di Ruggero Pettinelli - 04 dicembre 2018

Il Canada verso la stretta “elettorale” sulle armi?

Le autorità canadesi pensano a un forte inasprimento delle norme in materia di armi, compresa una messa al bando totale delle pistole e dei “fucili d’assalto”. Perché?

Il Canada potrebbe varare, nel corso del 2019, una serie di norme volte a inasprire le regole vigenti per l’acquisto legale di armi, da un lato, e dall’altro a vietare del tutto la detenzione di armi corte e cosiddetti “fucili d’assalto”. Per quanto riguarda l’inasprimento dei controlli, è già in corso di discussione in Parlamento con il progetto di legge C-71, mentre per quanto riguarda il divieto di detenzione di armi corte e black rifle, il ministro per la sicurezza dei confini e la riduzione del crimine organizzato, Bill Blair (in foto), ha avviato una serie di consultazioni che dovrebbe proseguire fino alla fine dell’anno.
Le spinte proibizionistiche hanno avuto particolare impulso con l’attacco armato svoltosi a Toronto lo scorso luglio, nel quale sono morte due persone e altre 13 sono state ferite: tra i favorevoli all’iniziativa si contano soprattutto i residenti nelle grandi città, mentre sono soprattutto i cittadini residenti nelle zone rurali a opporsi con decisione a ulteriori restrizioni sul possesso di armi, anche se le tipologie in aria di divieto non sarebbero quelle maggiormente utilizzate tra gli sconfinati e incontaminati spazi delle foreste canadesi.
Al di là di questo aspetto, comunque, gli oppositori di queste iniziative argomentano che un siffatto divieto non avrà praticamente alcun effetto sulla diffusione di armi illegali, la maggior parte delle quali (sostengono) arriva di contrabbando dai vicini Stati Uniti. C’è anche chi dice che la questione sia esasperata nei toni in quanto la si vuole utilizzare come “leva elettorale” per la rielezione del primo ministro liberale Justin Trudeau: è stato infatti Trudeau a incaricare Blair di mettere a punto il progetto di messa al bando.
Tra i favorevoli al proibizionismo, si fa (ovviamente) notare che il Canada è tra i primi Paesi al mondo per cittadini possessori di armi (secondo lo Small arms survey 2017 risulta al settimo posto con 34,7 armi per 100 abitanti). Gli stessi fanno anche notare che nelle grandi città del Canada si verificano “molti” omicidi con armi da fuoco, anche se le statistiche dicono, comunque, che a fronte di un possesso di armi legali giudicato molto elevato, il tasso di omicidi in Canada colloca il Paese al 158° posto, con una incidenza di 1,68 casi per 100 mila abitanti. Molto meno rispetto a Paesi europei come l’Estonia, il Belgio, persino Gibilterra. Ancora una volta, quindi, come già accaduto in Europa con la direttiva 2017/853, appare che la risposta della politica ai problemi di sicurezza dei cittadini si orienti verso la strada più facile e populista, senza minimamente preoccuparsi di investigare (e si auspica risolvere) le cause reali del problema. Tutto il mondo è, decisamente, paese...

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