Si è svolto il 6 e 7 giugno, presso il padule di Fucecchio, in Toscana, il primo Workshop selvatico promosso da Fondazione Una – Uomo, natura, ambiente, in collaborazione con il centro visite Baronessa Irene Alfano Montecuccoli. L’iniziativa è nata con l’intento di valorizzare una delle aree umide più rilevanti del Paese: un luogo di straordinario interesse naturalistico, custode di un patrimonio di biodiversità che rappresenta un riferimento essenziale per la conservazione di numerose specie.
Concepito come un momento di formazione, confronto e partecipazione, il Workshop, patrocinato dai comuni di Fucecchio, Larciano, Monsummano Terme e Ponte Buggianese, ha riunito cacciatori e appassionati, rappresentanti del mondo venatorio, tra cui tantissimi giovani, referenti territoriali e istituzionali. L’obiettivo è stato quello di offrire ai partecipanti un’esperienza diretta del padule, favorendo una lettura più profonda del paesaggio, delle sue dinamiche ecologiche e del ruolo che le comunità locali possono svolgere nella sua tutela.
Il Workshop è proseguito presso il Casotto del Sordo, a Massarella, con una cena a base di carni selvatiche curata da Gusto selvatico Aps e dall’associazione Il Padule: un’occasione per raccontare il legame tra cultura rurale e gestione responsabile, restituendo il valore di una filiera strettamente connessa alla conoscenza delle risorse del territorio. I lavori si sono conclusi con un approfondimento dedicato alla realtà di Fondazione Una, alla sua missione, ai progetti e alle attività promosse sul territorio.
«Il padule di Fucecchio, con la sua straordinaria ricchezza ecologica e paesaggistica, incarna perfettamente la complessità e la fragilità del nostro patrimonio naturale, ricordandoci che nella tutela della biodiversità servono alleanze, competenze e una responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità locali, mondo scientifico e associazioni venatorie», dichiara Marina Berlinghieri, responsabile relazioni istituzionali di Fondazione Una. «Fondazione Una sta lavorando proprio in questa direzione: costruire relazioni profonde nei territori, riconoscere e valorizzare le competenze che già li abitano, generare nuove sinergie capaci di trasformarsi in azioni concrete di gestione, presidio e sensibilizzazione ambientale. In questo cammino, la rete di esperti, tecnici e studiosi che accompagna la Fondazione rappresenta già una risorsa preziosa. Fare sistema significa dare voce a queste competenze, metterle in dialogo, superare visioni parziali e costruire una cultura ambientale capace di educare e coinvolgere l’intera comunità, venatoria e non, nella tutela attiva delle risorse di cui disponiamo».




