curata, con dettagli di maggior qualità (specialmente le mire e gli scatti), il rovescio della medaglia è che, ovviamente, il costo è proporzionale, quindi può arrivare anche al doppio rispetto a una replica “giocattolo”. Esempio brutale: la Mosquito in versione Sport che abbiamo testato su Armi e Tiro di novembre 2015 costa 429 euro, la P226 Classic 22 della nostra prova, richiede un esborso di 1.070 euro (laddove una P226 in 9x21 costa, oggi, 1.480 euro). Questa non è certo una sorpresa, non può neanche essere considerato un difetto: si tratta, semplicemente, di sapere cosa ciascuno desidera, e scegliere di conseguenza.

    Vista da vicino

    La Classic 22 sfrutta il medesimo fusto della P226, i due elementi sono completamente intercambiabili. Ovviamente è impiegata la versione più moderna del fusto Sig Sauer, caratterizzata dalla revisione ergonomica dell’impugnatura polimerica monopezzo e dalla presenza della slitta Picatinny sotto la parte anteriore del fusto (dust cover). La revisione ergonomica dell’impugnatura ha comportato una differente texture sia sui pannelli laterali, sia sul dorsalino, più grippante, sia un rimodellamento complessivo, allo scopo di aumentare il comfort di presa a chi abbia mani di misura media e di consentire un affinamento della zona dell’elsa, consentendo di assumere una presa più alta. Il risultato è un’impugnatura che ha davvero poco a che fare con l’originale e risponde pienamente allo scopo.
    Sul telaio in lega leggera, è montato il complesso canna-carrello-molla di recupero-guidamolla, specifico per il calibro .22 lr. Ovviamente, la chiusura non è più geometrica a corto rinculo, bensì a massa semplice (labile), viste le energie fornite dalla piccola cartuccia rimfire, quindi la canna porta spinato uno zoccolo inferiore conformato in modo tale che, una volta rimontata l’arma, contrastando con l’asse della leva di smontaggio impedisca qualsiasi movimento alla canna medesima. In considerazione del differente (inferiore) diametro del bossolo calibro .22 lr rispetto al 9x21, non è stato possibile sfruttare l’espulsore originale, per questo motivo ne è stato previsto uno ad hoc costituito da una sbarretta ancorata al lato sinistro della culatta della canna.
    Il guidamolla è di tipo fisso, polimerico, con molla a spire tradizionali. Il pezzo forte è, però, costituito dal carrello otturatore, completamente realizzato in lega leggera (Ergal), proprio come il fusto, allo scopo di diminuire al massimo la massa (e garantire, così, il riarmo pur in presenza di una molla del cane con forza “da 9 mm”) mantenendo al contempo il medesimo aspetto estetico del carrello centerfire. Una volta, si preferiva realizzare il carrello in acciaio (P38, Colt Ace eccetera), ma per garantire il funzionamento semiautomatico era necessario o praticare una serie di importanti alleggerimenti, oppure ricorrere ad altri artifici (nel caso appunto della Colt Ace, parliamo della camera flottante Williams). Oggi, con i progressi metallurgici, è possibile sostituire l’acciaio con la lega leggera senza particolari contropartite in termini di affidabilità e durata, tanto è vero che questo carrello otturatore non presenta neanche un riporto in acciaio sulla faccia dell’otturatore, ma solo posteriormente, in corrispondenza del punto di battuta del cane.
    Il corollario della conversione è costituito dal caricatore: è polimerico, monofilare ma “cicciotto” per riempire adeguatamente il bocchettone del fusto originale P226 (destinato ad accogliere un caricatore bifilare in 9 mm), della capacità di 10 cartucce. Sempre in virtù del fatto che il .22 lr ha un diametro notevolmente inferiore rispetto al 9 mm o al .40, l’unica rinuncia alla quale non è stato possibile ovviare, è l’attivazione della leva dell’hold open con lo sparo dell’ultimo colpo. L’elevatore non ha la predisposizione per attivare la leva, quindi il carrello resterà sempre in chiusura.

