di Marco Caimi - 02 aprile 2019

Benelli Beccaccia supreme calibro 20/76

L’ultima versione specializzata del Montefeltro dedicato alla caccia alla beccaccia, ora disponibile in versione aggiornata anche in calibro 20. Linee filanti e un design accattivante, pesi contenuti e l’esclusivo sistema dispersante Ampliator, per la prima volta anche nel calibro minore

1/8 Il semiautomatico, con calciolo lungo e Ampliator montato, è lungo 1.150 millimetri e pesante 2.475 grammi.
Il Montefeltro può essere considerato a pieno titolo il capostipite di tutti gli attuali semiautomatici prodotti da Benelli. È proprio con questo modello, nel 1983, che è stata utilizzata per la prima volta la chiusura stabile a testina rotante, oggi vero e proprio marchio di fabbrica delle armi prodotte a Urbino. Con il Montefeltro, Benelli presidia la fascia di mercato intermedia dei semiautomatici: costa, infatti, sensibilmente meno del Raffaello e non è stato aggiornato con le soluzioni tecniche più recenti, come le canne Power bore con trattamento criogenico. Di contro, il Montefeltro è il modello d’elezione per le versioni di specializzazione: il Colombo, dedicato alla caccia al colombaccio e il Beccaccia, apprezzato tra gli amanti della caccia alla regina del bosco per le sue straordinarie doti di maneggevolezza e leggerezza. Dal 2012 il Montefeltro Beccaccia in calibro 12 ha lasciato il posto al Beccaccia supreme, versione aggiornata e migliorata. Ora, finalmente, è toccata la medesima sorte anche al fratello minore in calibro 20.

Più filante, ma anche più pesante

Rispetto al suo predecessore, il Beccaccia supreme è equipaggiato di un’asta ridisegnata nelle geometrie, pesante soltanto 82 grammi, assottigliata e meno pronunciata nella parte inferiore. Il profilo dell’astina, così, è ben armonizzato con quello della carcassa, una soluzione di continuità che accentua le linee particolarmente filanti e sportive dell’arma. Rimangono gli intagli laterali “a coda di castoro” utili per una presa ben salda della mano debole e per un brandeggio preciso. Nonostante ciò, il peso del Beccaccia supreme è leggermente più elevato rispetto a quello del Montefeltro beccaccia: circa 50 grammi in più, ottenuti selezionando legno di noce caratterizzato da maggiore densità. In questo modo il calcio assorbe meglio le vibrazioni e le sollecitazioni causate dalle cariche più punitive e il peso, di 2.475 grammi (contro i circa 2.430 del Montefeltro beccaccia) per l’esemplare della prova, migliora la controllabilità e riduce il rilevamento.
Il calcio ha profilo standard per caccia, con piega e deviazione regolabili grazie alle apposite piastrine fornite nella valigetta. La lenght of pull è di 350 millimetri con calciolo da 15 millimetri, dieci millimetri in più con il calciolo più spesso. Entrambi i calcioli sono realizzati in poliuretano a cellula aperta, un materiale che è in grado di assorbire al meglio il rinculo e di ritornare alle sue dimensioni originarie in modo graduale, evitando un fastidioso effetto molleggio. La pistola da 105 millimetri ha un raggio piuttosto aperto ed è sottile e ben impugnabile anche da chi ha mani piccole. Sotto la pala è presente l’immancabile basetta per il fissaggio della maglietta portacinghia, mentre sotto la coccia è inserito un ovale in plastica rossa con riportata l’effigie di una beccaccia in frullo.
Il legno di calcio e asta è nobilitato con trattamento laser Wood fx, che valorizza e arricchisce la fiamma del legno, conferendo un aspetto lucido e brillante. La tinta del noce è esattamente la stessa sia per il calcio sia per l’asta, la superficie del legno appare lucida e i pori ben sigillati. È, quindi, ragionevole ritenere che la resa della finitura sia ottimale anche in presenza di umidità elevata e condizioni climatiche sfavorevoli. Le zigrinature sui punti di presa sono di tipo Wood touch, caratterizzate da un motivo a cuspidi a passo fine di 1,5 millimetri, realizzate per incisione anziché per stampaggio, per assicurare una presa salda e confortevole anche con mani umide o guantate.

