Uits: l’Emilia-Romagna non ci sta

Foto Marco Pullia

Il futuro del Tiro a Segno Nazionale non può essere raccontato attraverso un solo poligono. L’articolo recentemente pubblicato dal Corriere dello sport sulla riforma dell’Unione Italiana Tiro a Segno e sul caso del TSN Modena apre una riflessione importante sul futuro del nostro movimento. Una riflessione che merita di essere affrontata con serietà, equilibrio e rispetto per tutte le realtà che quotidianamente operano sul territorio nazionale.

Il progetto di riforma illustrato dal Commissario Straordinario Walter De Giusti rappresenta certamente una delle trasformazioni più significative degli ultimi decenni per l’Unione Italiana Tiro a Segno. La separazione tra attività istituzionale e attività sportiva, la ridefinizione dei ruoli e delle competenze, il rafforzamento delle funzioni amministrative e la ricerca di una maggiore efficienza organizzativa sono temi che meritano attenzione e confronto. Tuttavia, prima ancora di discutere di riforme future, è impossibile ignorare la situazione che il mondo del Tiro a Segno Nazionale sta vivendo da oltre un anno. Le sezioni territoriali, i dirigenti, i tecnici, gli istruttori e i tesserati attendono da tempo il ritorno alla normalità amministrativa attraverso lo svolgimento delle elezioni previste dallo statuto. Un passaggio che dovrebbe rappresentare il fondamento stesso della vita associativa e federale.

Il protrarsi della gestione commissariale, accompagnato da continui rinvii e da una situazione di incertezza che sembra non trovare una conclusione, ha inevitabilmente generato malumore, preoccupazioni e sfiducia all’interno delle sezioni. Molti operatori del settore percepiscono la sensazione di trovarsi in una fase straordinaria che si prolunga oltre ogni ragionevole aspettativa, con il rischio di allontanare ulteriormente la base associativa dai processi decisionali.

Una riforma così importante dovrebbe necessariamente nascere dal coinvolgimento delle sezioni e dalla partecipazione democratica dei propri rappresentanti, valorizzando chi ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema. Proprio per questo motivo appare riduttivo che il dibattito sul futuro del Tiro a Segno Nazionale venga concentrato quasi esclusivamente sul caso del TSN Modena. Nessuno mette in discussione il lavoro svolto dall’avvocato Cesare Di Cintio e dalla struttura commissariale modenese. Se una sezione presenta criticità organizzative o gestionali, è giusto intervenire per ripristinare condizioni di sicurezza, efficienza e trasparenza. Ciò che lascia perplessi è la scelta di utilizzare una singola esperienza come simbolo dell’intero movimento nazionale. L’Italia conta circa 260 sezioni di Tiro a Segno Nazionale, composte da migliaia di volontari, dirigenti, istruttori, direttori di tiro, formatori e collaboratori che quotidianamente operano per garantire servizi essenziali allo Stato, alle Forze Armate, alle Forze dell’Ordine e ai cittadini. Ridurre il dibattito al racconto di un singolo poligono rischia inevitabilmente di oscurare il lavoro svolto da tutte le altre realtà che, spesso lontano dai riflettori, rappresentano l’autentica spina dorsale del sistema TSN.

Particolarmente discutibile appare inoltre la scelta di riportare episodi riguardanti presunti comportamenti individuali e vicende interne che nulla aggiungono alla comprensione della riforma in corso. Quando si parla di una struttura pubblica, di persone e di una storia associativa lunga oltre un secolo, sarebbe auspicabile concentrarsi sugli aspetti organizzativi, tecnici e istituzionali, evitando riferimenti che rischiano soltanto di generare sensazionalismo e di danneggiare l’immagine dell’intero movimento.

Ancora più importante è il tema del ruolo istituzionale svolto dai Tsn. Nel dibattito attuale si tende spesso a enfatizzare la dimensione sportiva, che rappresenta certamente una componente fondamentale del nostro mondo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che il Tiro a Segno Nazionale nasce storicamente come istituzione al servizio dello Stato e continua ancora oggi a svolgere una funzione strategica per la sicurezza pubblica e per la formazione del personale armato. Ogni anno i TSN italiani garantiscono attività di formazione, addestramento e mantenimento delle capacità operative per appartenenti alle Forze Armate, alle Forze di Polizia, alle Polizie Locali e a numerosi altri corpi dello Stato.