    Mire e scatto

    Gli organi di mira sono di ottima qualità (superiori indubbiamente a quelli della Mosquito, sia detto con tutto il dovuto rispetto): il mirino è fisso, innestato a coda di rondine sul carrello, la tacca di mira è tipo Novak, regolabile in altezza e derivazione mediante viti micrometriche. Sono presenti i riferimenti bianchi 3-dot system per la collimazione istintiva.
    Per quanto riguarda lo scatto, è ovviamente in Singola e Doppia azione e il peso di sgancio è perfettamente rispondente ai canoni della normale P226 centerfire, quindi con un peso di sgancio di circa 4.500 grammi in Doppia azione e di 2.000 grammi in singola.

    La nostra prova

    La prova a fuoco si è svolta nel tunnel interno dell’importatore Bignami, sulla distanza di 25 metri, utilizzando munizioni Rws Target pistol. Il primo contatto con l’arma è decisamente affascinante: il carrello ha una lavorazione impeccabile e la finitura anodizzata opaca lo fa sembrare d’acciaio fosfatato. La canna ha subito un trattamento di nichelatura e l’imbocco della camera di cartuccia presenta una mini-rampa di alimentazione lucidata a specchio. Ottime tolleranze di scorrimento tra fusto e carrello, la canna ha sufficiente saldezza nella propria sede, il che si traduce in una precisione intrinseca superiore. Tutto funziona come dovrebbe: il cane a rimbalzo, la sicura automatica al percussore, l’abbatticane sull’impugnatura. Unica assente l’apertura automatica dell’otturatore con lo sparo dell’ultimo colpo, è però possibile bloccare manualmente il carrello in apertura sollevando la leva con il pollice e arretrando a fondo corsa. Il caricatore non presenta i tipici bottoni laterali delle .22 lr per agevolare l’abbassamento dell’elevatore (dato lo spessore complessivo, non sarebbero stati agevoli da raggiungere, in ogni caso), ma non si sono riscontrate particolari difficoltà nel riempimento. Due feritoie laterali consentono la verifica dei colpi residui. Nonostante la leggerezza (è un pezzo unico di polimero), scivola fuori dal bocchettone con prontezza quando si preme il pulsante di sgancio. Il funzionamento con le cartucce Rws Target pistol è stato assolutamente regolare, malgrado non si trattasse di munizioni ad alta velocità (Hv), solo in un caso abbiamo riscontrato che la cartuccia carica si è disposta in verticale prima di imboccare la camera di scoppio, inceppando l’arma. A parte questo inconveniente, la sessione di tiro si è svolta regolarmente e la precisione intrinseca si è dimostrata all’altezza del nome (e del prezzo), con un raggruppamento di cinque colpi in 29 millimetri.

    Scheda tecnica

    Produttore: Sig Sauer, www.sigsauer.com
    Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, fax 0471.81.08.99, www.bignami.it
    Modello: P226 Classic 22
    Calibro: .22 lr
    Funzionamento: chiusura labile
    Alimentazione: caricatore amovibile monofilare
    Numero colpi: 10
    Lunghezza canna: 114 mm (4,5”)
    Lunghezza totale: 196 mm
    Altezza: 140 mm
    Spessore: 38 mm
    Scatto: Singola e Doppia azione, pesi di sgancio dichiarati 2.000 e 4.500 g
    Percussione: cane esterno rimbalzante
    Sicura: automatica al percussore, abbatticane sull’impugnatura
    Mire: mirino innestato a coda di rondine, tacca di mira tipo Novak regolabile micrometricamente in altezza e derivazione
    Materiali: lega leggera di alluminio per fusto e carrello, canna in acciaio, guancetta avvolgente e caricatore in polimero
    Finiture: anodizzazione nera opaca, canna nichelata
    Peso: 670 g
    Qualifica: arma sportiva

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