A Vancouver, torna di moda il coltello

Mentre le armi da fuoco richiedono licenze, diligenza, perizia nell’uso, il coltello no. Il coltello se ne frega di tutto e di tutti. Lo si trova ovunque, ha un costo irrisorio (basta un oggetto dal prezzo vile o addirittura improvvisato, come un taglierino o un cacciavite), non richiede perizia tecnica nell’uso per essere mortale ed è spesso letale, data l’altissima capacità offensiva nei confronti di organi vitali e grossi vasi sanguigni. È uno strumento ancestrale, per questo si fonde nella mano di chi lo impugna e ne amplifica enormemente la capacità di scaricare efficacemente rabbia e aggressività. Per questo il coltello è l’arma per tutti, a prescindere dalla spinta criminogenetica – dal “movente” – di ciascuno.

 

Spree killers: il caso di Vancouver

Sabato 27 marzo Yannick Bandaogo, 28 anni, ha aggredito armato di coltello sette persone nei pressi della Lynn Valley Library, a North Vancouver, uccidendone una e ferendone cinque.

Le autorità hanno dichiarato che l’uomo aveva precedenti, pur senza precisarne la natura. L’unica cosa certa è che, armato di un coltello di grosse dimensioni, ha aggredito i passanti scegliendo le vittime “in modo apparentemente casuale”, stando a quanto hanno riferito alcuni testimoni.

In criminologia il fenomeno è noto con il nome di spree-killing, un tipo di “omicidio di massa” identificato da una serie di uccisioni ravvicinate e quindi a catena, di vittime appunto scelte in modo casuale, spesso puramente in ordine cronologico di apparizione alla vista del killer e contraddistinto da un’escalation anche emotiva dell’offender (si dice in assenza di cool off, di “raffreddamento” emotivo).

Il fatto che la polizia abbia riferito che al momento dell’arresto, per fortuna avvenuto prontamente, l’offender presentava segni di ferite autoinferte conferma ancora una volta come gli spree killing finiscano di solito con il suicidio dell’aggressore, per sua stessa mano o costringendo, con la propria escalation di violenza, le forze di sicurezza a reagire a mano armata (suicide-by-cop).

Quanto alle motivazioni, le autorità mantengono la necessaria cautela: ben potrebbe darsi che l’offender sia persona dal profilo psichiatrico tale da giustificare il gesto.

 

Jihad e coltello

Nel caso in cui, invece, venisse individuata una matrice terroristica del gesto potremmo dire che l’offender non ha avuto motivazione e preparazione sufficienti ad ultimare l’azione suicida, sebbene già con la pubblicazione #2 della rivista Rumiya, ormai in circolazione da anni, lo stesso Isis invitava tutti i lettori in ascolto ad attaccare con il coltello anche in modo furtivo e ripetuto nel tempo, per una “campagna duratura”. Del resto, se qualcuno decidesse (o avesse deciso in passato, cronaca alla mano) di leggere una rivista, peraltro ricca di informazioni sulla scelta del coltello e delle vittime, prendere un coltello ed agire in nome del Jihad la sua eventuale cattura (e quindi sopravvivenza) non rappresenterebbe un problema per l’organizzazione terroristica, con la quale il killer non avrà in quel caso mai avuto alcun contatto e sulla quale dunque non sarà in grado, in caso di sopravvivenza, di riferire alcunché.

Sia come sia il terrorismo, e in particolare il terrorismo religioso di matrice islamica, ha sempre usato il coltello per tutto quanto detto sopra, oltre che per l’effetto impressionante e raccapricciante del suo passaggio, che alimenta proprio il terrore di chi apprende dei fatti e ne osserva le immagini, oggi divulgabili in tempo zero in tutto il mondo grazie all’eco del web.

 

Una minaccia per la divisa.

Da anni si divulga l’informazione sul rischio specifico che l’aggressione con il coltello rappresenta per gli operatori della sicurezza. E non solo per mano di terroristi.

Chi veste una divisa oggi più di ieri deve aver “mappato” il rischio aggressione con il coltello: gli studi che mettono in relazione lo stabbing ai danni degli agenti con l’ulteriore rischio di sottrazione dell’arma portano a ritenere che:

  • gli operatori debbano ricevere adeguata formazione nelle tecniche di autoprotezione e nelle tattiche di squadra;
  • l’uso di strumenti Less-than-lethal può in qualche caso (da valutare con estrema attenzione) rappresentare una soluzione sicura per operanti e soggetto armato di coltello. In questo senso ben vengano strumenti alternativi alla forza letale purché, soprattutto, gli operanti siano formati nella capacità di lettura dei diversi scenari e gestione dell’escalation of force che li metta al riparo nel caso in cui la situazione precipiti. In questo senso vedremo se anche in Italia si potrà valutare l’efficacia del nuovo Bola wrap;
  • gli operatori necessitano di urgente formazione e di chiare procedure di approccio a determinati scenari-tipo, quale quello di un soggetto che brandisca un coltello ma ancora non abbia aggredito nessuno.

Succede tutti i giorni in Italia, che agenti della forza pubblica si trovino a negoziare in modo improvvisato con soggetti coltello alla mano. Tra i primi che tornano alla mente perché di grande risalto mediatico ricordiamo corso Buenos Aires e il Duomo a Milano, famosi anche perché finiti bene. Poi una lista, lunghissima, di episodi in cui gli agenti hanno riportato ferite, anche importanti.

E la parentesi che andrebbe aperta ora riguarda le dotazioni anti-taglio di cui tutti dovrebbero essere dotati. Ma qui sembra di chiedere davvero troppo…