Garanzia di affidabilità

Il cuore del semiautomatico non differisce affatto da quello del suo predecessore e della famiglia in generale. Le soluzioni tecniche, infatti, sono improntate alla semplicità e a un’assoluta affidabilità. La carcassa è la stessa di tutti i Montefeltro in calibro 20, smacchinata dal pieno da un trafilato in Ergal. È lunga 215 millimetri, larga 36 e alta 60, con fresature di alleggerimento laterali all’altezza della finestra di espulsione. È poco più bassa e più stretta rispetto al calibro 12, ma la lunghezza è la medesima. La finitura, eseguita per ossidazione anodica, è nera opaca, apparentemente molto resistente a graffi e abrasioni dati dall’utilizzo a caccia. L’incisione è la stessa della versione in calibro 12: una beccaccia in frullo su entrambi i lati, incisa a laser in colore bianco (nel Montefeltro beccaccia, invece, l’incisione era dorata e rappresentava la sola testa stilizzata dell’animale). Sul lato destro della carcassa è riportato anche il nome del modello, sul lato sinistro quello del produttore.
I comandi sono essenziali e decisamente intuitivi. Il pulsante di sgancio dell’otturatore si trova, come di consueto, nella parte anteriore destra, mentre a destra del sottoguardia si trova il comando utile per svincolare la prima cartuccia contenuta nel serbatoio, affinché questa scivoli sull’elevatore, pronta per sostituire quella in canna. L’elevatore ha una forma ottimizzata nella parte anteriore per facilitare il caricamento e lo scaricamento del serbatoio, anche indossando guanti, minimizzando il rischio di pizzicamento grazie alla sua forma arrotondata. In prossimità della giunzione con il serbatoio, sulla faccia interna della carcassa, è presente anche il dente che trattiene le cartucce nel tubo serbatoio, che, se premuto, permette di scaricare l’arma in assoluta sicurezza, senza dover camerare le cartucce una per una. La sicura è a traversino a due posizioni, posta dietro il grilletto, con indicatore rosso di arma pronta a fare fuoco. Il sottoguardia è realizzato con un tecnopolimero di ottima qualità, privo di residui di lavorazione. Le due metà stampate sono perfettamente accoppiate e si fatica davvero a intravederne il punto di giunzione.
L’ordinamento meccanico è quello tipico dei semiautomatici prodotti a Urbino, con sistema inerziale Benelli Inertia system. L’azienda assicura il funzionamento dell’arma senza problemi con tutte le cartucce che sviluppino un’energia di almeno 190 kgm a un metro dalla volata. Stando ai nostri test, il fucile cicla perfettamente anche con cartucce da 24 grammi, mentre il rinculo e il rilevamento rimangono decisamente controllabili anche con le cariche magnum. L’otturatore è in acciaio, smacchinato dal pieno, cromato lucido e dotato di tiretto di armamento ergonomico, con palmetta godronata sulla faccia anteriore.

​Ampliator anche per il 20

La canna, ottenuta tramite rotomartellatura a freddo, è lunga 600 millimetri e pesa 720 grammi. Non è stata prevista la possibilità di optare per una canna più lunga, come, invece, era stato fatto per la versione in calibro 12, che dispone anche di canne lunghe 650 millimetri. L’arma ha cameratura magnum di 76 millimetri e può sparare munizioni caricate con pallini in acciaio. È fornita con tre strozzatori interni Criochoke di 70 millimetri, da ***, **** e *****. Vista la naturale vocazione dell’arma e la lunghezza della canna, l’azienda ha ritenuto superfluo fornire strozzatori utili per tiri più lunghi, ma, in compenso, ha equipaggiato il Beccaccia supreme di un accessorio imperdibile per gli specialisti. Si tratta dell’Ampliator, tromboncino raggiato utile per disperdere rapidamente lo sciame dei pallini e ottenere rosate più ampie, ma comunque ben guarnite, già a distanze particolarmente brevi. Il sistema esisteva già sul Beccaccia supreme in calibro 12, ma è la prima volta che viene utilizzato dall’azienda per un fucile in calibro 20. L’Ampliator è lungo 90 millimetri e, una volta avvitato nella sede dello strozzatore, sporge dalla volata per 20 millimetri. L’azienda dichiara una dispersione dello sciame superiore di oltre il 30% rispetto ai principali competitor, con rosate efficaci già a dieci metri. Data la particolare natura della raggiatura interna è possibile utilizzare indifferentemente cartucce con borra in feltro, bior o contenitore o dotata di croce dispersante senza influenzare l’effetto dell’Ampliator. La rigatura interna sgretola l’eventuale borra e crea turbolenze tra i pallini tali da causare l’immediata apertura della rosata. Le borre in plastica, però, tendono a sporcare maggiormente i principi della rigatura, perciò converrebbe utilizzare cartucce con borra in fibra, che hanno anche il vantaggio di non disperdere materiale plastico nell’ambiente inutilmente. L’Ampliator, benché cilindrico, non è compatibile con l’utilizzo di cartucce caricate con pallini d’acciaio, che potrebbero danneggiare la raggiatura interna.
La bindella è piana, del tipo “caccia bassa” (ma, su richiesta, si può optare anche per quella “caccia alta”), 7x7 millimetri e in fibra di carbonio. Non è quindi saldata alla canna, ma è semplicemente innestata per mezzo di inserti a coda di rondine. Per questo la canna è libera di dilatarsi e vibrare, con evidenti benefici per le prestazioni balistiche, mantenendo pressoché invariato il punto di impatto anche dopo aver sparato diverse cartucce in rapida successione. La bindella in carbonio, inoltre, è meno soggetta a surriscaldamento e al conseguente effetto miraggio. Il mirino è a inserto cilindrico, prodotto da Lpa, lungo 14 millimetri. Singolare la decisione di dotare un’arma per la caccia di un mirino verde, ma si tratta di gusto personale e di un problema facilmente risolvibile. È presente anche un mirino intermedio, a perla in alpacca.

