McCloskey rinviati a giudizio: gli intrusi no

La coppia che a Saint Louis ha brandito le armi per difendersi dai manifestanti Blm sconfinati nella proprietà privata è stata rinviata a giudizio dal grand jury. Ritirate invece le accuse per i nove che hanno violato il domicilio

Mark e Patricia McCloskey, la coppia di avvocati che a Saint Louis ha brandito le armi contro alcuni manifestanti del movimento Black lives matter che erano entrati nella loro proprietà, è stata rinviata a giudizio dal Grand jury. Quindi dovranno sostenere un processo. Le accuse formulate dal grand jury sono di aver utilizzato illegalmente armi, rischiando uno spargimento di sangue in una manifestazione “altrimenti pacifica” e di aver manomesso alcune prove. La posizione dei McCloskey resta la medesima che hanno assunto fin dall’inizio della vicenda, cioè che abbiano esibito le armi (dalle quali peraltro non è partito un singolo colpo) perché si sono sentiti minacciati quando alcuni manifestanti sono entrati nella loro proprietà. Il governatore (repubblicano) dello Stato del Missouri, Mike Parson, ha dichiarato in proposito che le accuse contro i McCloskey “stanno dimostrando il più alto grado di inettitudine e comportamento inappropriato” da parte dell’ufficio del procuratore Kim Gardner.

Gli altri, a casa

Nello stesso momento, l’ufficio del consiglio comunale di Saint Louis ha deciso di far cadere le accuse nei confronti dei nove manifestanti che erano stati indagati per la violazione di domicilio. La competenza per questi reati minori è appunto del consiglio comunale e non del procuratore di circoscrizione. Questa decisione ha suscitato prevedibilmente malcontento nei McCloskey, che hanno dichiarato: “Ogni singolo essere umano che era di fronte a casa nostra era un intruso criminale. Hanno sfondato il nostro cancello. Hanno violato la nostra proprietà. Non una sola di quelle persone è ora accusata di qualcosa. Noi invece siamo accusati di crimini che potrebbero costarci quattro anni delle nostre vite e le nostre licenze legali”.

Prove alterate... da chi?

L’aspetto dell’alterazione delle prove assume una importanza notevole nello specifico per Patricia McCloskey: è stato infatti il suo modo “eccitato” di brandire la pistola che è stato riferito particolarmente dagli accusatori come “minaccioso”. La donna, subito dopo il fatto, aveva peraltro dichiarato che l’arma non fosse comunque in grado di sparare perché era stato rimosso il percussore. Per poter essere accusati di uso illegale delle armi, secondo la legislazione dello Stato, è un elemento fondamentale per la sussistenza del reato che l’arma fosse in grado di funzionare, quindi il dettaglio non è secondario. Ma c’è di più: secondo un articolo pubblicato dal Daily mail, che riprende uno scoop pubblicato da un’altra testata, l’assistente procuratore di Garnder, Chris Hinckley, una volta giunto in possesso dell’arma (sequestrata alla donna) avrebbe ordinato al gabinetto di polizia scientifica di rimontare il percussore per renderla idonea allo sparo, dichiarando poi nella redazione della denuncia nei confronti della McCloskey che l’arma era capace di impiego letale. Il nuovo legale dei McCloskey (subentrato al precedente perché costui aveva dovuto rimettere il mandato in quanto sarebbe stata possibile la sua citazione in qualità di testimone) ha dichiarato essere “scoraggiante apprendere che un’agenzia delle forze dell’ordine ha alterato le prove per perseguire un membro innocente della comunità”.

La posizione dell’ufficio del procuratore è ovviamente opposta, cioè che sia stata Patricia (o chi per lei) a rimuovere il percussore dall’arma dopo che si erano svolti i fatti, ma prima che l’arma fosse presa in consegna dalle forze dell’ordine.

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