Avs e la retorica sui cacciatori trentini

La consigliera provinciale trentina di Avs, Lucia Coppola, parte lancia in resta contro i neo diplomati cacciatori trentini

Ci riferiamo al commento di una consigliera provinciale del gruppo Alleanza Verdi Sinistra, Lucia Coppola. In Provincia di Trento hanno sostenuto gli esami i nuovi cacciatori e accompagnatori. Subito dopo è stata evidenziata la notizia sulla stampa locale, apponendo come commento, tra gli altri, “impegnati a mantenere gli equilibri ambientali”, riferendosi naturalmente al compito di mantenere, mediante abbattimenti selettivi, il patrimonio faunistico nelle giuste proporzioni e consistenze numeriche. La parlamentare ha contestato platealmente tali parole, in quanto secondo lei”…non tutte le tradizioni meritano di essere reiterate nel tempo…”. Facendo poi riferimento all’uso delle armi da condannare quale “…pratica violenta come la caccia sia poco educante e poco edificante…”. Ma non finisce qui, immediatamente dopo si è lanciata nel solito lamento animalista altamente disconoscente di quello che effettivamente fanno i cacciatori di selezione sul territorio. Il massimo del sogno ad occhi aperti è definito dalle parole “…la natura infatti è perfettamente in grado di mantenere i propri equilibri tra le specie che si confrontano e affrontano senza bisogno di interventi umani che spesso questi equilibri li alterano. E così dalla notte dei tempi”.

Rispondiamo a questi commenti, molto basati sull’emotività e sull’animalismo sfrenato, che tali affermazioni denunciano senza dubbio la notte dei tempi della disinformazione e della mancata conoscenza di come da sempre la natura svolge i suoi compiti. Ovvero affidando al tempo, e a chi è il più forte, il compito di stabilire la presenza o meno di certe specie, sempre a vantaggio di altre che possono essere condannate anche alla completa estinzione. Se uscendo in montagna la parlamentare riesce a vedere la varietà faunistica che caratterizza oggi il Trentino, ovvero tot di caprioli, tot di cervi, di stambecchi, di coturnici, di galli cedroni, forcelli, marmotte, camosci e potremmo continuare l’elenco a lungo, è proprio perché la loro gestione non è stata delegata alla “pasticciona” natura. Per esempio, per evitare che i camosci vengano scacciati ed estromessi dai troppi cervi, serve proprio la regolazione dei selecontrollori che a loro spese, e non quelle di chi rimane a letto e guarda le montagne dalla finestra a colazione davanti a speck, yogurt e torta di mele, faticano e si arrampicano tra neve, freddo e tanta responsabilità, nel prelevare e trasportare poi a valle l’animale giusto. Non critichiamo assolutamente la contrarietà a diventare cacciatori o cacciatrici. Ma continuare a versare incompetenza e disprezzo verso chi opera anche per il beneficio altrui, non fa nessun servizio positivo.

Immancabile la chiosa finale, circa l’esigenza di “…incentivare un turismo dolce, pluristagionale e non aggressivo dei territori… rispetto anche di coloro che la montagna la amano, la vivono, la camminano, la percorrono, la salgono senza la pretesa di possederla secondo regole antropiche che snaturano e sconvolgono l’habitat…” ci ha convinto che sta parlando proprio dei cacciatori, che fino a poco prima denigrava! Infatti tutto quanto elencato fa parte dell’Abc di ogni cacciatore, che spesso constata con sgomento le file di migliaia di persone sui prati o sui sentieri che “rapinano” una domenica ogni tanto su territori che “ricompensano” con inquinamento e deposito di migliaia di fazzolettini e cicche di sigaretta. Sono quelli, per caso, che lei dice che “… instaurano con gli animali relazioni di mutuo rispetto…”? Guardi onorevole, non si confronti con i cacciatori, che queste cose sanno veramente come vanno. Si confronti con scienziati e ricercatori non di parte. E racconti a loro questa favola. La risposta giusta tanto noi la sappiamo già.