Come noto, pochi giorni fa sono stati trovati prima 5, e poi altri 5 lupi morti nel Parco Nazionale D’Abruzzo. Ma la lista si è allungata: ne sono stati trovati altri 3 sempre morti a Pescasseroli e altri 4 lupi, con 3 volpi e una poiana, a Bisegna. Un ultimo lupo è stato trovato poi a Barrea. Una vera mattanza. Sul fatto, dando tra i primi la notizia, siamo stati molto chiari: tali azioni non sono in alcun modo giustificabili e in particolare il metodo delle esche avvelenate rischia di danneggiare anche altre specie (come si è puntualmente verificato). Aggiungiamo che non ci toccano minimamente le nemmeno troppo velate accuse che tutto il mondo animalista, e anche responsabili dei vari enti e parchi, hanno lanciato nei confronti dei cacciatori. Né crediamo che fare le proprie critiche al “sistema lupo” sia da ritenere, come sembra pensi qualcuno, una motivazione a commettere simili reati. Il tutto ci sembra abbastanza chiaro: simili azioni abbisognano di menti già orientate a questo tipo di comportamenti, che non si fanno certo influenzare dalle diatribe sul web in merito alla gestione (o non gestione) del lupo. Nel frattempo è caccia ai responsabili e la regione Abruzzo, per voce del proprio presidente Marco Marsilio, ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile perché “Si tratta di un fatto gravissimo, che colpisce il patrimonio naturalistico della nostra terra e offende il senso civico della comunità abruzzese”.
A tal proposito abbiamo messo mano alla nostra fantasia per poter materializzare una idea su chi può aver organizzato, perché di organizzazione si tratta, e attuato una simile strage. Ricordiamo che le località nelle quali sono stati trovati i lupi morti sono all’interno del parco nazionale e in quelle pre-parco. Tra i primi da escludere sicuramente ci sono tutti gli appartenenti al mondo venatorio: il territorio non è interessato da prelievi, né da eventuali predazioni nei confronti dei cani in atteggiamento di caccia, quindi non si capisce quale disturbo avrebbe dovuto arrecare il lupo a eventuali cacciatori, tanto da rispondere con questi atti. Troppo lontana qualunque attività venatoria in terreno libero. Se pensiamo al mondo dell’allevamento, anche qui crediamo che gli allevatori della zona del Parco siano molto, ma molto più fortunati di altri colleghi che lavorano in aree esterne. In quanto, come confermato anche dal direttore Luciano Sammarone, eventuali danni, sia all’interno del parco sia nelle zone pre-parco, vengono pagati senza notevoli difficoltà. Al contrario dei territori esterni, dove sappiamo bene che spesso passano anni per ricevere poi nemmeno la metà del valore degli animali persi. E poi sarebbe stato troppo facile risalire agli allevatori, sia per la loro nota presenza nel territorio, sia per l’immediata esposizione alle logiche indagini che ne sarebbero seguite. Chi rimane? Abitanti locali? Ma il problema sarebbe uscito molto prima di adesso. E poi gli avvelenamenti, sparsi in così tanti luoghi? Le sostanze tossiche inserite nelle esche sono risultate essere pesticidi, facilmente reperibili in commercio, molto difficile individuarne il compratore. Gli episodi verificatisi nell’arco di pochi giorni danno l’idea che, come dicevamo, l’iniziativa abbia avuto una solida organizzazione alla base. E anche diversi partecipanti. Tempo fa, in epoche non sospette, avevamo messo in guardia che l’estremismo animalista si stava sempre più organizzando lanciando messaggi equivoci da tenere in considerazione. Non sarà che proprio per enfatizzare il bisogno di protezione che il lupo starebbe perdendo, con relativo strappo dei capelli e terrorizzanti accuse dei soliti gruppi, persone con una mente contorta e senza scrupoli possono aver pensato che il sacrificio di alcuni animali sarebbe stato necessario per riportare sulla tutela del lupo l’interesse di personaggi illustri e magari appartenenti alle istituzioni (di recente la lettera di supplica al Presidente Sergio Mattarella) e magari far fermare il provvedimento di modifica del livello di protezione del lupo? Fantascienza? Sicuramente sì, ma in questi giorni, scandagliando il web, appare chiaro che non siamo i soli a pensarlo. Qualcuno diceva che pensar male è peccato, ma spesso ci si indovina.




