In risposta alla necessità di contrastare la crescente minaccia dei droni Fpv e dei velivoli a pilotaggio remoto, le forze armate russe hanno implementato team specializzati di difesa aerea a corto raggio che integrano la potenza di fuoco della mitragliatrice YakB 12,7 con le capacità di intercettazione cinetica del drone Yolka lanciabile dalle braccia di un operatore.
Questi team operano in un framework di difesa stratificata, dove la YakB 12,7 viene impiegata come sistema di saturazione d’area grazie alla sua architettura a canne rotanti (tipo Gatling), derivata dall’impiego aeronautico sugli elicotteri Mi-24. La YakB 12,7 (Yakushev-Borzov) è una mitragliatrice pesante calibro 12,7×108 caratterizzata da 4 canne rotanti e un sistema di funzionamento a sottrazione di gas, che non richiede motori elettrici esterni per la rotazione ma solo una piccola batteria elettrica per iniziare il ciclo e altre funzioni specifiche su questa arma. In molti prototipi destinati alla difesa di punto, il complesso e delicato sistema a molla/pirotecnico aeronautico, viene sostituito da un motore elettrico starter da 24V, questo garantisce che la rotazione delle canne inizi istantaneamente alla massima velocità senza dipendere dallo stato di carica della molla meccanica. Mentre la YakB aeronautica sfruttava l’energia della rotazione per movimentare il nastro dei proiettili, le versioni terrestri richiedono spesso un servomotore elettrico per assistere il trascinamento del nastro dalle casse munizioni, evitando inceppamenti dovuti alla resistenza meccanica. Infine, lo sparo non avviene tramite un grilletto manuale, ma attraverso un solenoide che richiede energia dedicata, integrata appunto in una batteria alla base del treppiede. Un altro motivo per la presenza di una batteria, è che i team anti-drone abbinano alla YakB 12,7 ottiche termiche e schermi per il monitoraggio dello spazio aereo che richiedono un’alimentazione costante. Soluzioni analoghe comunque, erano già state applicate dai russi e con medesimo scopo anti-drone, alle Gshg 7,62 calibro 7,65x54R, sempre con sistema a sottrazione di gas e con 4 canne. Il sistema presenta una cadenza di tiro variabile tra 4.000 e 5.000 colpi al minuto, con una velocità alla volata di 810 m/sec e una gittata utile contro bersagli aerei di circa 1.500 metri. Il peso dell’arma nuda è di 45 chilogrammi per una lunghezza totale di 1.345 millimetri. L’integrazione di questo sistema in postazioni terrestri o su veicoli tattici, permette la creazione di una barriera cinetica ideale per neutralizzare sciami di piccoli droni o munizioni circuitanti in avvicinamento rapido.
Parallelamente, per l’intercettazione puntuale di target più elusivi o distanti, questi team utilizzano il drone intercettore Yolka (foto sotto), progettato per la distruzione cinetica tramite speronamento (ramming) ossia, privo di testata esplosiva. Il debutto del sistema Yolka nei contesti di alta sicurezza, specificamente nei team del Servizio di Sicurezza Presidenziale (Sbp) durante le apparizioni pubbliche di Vladimir Putin (come documentato per la prima volta nel maggio 2025 sulla Piazza Rossa), ha introdotto un cambio di paradigma nell’intercettazione dei droni. Lo Yolka, oltre a essere molto compatto, non necessita di sistemi di “lancio”. Il drone è installato su una base di supporto portatile, progettata per l’uso immediato a due mani. Questo supporto non serve a scagliare il drone meccanicamente, ma funge da interfaccia di puntamento. L’operatore inquadra il bersaglio tramite il sensore elettro-ottico del drone e una volta ottenuto il “lock” ossia l’aggancio al bersaglio, il supporto o base del drone lancia due messaggi, una vibrazione (sì, come negli smartphone) e una luce che da rossa diventa verde: premendo il consenso al lancio, l’attivazione simultanea dei 4 motori brushless ad alta coppia, fornisce uno spunto istantaneo per la sua velocissima intercettazione. Lo Yolka pesa circa 1,3 kg ed è in grado di raggiungere una velocità massima di 230 km/h con raggio operativo effettivo di circa 3 km con una quota operativa massima di 800 metri. Il cuore del sistema è un software di guida “fire-and-forget” basato su intelligenza artificiale e sensori elettro-ottici, che permette al drone di agganciare autonomamente il bersaglio con dimensioni comprese tra 30 centimetri e 5 metri. La struttura del drone è realizzata con parti “indurite” in carbonio per lo speronamento e componenti stampati in 3D.
Questi team anti-drone rappresentano una soluzione ibrida avanzata: mentre la YakB 12,7 garantisce la difesa di prossimità contro minacce multiple grazie all’elevatissimo volume di fuoco, lo Yolka estende la bolla di protezione intercettando i droni nemici prima che possano entrare nel raggio visivo o balistico delle difese di terra.





