Selvatici è meglio

Il Wwf cita il caso dell’orsa Amarena come “simbolo della convivenza possibile tra uomo e natura”. Niente di più sbagliato di così…

Recentemente il Wwf ha criticato aspramente i continui rinvii del processo relativo all’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta circa 3 anni fa. Come si ricorderà, l’orsa fu sorpresa in una casa di San Benedetto dei Marsi dallo stesso proprietario e uccisa con un colpo di fucile. Lo stesso affermò che aveva avuto paura. I rinvii però avvengono per le continue richieste, Wwf in primis, di costituirsi parte civile chiedendo soldi. Perdendo più tempo per una cosa altamente fuori luogo. Certo, abituati alle sentenze-lampo dei vari Tar, questo per loro è un tempo decisamente lungo di attesa. Ma il concetto che vorremmo amplificare, scritto nello stesso comunicato Wwf del 20 maggio, è l’affermazione che “Amarena era diventata nel tempo il simbolo della convivenza possibile tra uomo e natura, conosciuta ben oltre i confini dell’Abruzzo…”.

Ecco, in queste parole è insita tutta la deviazione a cui si possono sottoporre natura e animali. Secondo noi Amarena (al di là delle responsabilità individuali per la sua dipartita) è il primo grande esempio di manipolazione e fraintendimento a cui si può arrivare nel giudicare un animale. E di procedure sbagliate e perseveranti nello scambiare la “convivenza pacifica” come un’operazione di successo. Si può definire successo quando un orso arriva a ridosso della casa di una persona per trovare da mangiare? E frequentare da anni un paese per cibarsi e razzolarci dentro? L’orsa Amarena, fin dalle sue prime entrate negli abitati, andava dissuasa pesantemente con tutti i mezzi. E i signori animalisti sarebbero dovuti essere i primi a portare lontano dai paesi, dai cassonetti, dagli alberi da frutta in cortile, un simile animale. Al contrario, loro prendono la Natura da intelligenza artificiale, carina, puffosa, sbaciucchiante, come il vero e unico comportamento animale possibile. Ampliamo il concetto su un altro teatro, quello dei cervi di Villalago: una massa di “pecoroni” ormai ridotti a mangiare petunie e farsi accarezzare, a seconda degli umori, da signore e bambini. Pericoloso in primis per gli animali stessi, che ormai non pascolano più per notti intere per prepararsi all’inverno e alle difficoltà, ma aspettano biscotti e panini dalla gente, mettendo anche in difficoltà gli enti Parco nel contrastare simili comportamenti. Gli animali sono sopravvissuti fino a noi nonostante le minacce dell’uomo, i cataclismi, le carestie di cibo, il proliferare di predatori efficienti, solo grazie alla loro selvaticità. È questa l’unica dote che va curata. La sana paura dell’uomo, e non la dipendenza da esso, amplifica la loro resistenza, la loro efficienza nel superare i problemi dei predatori, delle mancanze di cibo, delle stagioni sempre diverse, proprio perché conservano la resistenza e la capacità di sopravvivere. Trasformarli in esperimenti ben riusciti di “convivenza pacifica” significa in primis non aver capito nulla di fauna e gestione. Ma ancor più di volerne fare solo una fonte di reddito, speculando sul buonismo e sul pietismo degli sprovveduti che credono alle favole dei salvatori e custodi della Natura. Perseguire questi sporchi concetti porta al contrario all’addomesticamento. Un qualcosa che l’uomo ha applicato non per preservare le specie, ma unicamente per trarne vantaggi personali. Così oggi abbiamo i maiali, i cani, le mucche, le pecore, le capre, i gatti che stanno nelle nostre stalle o case dipendendo da noi. Le crociate salva-cervi in Abruzzo, o salva-orsi invadenti, hanno quindi solo il sapore dell’interesse. Ma i grandi ingannati sono le persone comuni, quelli che si affidano a tanta conoscenza che, al contrario, li vuole riportare solo a un nuovo paradiso terrestre. Diffidate quindi delle imitazioni della Natura. Selvatici ed invisibili è meglio. Per loro e per noi.