14 October 2008

Smith & Wesson Classics 22 model of 1917 calibro .45 acp

La voglia di revival da parte di Smith & Wesson è cominciata nel 2006, con la presentazione di una versione commemorativa del celeberrimo modello 29 calibro .44 magnum: poiché l’appetito vien mangiando, però, in breve tempo l’azienda ha inaugurato in vero e proprio filone di “repliche autentiche”, riportando in vita revolver particolarmente significativi per la propria storia e ormai fuori produzione. È nata, così, la ...
Smith & Wesson Classics 22 model of 1917 calibro .45 acp

Smith & wesson classics 22 model of 1917 calibro .45 acp

La voglia di revival da parte di Smith & Wesson è cominciata nel 2006, con la presentazione di una versione commemorativa del celeberrimo modello 29 calibro .44 magnum: poiché l’appetito vien mangiando, però, in breve tempo l’azienda ha inaugurato in vero e proprio filone di “repliche autentiche”, riportando in vita revolver particolarmente significativi per la propria storia e ormai fuori produzione. È nata, così, la linea Classics di Smith & Wesson, che conta al momento 27 modelli compresi tra il piccolo telaio “J” e il poderoso telaio “N”. In quest’ultimo caso, l’allestimento più old time di tutti è il modello 22 of 1917 calibro .45 acp, riedizione del revolver prodotto durante la prima guerra mondiale per l’esercito americano che, combattendo in Europa, non aveva a disposizione sufficienti quantitativi di pistole semiautomatiche Colt 1911. L’ aspetto più interessante è dato dal fatto che si è cercato di riprodurre lo spirito, per così dire, dell’originale, badando però anche all’affidabilità, alla sicurezza, al comfort di tiro. Tanto per fare un esempio, nel vero Smith & Wesson 1917 la cresta del cane è sottile, così come il grilletto, mentre nella replica Classics si è optato per cane e grilletto semi-target, più comodi nell’ azionamento. Le finiture esterne sono curate con particolare attenzione: piani ben tirati, brunitura lucida e accattivante (ma è disponibile anche una versione completamente nichelata e una brunita ma con castello tartarugato, che fa molto gangster), guancette in legno ben zigrinate e con il medaglione Smith & Wesson, in stile Hand ejector (il modello militare originale aveva, invece, guancette lisce).

 

Le guancette sono realizzate dalla Altamont con un legno piacevolmente venato, però bisogna ammettere che l’accoppiamento della zona superiore con il telaio (intorno, per intenderci, al medaglione Smith) non è all’altezza, lasciando ben evidenti “luci”. Dal punto di vista costruttivo, molte soluzioni ricalcano la gamma moderna di revolver Smith & Wesson, come il percussore a grano riportato nel fusto e la sicura a chiavistello sopra il pulsante di apertura del tamburo. Era troppo pretendere che si riprendesse in toto il procedimento di produzione dell’originale, certo però vedere un cane e un grilletto microfusi su un esemplare che vuole essere di lusso fa un po’ dispiacere. Ma sono i tempi moderni, quindi… In compenso, si è assistito a un gradito ritorno, quello della quarta vite sulla cartella: i revolver Smith & Wesson avevano, infatti, in origine la cartella sul lato destro, quella che consente l’accesso al meccanismo interno, vincolata al fusto per mezzo di quattro viti, ma dalla fine degli anni Cinquanta (la decisione fu presa il 7 settembre 1956, ma ci volle qualche anno per esaurire le scorte di parti in magazzino) la vite superiore fu soppressa a favore di un più semplice incastro. Sui revolver a telaio “N” della serie Classics, la vite è nuovamente presente. Dal punto di vista meccanico, non c’è molto da dire: il revolver funziona ad Azione mista facoltativa, con molla principale del cane a lamina e molla di ritorno del grilletto a spirare su slitta scorrevole. La tensione della molla del cane può essere regolata agendo su una vite posta nella parte frontale dell’ impugnatura. L’interazione tra la slitta di ritorno del grilletto e l’estremità inferiore del cane fa sì che, con il grilletto a riposo, il cane sia forzato per circa 2 millimetri all’indietro, evitando così il pericoloso contatto con il percussore e con l’innesco della cartuccia. Anche nel caso di cedimento strutturale di questi due componenti, comunque, se il grilletto non è premuto lo sparo è impossibile, perché tra il telaio e il cane si interpone una stanghetta di sicurezza che impedisce fisicamente l’avanzamento fino a fondo corsa. Solo con la trazione del grilletto si causa l’arretramento della slitta su cui è imperniata la stanghetta di sicurezza, costretta quindi ad abbassarsi liberando la corsa del cane fino in fondo.