​Beccacce, ma non solo

Al momento della prova, all’inizio di febbraio, la stagione di caccia era ormai terminata da qualche giorno, così come il passo autunnale della beccaccia. Per mettere comunque alla prova le doti di leggerezza e maneggevolezza dell’arma ho scelto di portarla con me durante una mattinata di addestramento con la mia setter nell’azienda agri-turistico venatoria Casottone dei Nani di Lodi, che ci ha ospitato per l’occasione. Il Beccaccia è decisamente facile da portare, in spalla, con la cinghia di trasporto, non si sente nemmeno. La canna corta fa sì che sia facile da maneggiare anche nelle macchie di bosco dove sono costretto a entrare per servire il cane, in ferma su alcuni fagiani rimessi nello sporco. Ho scelto di utilizzare il calciolo più spesso, in combinazione con lo strozzatore ***, il più versatile per questa forma di caccia. L’imbracciata è rapida e istintiva, la guancia trova facilmente l’appoggio e l’occhio è automaticamente allineato. Il rinculo non è per nulla punitivo e anche il rilevamento non crea alcun problema. Dopo aver sparato la prima cartuccia si rimane facilmente allineati, pronti per doppiare il colpo se necessario. Nonostante la canna corta, con lo strozzatore intermedio riesco a mettere a segno qualche buona seconda canna, con abbattimenti sempre netti e il più possibile etici. Il grip offerto dalle zigrinature è ottimale, sia con sia senza guanti, l’asta si impugna bene e offre una buona presa alla mano debole. Lo scatto è netto e pulito, piacevole e privo di precorsa. Il peso di sgancio, misurato sulla media di dieci pesate, è di 2.200 grammi.
Anche la prova alla placca ha confermato le ottime impressioni ottenute sul campo. Utilizzando la cartuccia campione F2 Classic di Baschieri e Pellagri, con borra in feltro e 26 grammi di pallini del 5, i risultati sono stati decisamente positivi. Con strozzatore ***, a una distanza di 20 metri, i pallini a segno in un cerchio di 750 millimetri sono 176 (97% del totale), mentre il centro di rosata del diametro di 350 millimetri è composto da 80 pallini (44% del totale). L’effetto dispersante dell’Ampliator, invece, alla medesima distanza è già più che soddisfacente. Sono 117 i pallini nel cerchio di 750 millimetri (64% del totale), solamente 41 dei quali (22%) nel centro di rosata e i restanti 76 (42%) nelle zone periferiche. La rosata complessivamente ha saturato in maniera decisamente soddisfacente l’intero bersaglio, largo 700 millimetri e alto 1.000.
Il Beccaccia supreme in calibro 20 è un fucile moderno, affidabile e decisamente versatile. Perfetto per la beccaccia, ma perfettamente a suo agio anche in tutte le altre forme di caccia vagante che richiedono un fucile leggero e facile da portare, come quella alla tipica alpina o la caccia con il cane da ferma in generale. Il fucile è corredato di valigetta in plastica, magliette porta cinghia, strozzatori, due calcioli, Ampliator, piastrine per la variazione della piega e flacone di Ben oil. Il prezzo è 2.128 euro.
La prova completa su Armi e Tiro di marzo 2019

Scheda tecnica

Produttore: Benelli armi, via della Stazione 50, 61029 Urbino, tel. 0722.30.71, fax. 0722.30.72.06
Modello: Beccaccia supreme
Tipo: fucile semiautomatico ad anima liscia
Calibro: 20/76
Canna: 600 mm, peso 718 grammi, cromata internamente, strozzatori interni da 70 mm (***, ****, *****, Ampliator)
Chiusura: geometrica con testina rotante a due tenoni
Estrattore: unghia estrattrice ed espulsore a molla e puntone
Scatto: peso misurato sulla media di dieci pesate di 2.200 grammi
Dispositivi di mira: mirino verde a barretta in fibra prodotto da Lpa; bindella piana 7x7 mm in carbonio
Sicura: manuale standard a traversino
Calcio e asta: calcio standard e asta sottile e ridisegnata, pesante 82 grammi. Doppio calciolo da 15 e 25 millimetri in poliuretano a cella aperta
Peso: 2.475 grammi
Lunghezza: 1.150 millimetri
Materiali: canna in acciaio NiCrMo, legni in noce, carcassa in Ergal
Finiture: carcassa anodizzata nera, canna brunita lucida, legni nobilitati con finitura Wood fx
Prezzo: 2.128 euro, iva e valigetta incluse
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