È accaduto nella frazione di Comano, comune dell’omonima Comano Terme in Trentino. Un branco di lupi ha sbranato (ma sembra che dopo anche un orso abbia pertecipato al banchetto sulle spoglie), 30 pecore e 5 agnelli. In più, 11 capi adulti e 5 agnelli sono rimasti feriti e sono dovuti essere soppressi per le gravi ferite riportate. Anche gli agnelli rimasti senza madre hanno un futuro incerto. Di fatto, in una sola notte è andato perso un intero allevamento che, oltretutto, curava un tipo di razza molto rara, chiamata Tingola, una specie autoctona del Trentino in via di estinzione a seguito della minore richiesta di lane pregiate, visto che oggi ci vestiamo praticamente di quasi tutte fibre sintetiche. Solo 700 esemplari ne sono presenti al mondo, mentre fino a qualche tempo fa ce n’erano un migliaio nelle Valli di Fiemme e Fassa. Questo in particolare era gestito dalla famiglia Malesardi, che li allevava nei pressi del monte Casale. Il 15 aprile purtroppo il gregge era in uno dei tre recinti dell’azienda, fatto con pali di castagno alti 2 metri piantati in terra per mezzo metro. All’interno, rete in acciaio a maglie degradanti per non permettere l’uscita delle pecore. Circondato a sua volta da 5 fili elettrificati da 20 centimetri da terra fino a un metro e mezzo. Gli intervenuti della Forestale sembra abbiano quantificato in 5 esemplari i componenti del branco di lupi e che la predazione sia avvenuta per scavalcamento della recinzione. Probabile comunque che l’elettrificazione non funzionasse perché le piogge della notte potrebbero aver reso inefficiente il sistema. Il sindaco di Comano Terme, Fabio Zambotti, lui stesso agricoltore, molto dispiaciuto e arrabbiato, ha dichiarato che bisogna fare qualcosa di concreto: non solo convegni, tavoli di lavoro e visioni varie di ogni tipo. Ivana Sandri, presidente della sezione Enpa Trentino di Rovereto, ha invitato in poche parole il sindaco a non urlare, ma fare il suo mestiere. Al pari della presidente Enpa, anche noi diamo la nostra valutazione, affermando che ormai si accusano sempre allevatori, sindaci, pastori e chiunque ruoti intorno a un allevamento, se accade qualcosa, di non aver fatto abbastanza per evitare il danno. Il meccanismo perverso è tale e quale a chi subisce una rapina in casa: la colpa è la nostra perché non avevamo allarme, telecamere, chiamata automatica delle forza dell’ordine o infissi e porte con blindatura. Ma non sarà che invece il problema è proprio il contrario? Ovvero che né noi, né chi alleva, dovremmo per forza sobbarcarci ore e ore di lavoro e spese in più? E basta che per un caso anomalo, come quello della mancanza temporanea di alimentazione elettrica, ci si veda distruggere tutto il proprio patrimonio? Vorremmo far notare che recinzioni, reti, sistema elettrico batterie normali e di scorta, anche quando fornite dall’amministrazione, non cadono dal cielo, ma sono pagate profumatamente dai cittadini. E i danni che vengono poi risarciti, arrivando spesso a centinaia di mila euro l’anno in una provincia, vengono di nuovo pagati da tutti i cittadini. E i nostri animalisti ancora insistono che il lupo è necessario perché limiterebbe la fauna selvatica. La quale continua ad aumentare nonostante ci siano migliaia di lupi. Non è più sopportabile che per una visione ideologica di alcuni, che non hanno mai una volta provato cosa voglia dire la fatica di montare e smontare ogni notte recinti e batterie da trasportare, magari con freddo e pioggia, noi cittadini ci dobbiamo accollare montagne di soldi da pagare per danni a strutture e animali quando sarebbe molto più economico e facile far capire al lupo che deve tornare a fare quello che gli “scienziati” dicono che deve fare. Al contrario della fauna selvatica, che quando è troppo predata diminuendo di numero fa diminuire anche il numero di predatori per mancanza di cibo, il lupo nostrano non diminuirà mai di numero perché trova facile mangiare gli animali domestici e, male che vada, i rifiuti urbani. Per cui è destinato a non autolimitarsi mai. Quindi prepariamoci al seguito che sarà sempre più simile a questo. A meno che non si capisca quale è il vero problema. E il colpevole soprattutto.
Sterminio di pecore in Trentino
Cinquanta pecore di una razza in via di estinzione, sterminate in una notte da un branco di lupi in Trentino. Il sindaco chiede misure concrete, l'animalismo rintuzza. Ma il problema purtroppo è sempre il medesimo