Si tratta di un servizio che viene assicurato grazie all’impegno delle sezioni territoriali, sostenendo direttamente costi organizzativi, infrastrutturali e logistici che ricadono sulle stesse associazioni.

Prendiamo per esempio il TSN Sassuolo. La sezione non si limita a svolgere attività sportiva e istituzionale per i cittadini, ma rappresenta un punto di riferimento per numerosi enti dello Stato. Collabora stabilmente con la Questura di Modena, con l’Arma dei Carabinieri della provincia e di territori limitrofi, con diversi reparti dell’Esercito Italiano, con le Polizie Locali e con altre realtà istituzionali che necessitano di addestramento specialistico. Essendo una struttura classificata come poligono di terzo livello, il TSN Sassuolo possiede caratteristiche tecniche che consentono l’utilizzo di armamenti e munizionamenti destinati anche all’impiego professionale e militare, permettendo di fornire un servizio altamente qualificato che poche realtà possono garantire. Tutto questo comporta investimenti continui, manutenzioni, personale specializzato, istruttori qualificati e responsabilità che vengono assunte quotidianamente dalle sezioni senza particolari riconoscimenti, ma con il solo obiettivo di garantire un servizio efficiente alle istituzioni e alla collettività.

Questa realtà non riguarda soltanto Sassuolo. Nella sola Emilia-Romagna operano sezioni storiche e altamente qualificate come Parma, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Ravenna, Santarcangelo di Romagna, Carpi, Faenza, Rimini, Cesena, Imola, Lugo, i e molte altre, che ogni anno collaborano con istituzioni, Forze dell’Ordine e cittadini garantendo un presidio territoriale fondamentale. La regione rappresenta uno degli esempi più concreti di come il sistema TSN sia riuscito a integrare attività sportiva, formazione istituzionale e servizio pubblico.

Ma l’Emilia-Romagna rappresenta anche un modello di collaborazione tra sezioni che merita di essere ricordato e valorizzato. Quando il TSN Faenza è stato duramente colpito dall’alluvione che ha interessato la Romagna, le sezioni della regione non sono rimaste a guardare. Al contrario, si sono attivate per offrire supporto, collaborazione e vicinanza a una realtà che stava attraversando uno dei momenti più difficili della propria storia recente. In quell’occasione non si è assistito a protagonismi personali o a competizioni tra sezioni. Si è vista una comunità unita che ha scelto di aiutare uno dei propri membri nel momento del bisogno. È questa la fotografia più autentica del mondo del Tiro a Segno Nazionale. Quell’episodio ha dimostrato concretamente quale sia il vero spirito che dovrebbe animare tutte le sezioni: collaborazione, sostegno reciproco, condivisione delle competenze e rispetto per il lavoro svolto dagli altri.

Allo stesso modo, meritano di essere ricordate quelle realtà che hanno saputo rialzarsi dopo eventi drammatici e il TSN Carpi ne è un esempio concreto. Dopo il grave incendio che ha colpito la struttura negli anni passati, la sezione non si è arresa. Grazie all’impegno dei dirigenti, dei soci e dei volontari ha intrapreso un difficile percorso di ricostruzione e rilancio che ancora oggi prosegue con determinazione e spirito di sacrificio. Quando si parla di rinascita, dunque, è giusto riconoscere i meriti di chi è riuscito a recuperare una situazione complessa. Ma sarebbe altrettanto corretto ricordare tutte quelle sezioni che hanno affrontato e superato difficoltà enormi senza perdere la propria identità e la propria capacità di servizio.