 

Ricordiamo che questo dispositivo di sicurezza non era presente nel Model of 1917 originale, perché fu introdotto nel corso della seconda guerra mondiale ed è in assoluto il sistema più efficiente mai sviluppato da Smith & Wesson (e uno dei più efficienti in assoluto). L’alimentazione è fornita dal classico tamburo basculante a sei colpi, con stella centrale di estrazione comandata dall’alberino concentrico all’asse di rotazione. L’utilizzo di cartucce rimless in un revolver, però, impone l’utilizzo di particolari accorgimenti per consentire l’estrazione: all’ epoca, si ritenne valido il sistema delle half moon clips, ovvero lunette in lamierino d’acciaio che agganciano i fondelli delle cartucce e appoggiano sulla stella di estrazione, consentendo l’espulsione simultanea dei sei colpi. Giova ricordare che oggi sono disponibili, soprattutto per il Tiro dinamico, lunette che trattengono tutti e sei i colpi insieme: comodissime da utilizzare, non sono però ottimali dal punto di vista storico, perché durante la prima guerra mondiale erano invece utilizzate quelle capaci di trattenere solo tre colpi per volta. In ogni caso, all’interno del tamburo sono presenti precisi risalti di appoggio per il colletto del bossolo, quindi anche senza lunette il corretto head space è assicurato. Il tamburo è trattenuto in chiusura in due punti: all’ estremità posteriore, grazie a un pistoncino elastico che protrude dal centro della stella di espulsione e si inserisce nello scudo di rinculo; anteriormente, grazie a un pistoncino posto nel sottocanna che si inserisce in una sede nell’estremità anteriore dell’alberino del tamburo. Spingendo in avanti il pulsante posto sul lato sinistro del telaio si disattivano simultaneamente entrambi i vincoli e il tamburo può essere fatto basculare per il caricamento o l’estrazione dei bossoli. Se il tamburo non è chiuso correttamente non è possibile armare il cane, viceversa a cane armato è impossibile aprire il tamburo. Come accennato, oltre alla sicura automatica sul cane è presente una sicura manuale a chiavistello posta sopra il pulsante di apertura, che serve a prevenire l’utilizzo da parte di estranei ed è obbligatoria in alcuni Stati americani. La canna è lunga cinque pollici e mezzo e ha profilo tondo senza bindella né full lug, rispettando i canoni estetici del 1917 originale.

 

