di Ruggero Pettinelli - 13 marzo 2019

Londra "esplode" di accoltellamenti

Gli accoltellamenti nella capitale inglese sono oltre ogni record storico. Analizziamo il fenomeno nel dettaglio

I dati relativi ai crimini commessi tramite coltelli e altri oggetti appuntiti in Gran Bretagna continuano a destare allarme nell’opinione pubblica del Regno Unito, e con buona ragione: Tra il giugno 2017 e il giugno 2018 sono stati ben 40 mila i casi registrati, il dato più pesante da quando esistono specifiche statistiche al riguardo (cioè da circa 70 anni).
Il governo britannico è sotto accusa e si parla di una vera e propria “crisi nazionale”, tanto che a dare man forte alle forze dell’ordine è stato anche annunciato l’intervento dell’esercito. Uno dei punti caldi del dibattito è, infatti, che nel corso degli ultimi dieci anni il numero degli appartenenti alle forze dell’ordine è costantemente calato, a causa delle restrizioni di bilancio, determinando un “buco” di organico che si stima intorno alle 10 mila unità.
Tra Inghilterra e Galles, la città di gran lunga più pericolosa per quanto riguarda il rischio di essere accoltellati è Londra, con 14.733 casi tra il giugno 2017 e il giugno 2018, corrispondenti a ben 167 casi ogni 100 mila abitanti. Si tratta del 36,5 per cento di tutti i reati commessi con strumenti da taglio nei due Stati.
Per quanto riguarda i crimini in sé, la maggioranza di essi è commessa da uomini contro altri uomini: l’83 per cento degli aggressori, infatti, è uomo, così come il 78 per cento delle vittime. La metà di tutti i reati commessi con strumenti da taglio è perpetrata da cittadini di età inferiore ai 25 anni e le zone più calde della città di Londra in cui avvengono questi reati coincidono con le aree più povere della metropoli.
Tra le vittime più frequenti ci sono i ragazzi di età inferiore ai 16 anni e la frequenza dei crimini si concentra nei giorni scolastici, nell’orario in cui i ragazzi fanno ritorno a casa dopo la scuola.
Tra le misure allo studio per contrastare questo fenomeno, c’è l’ipotesi di introdurre ordini restrittivi di movimento per i giovani e giovanissimi (dai 12 anni in su) trovati a portare addosso coltelli, con possibilità di carcerazione fino a 2 anni per chi dovesse violare queste misure.

Se ci è consentita una riflessione, appare ancora una volta che in Gran Bretagna ci si soffermi sullo strumento tramite il quale viene perpetrato un crimine, anziché sulle motivazioni criminologiche e sociali che hanno determinato questo vero e proprio flagello: così come Tony Blair, a suo tempo, non trovò di meglio dopo una sciagurata strage in una scuola del Regno Unito che proibire le pistole e i fucili a pompa, anche oggi sotto il governo di Theresa May sembra concentrarsi più sul coltello in sé (ed eventualmente sulla mera azione di portarlo addosso) piuttosto che sulla diffusione, particolarmente tra i giovanissimi, di una cultura del “guappismo” che appare diffondersi esponenzialmente. È ovvio che spacciare all’opinione pubblica contromisure draconiane per chi sia trovato in possesso di un coltello in strada può avere una maggior efficacia propagandistica e un minor costo, piuttosto che ripensare le zone più disagiate della città e in particolare la formazione scolastica ed educativa nel senso più ampio del termine. Sta di fatto, però, che se oltre agli effetti non si ragionerà seriamente sulle cause, il fenomeno non farà altro che aggravarsi.

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