Così come è doveroso riconoscere il valore di quei Tsn che, semplicemente, non hanno mai avuto bisogno di rinascere. Esistono infatti numerose sezioni che nel corso degli anni hanno sempre operato con correttezza amministrativa, attenzione alla sicurezza, capacità organizzativa e visione gestionale. Realtà che hanno continuato a crescere, a investire, a formare personale qualificato, a organizzare manifestazioni sportive e a fornire servizi alle istituzioni senza mai attraversare situazioni di crisi tali da richiedere interventi straordinari. Anche queste realtà rappresentano un modello. Perché se è giusto valorizzare chi riesce a rialzarsi dopo una caduta, è altrettanto importante riconoscere il merito di chi, con costanza e serietà, ha saputo mantenere nel tempo standard elevati di efficienza, sicurezza e affidabilità.

Per questo motivo, pur riconoscendo il lavoro svolto a Modena e i risultati ottenuti nel percorso di rilancio della sezione, sarebbe auspicabile che il racconto del futuro del Tiro a Segno Nazionale non passasse attraverso il confronto tra una realtà e le altre, bensì attraverso la valorizzazione di tutte quelle esperienze positive che ogni giorno contribuiscono alla crescita del movimento. La forza dell’UITS non è mai stata il successo di una singola sezione, ma la capacità di centinaia di poligoni di collaborare, sostenersi reciprocamente e lavorare per obiettivi comuni.

Per questo motivo appare riduttivo affermare che soltanto una trentina di poligoni svolgano realmente attività sportiva. La realtà dei fatti racconta qualcosa di diverso. Parma continua a rappresentare un punto di riferimento nazionale per il Tiro Ex Ordinanza. Reggio Emilia organizza competizioni di Ex Ordinanza corta, Tiro Rapido Sportivo e discipline ISSF. Bologna promuove attività agonistica in numerose specialità, dal tiro accademico comprese svariate finali di campionato Italiano, al tiro rapido sportivo. Sassuolo ospita annualmente importanti manifestazioni di Tiro Rapido Sportivo che richiamano centinaia di tiratori provenienti da tutta Italia. E questi sono soltanto alcuni esempi di una realtà molto più ampia e articolata.

L’attività sportiva nel Tiro a Segno Nazionale assume forme differenti e non può essere misurata esclusivamente attraverso i parametri delle discipline olimpiche. Esiste una pluralità di attività sportive che coinvolge migliaia di appassionati e che contribuisce alla crescita tecnica, culturale e sociale del movimento. Anche il Target Sprint, indicato come possibile disciplina strategica per il futuro, rappresenta sicuramente una risorsa interessante. È una disciplina moderna, dinamica e capace di attrarre nuove generazioni. Ma non può e non deve essere considerata l’unica risposta alle esigenze del movimento.

Il Tiro a Segno Nazionale vive grazie a una comunità ampia e trasversale composta da giovani, adulti e praticanti senior. Molti appassionati si avvicinano al tiro in età matura e continuano a praticarlo per decenni, partecipando alla vita delle sezioni, alle competizioni e contribuendo in maniera determinante alla sostenibilità economica delle strutture. Qualsiasi progetto di sviluppo dovrà necessariamente tenere conto di questa pluralità di utenti, evitando di concentrare l’attenzione esclusivamente su una fascia anagrafica o su una singola disciplina.

Il futuro del Tiro a Segno Nazionale non può essere costruito contrapponendo attività sportiva e attività istituzionale. Le due anime devono convivere e rafforzarsi reciprocamente. La formazione dei cittadini, l’addestramento delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, la promozione dello sport, la diffusione della cultura della sicurezza e la crescita dei giovani atleti rappresentano tasselli di un unico sistema. La vera forza dell’Unione Italiana Tiro a Segno non risiede in un singolo poligono, né in un singolo commissariamento, ma nelle centinaia di sezioni che ogni giorno aprono i cancelli dei propri impianti, garantiscono servizi allo Stato, organizzano competizioni, formano cittadini responsabili e mantengono viva una tradizione che da oltre centocinquant’anni rappresenta un patrimonio del nostro Paese.

Qualunque riforma voglia davvero guardare al futuro dovrà partire da questa realtà diffusa, ascoltarla, rispettarla e valorizzarla.

Unitamente, I Presidenti TSN Emilia Romagna