Risulta, comunque, massiccia e ben proporzionata, esteticamente gradevole. Gli organi di mira rispettano i canoni in voga a cavallo tra il XIX e il XX secolo: mirino fisso a mezzaluna, tacca di mira fissa a “U”. Rispetto all’originale, però, si possono osservare alcuni miglioramenti: il mirino è innanzi tutto spinato e non solidale alla canna, quindi sostituibile, poi ha uno spessore leggermente superiore risultando meglio acquisibile. Anche la tacca è leggermente più profonda e squadrata, vorremmo dire più moderna. E sul bersaglio, questo upgrade si vede. Lo scatto è in assoluto il particolare più curato: liscio come l’olio, sia in Singola sia in Doppia azione. Lo sforzo in Doppia è di circa 4.000 grammi, lo sforzo in Singola circa 1.500 grammi, in un solo tempo, dallo sgancio netto e pulito, praticamente privo di collasso di retroscatto. Il peculiare sistema di alimentazione per il .45 acp richiede un po’ di pratica, soprattutto se (come nel caso della nostra prova) si dispone di due sole half moon clip. Una volta trovata la giusta inclinazione dei colpi, però, l’inserimento nel tamburo è molto veloce, si perde invece un po’ di tempo a sganciare i bossoli sparati dalle lunette per agganciare nuovamente le cartucce cariche. Tanto che, alla fine, abbiamo preferito inserire i colpi direttamente nel tamburo, senza lunette, rassegnandoci all’estrazione con una bacchetta che, in realtà, non si è rivelata necessaria: utilizzando le cartucce commerciali, infatti, i bossoli subiscono una deformazione minima e si estraggono dal tamburo con prontezza, semplicemente afferrando il rim con la punta di un’unghia e tirando all’ indietro. Con un minimo di pratica, si diventa davvero veloci! Il bilanciamento è buono, anche se non troppo appruato (soprattutto in rapporto al moderno Smith & Wesson 625), il peso relativamente elevato consente un buon controllo delle reazioni allo sparo, che sono morbide e controllabili. Modesto il rilevamento, ancor più se confrontato con una semiautomatica paricalibro.

 

Per la prova a fuoco abbiamo utilizzato il poligono interno dell’importatore, utilizzando tre munizioni con palla Fmjrn di 230 grs (Fiocchi, Federal, Magtech) e una con palla Fmjfn di 200 grs (Fiocchi). Le rilevazioni cronografiche hanno dimostrato velocità sovrapponibili a quelle ottenute con una semiauto con canna di cinque pollici. Il mezzo pollice in più di canna del revolver è, evidentemente, compensato dal cylinder gap, portando all’equivalenza. Le prove a fuoco si sono svolte alla distanza di 15 metri, con due mani, senza appoggio. Gli organi di mira sono risultati perfettamente “giusti” sul bersaglio (e meno male, visto che non sono in alcun modo regolabili), la mouche viene colpita traguardando la base del barilotto. I raggruppamenti sono stati indubbiamente gratificanti, con un valore medio (esclusi i flyer) di 30 mm. Siamo convinti che, con l’opportuno affiatamento, sia possibile ottenere prestazioni estremamente valide sulla distanza di 25 metri. La controllabilità, come anticipato, è buona, il grip offerto dalle guancette molto apprezzabile, anche se con il contraccolpo le cuspidi della zigrinatura si avvertono in modo pungente. Curato il timing, fluido lo sgancio del tamburo e la rotazione. Che dire? Trovare uno Smith & Wesson 1917 originale della grande guerra non è oggi così facile: se si desidera assaporare il gusto di un’epoca e, in più, possedere un revolver capace di appagare l’occhio e sparare dritto, allora questo Classics è la scelta giusta.

 

La storia completa del modello 1917 originale d'epoca la trovate su Armi e Tiro di giugno 2008.

 

 

SCHEDA TECNICA

Produttore: Smith & Wesson, www.smith-wesson.com

Distributore: Bignami, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 04.71.80.30.00, fax 04.71.81.08.99, www.bignami.it Modello: 22 model of 1917

Tipo: revolver

Calibro: .45 acp

Funzionamento: a rotazione del tamburo

Alimentazione: tamburo basculante, clip a mezzaluna per l’estrazione

Numero colpi: 6

Lunghezza canna: 140 mm

Lunghezza totale: 276 mm

Mire: mirino fisso a mezzaluna, tacca di mira “service” fissa

Sicura: automatica sulla slitta di ritorno del grilletto, cane a rimbalzo

Scatto: Azione mista facoltativa Materiali: acciaio al carbonio, guancette in legno Altamont

Finiture: brunitura nera lucida; in alternativa, disponibile versione con castello tartarugato oppure interamente nichelata

Numero del Catalogo nazionale: 3.130 (arma comune)

Peso: 1.055 grammi

Prezzo: 966 euro, Iva inclusa; versione nichelata 1.040 euro, versione tartarugata 1.120 euro

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