di Ruggero Pettinelli - 31 dicembre 2019

Quando le armi (legali) salvano vite

Sei secondi sono stati il tempo concesso all'attentatore di Fort Worth prima che venisse ucciso da un cittadino legale detentore di armi, contenendo il bilancio di vittime che invece sarebbe potuto essere drammatico. Come due anni fa a...

Sarebbe potuto essere un massacro, come tante altre volte è accaduto. Più precisamente, come accade quando un folle, un criminale o entrambe le cose decide di uccidere il maggior numero di persone possibile e per farlo, guarda caso, sceglie proprio le “gun free zone”, aree cioè nelle quali può ragionevolmente essere sicuro che l’unica persona armata sia lui. Peccato (per lui, ma anche per le teorie e le certezze degli anti-armi) che questa volta a Fort Worth le cose siano andate diversamente: come riportato ieri dai media sia negli Stati Uniti, sia in Italia, un pazzo (tra l’altro con precedenti penali, quindi che non poteva legalmente detenere armi) è entrato nella West freeway church of Christ, mentre era in corso una funzione religiosa, e ha iniziato a sparare, uccidendo due persone. In soli sei secondi si è avuta la reazione di cinque persone che erano presenti nella chiesa e legalmente armate, una delle quali, Jack Wilson, con un singolo colpo ha messo fine all’attacco e alla vita dell’attentatore.

Il terribile paragone

Non si può evitare (malgrado i mass media italiani abbiano accuratamente evitato di farlo) di evidenziare che l’epilogo ultra-rapido di questa drammatica vicenda sia stato possibile perché all’inizio di settembre lo Stato del Texas ha cambiato la propria normativa in materia di armi, consentendo esplicitamente ai cittadini legalmente armati di portare le proprie armi anche nei luoghi di culto, come appunto chiese, ma anche sinagoghe eccetera (gun-free zone, come si diceva). Nel 2017, cioè due anni or sono, questa norma non c’era e nell’attentato verificatosi a Sutherland spring, sempre nel Texas, il bilancio è stato conseguentemente differente, purtroppo: 26 persone uccise.

Il dato di fatto

Il dato di fatto incontrovertibile è che per stoppare sul nascere un “mass shooting”, limitando al minimo il tributo di vite umane, l’elemento più efficace è la presenza sul posto di cittadini legalmente armati. Quei cittadini che possono intervenire immediatamente per neutralizzare la minaccia (salvando, tra l’altro, anche le proprie vite oltre a quelle delle altre persone) in veramente una manciata di secondi, laddove invece le forze dell’ordine, anche nella migliore delle ipotesi, possono invece intervenire nel raggio di minuti, non di secondi. Il problema è che i minuti fanno la differenza, cioè la differenza tra 2 e 26 morti.

Anche il presidente statunitense Donald Trump ha commentato quanto accaduto, dichiarando che “vite umane sono state salvate da eroi e grazie alle leggi del Texas che gli permettono di avere armi con loro”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le ultime news
Le ultime prove