Orsi marsicani… domati

Una ricerca condotta prevalentemente dall'Università di Ferrara evidenzia come il carattere schivo dell'orso marsicano sia il frutto di una selezione determinata dall'azione remota dell'uomo

Pubblicata una ricerca condotta prevalentemente dall’Università di Ferrara. L’intento era quello di analizzare più profondamente il genoma degli orsi in base al loro comportamento, alla loro distribuzione e alla loro appartenenza a determinate sottospecie. Ci si è rivolti in special modo all’orso marsicano che, come si ricorderà, è la specie che abita il centro Italia con un numero di esemplari non accertato con sicurezza, ma che grosso modo si attesta su
circa una sessantina di esemplari anche se, ultimamente, ci sono prove che il
numero tende a salire. In particolar modo si voleva indagare sul comportamento più
remissivo ed elusivo che li caratterizza nei confronti degli esseri umani. E cosa ne è
venuto fuori? Che l’uomo inconsapevolmente ne ha plasmato nel tempo l’indole. Si
legge infatti che “…gli orsi più aggressivi siano stati eliminati, favorendo la diffusione di varianti genetiche associate alla ridotta aggressività. Pertanto, la popolazione umana avrebbe esercitato una pressione selettiva involontaria sugli orsi marsicani dell’Appennino che ha portato a un cambiamento adattivo evolutivo”. E concludono che quando nell’ambiente condiviso con gli uomini rimangono animali più docili, la coesistenza potrebbe essere più facile.
Ora senza nulla togliere alle fatiche della ricerca, alle tante analisi e confronti che
sicuramente i ricercatori avranno dovuto fare insieme a diagrammi, consultazione di
studi analoghi eccetera, il risultato è quello che molti praticanti dell’ambiente sanno per
esperienza. Ovvero qualunque animale selvatico quando viene a contatto in modo eccessivo con l’uomo procurandogli danni, perdite, predazioni o attacchi nei
suoi confronti, se viene respinto, abbattuto, contrastato o altro, acquisisce la
consapevolezza che quello è un pericolo. E i pericoli vanno evitati. E tale memoria
ecologica viene normalmente trasmessa ai propri figli. Ovvero mamma orsa, o di
altre specie, comportandosi sempre con circospezione o evitando l’uomo ogni volta
che ce ne è uno nei dintorni,  imprinta ai suoi piccoli tale comportamento. La cosa è visibile e constatabile in tutte le specie selvatiche, insidiate e non. Altrimenti avremmo animali a migliaia che ci invaderebbero casa, campi, coltivazioni, autostrade, parchi urbani eccetera. Ma ci preme fare un altro parallelo: se il sistema ha così ben funzionato nei confronti dell’orso marsicano, che ne ha addirittura fatto una propria arma di salvezza in quanto se avesse continuato a interagire con gli esseri umani del passato, sarebbe stato estinto completamente, perché siamo così restii ad applicare lo stesso sistema per ridurre alla ragione, ovvero toglierci dalle scatole, altri orsi ben noti troppo invadenti? Ne beneficerebbero tutti gli altri. Essendo pochissimi i primi, ma molti i secondi. E tutti vivremmo buoni e tranquilli. Orsi compresi. Ma facciamo un secondo parallelo con l’amico lupo. Che da invisibile, quando subiva la stessa identica “cura” dai pastori del centro Italia, è diventato oppressivo ed invasivo alla massima potenza, considerando ormai l’uomo un povero fessacchiotto a cui puoi togliere il suo cane dal guinzaglio, e addirittura dalle mani. Una selezione che non gli compete e che spetta a noi umani. Quindi tale ricerca può a maggior ragione fare precedente e dare come sicuro il sistema per riportare tale specie
alla ragione. Facendogli capire che per i ricercatori, l’hanno detto loro, fare i
buoni non serve. Mentre rende di più abbattere i cattivi. Certo non rende altrettanto
alle tante associazioni che sul buonismo e “sulla convivenza pacifica” ci fanno cassa.
Non protezione.