No, Vicky, non ci siamo!

Vicky Ford, presidente del comitato Imco del Parlamento europeo, ha inviato ai parlamentari un comunicato nel quale riassume lo stato della trattativa sulla direttiva europea disarmista. Meglio di niente? Senz’altro. Soddisfacente? Proprio no…

Vicky Ford, presidente del comitato Imco del Parlamento europeo, ha inviato ai parlamentari un comunicato nel quale riassume lo stato della trattativa sulla direttiva europea disarmista. Molti dei contenuti sono quelli che erano già stati resi noti nell’incontro di Bruxelles, ma il comunicato fornisce maggiori, preziosi ragguagli. Eccoli in sintesi (per leggere il comunicato originale, in inglese, dal gruppo Facebook di Firearms united CLICCA QUI).

 

Armi per uso scenico

Le armi per uso scenico, cioè quelle funzionanti ma modificate per sparare solo a salve, saranno assoggettate alla stessa normativa che riguarda le loro controparti funzionanti a palla (quindi un’arma da guerra a salve sarà ancora un’arma da guerra, per esempio).

 

Armi disattivate

L’entrata in vigore, lo scorso 8 aprile, del regolamento sulle armi disattivate ha aperto una serie di problemi attuativi. L’idea è quella innanzi tutto di considerare validi anche alcuni metodi di disattivazione vigenti nei Paesi Ue prima del 2016, per evitare che in caso di vendita o trasferimento dei simulacri sia necessario adeguarli al nuovo standard (come previsto dal regolamento), cosa che in molti casi risulta impossibile. C’è anche la proposta di assoggettare le armi di nuova disattivazione all’obbligo di dichiarazione (vanno denunciate ma non c’è necessità di porto d’armi per l’acquisto), mentre le armi di disattivazione “antica” continuerebbero a rimanere prive di qualsiasi formalità di detenzione.

 

Le armi “di aspetto militare”

Definitivamente scartata dal parlamento l’ipotesi di proibire le armi “di aspetto militare”, perché il concetto di “somiglianza” è incerto.

 

Armi demilitarizzate

La proposta della commissione era di proibirle, il parlamento ha fatto una controproposta che prevede di lasciarle in categoria B a patto che la eliminazione della raffica sia irreversibile. La commissione, però, ha rifiutato di assumersi la responsabilità di definire standard tecnici precisi in proposito. La nuova posizione del Parlamento è che le demilitarizzate finiscano in categoria A (proibite) ma che siano previste deroghe per l’uso sportivo, i riservisti e altri soggetti con licenze speciali. Inoltre, si intende prevedere che gli attuali possessori possano continuare a detenere, trasferire e cedere tali armi a soggetti autorizzati.

 

Le armi “a grande capacità”

La proposta è quella di proibire le armi “a grande capacità” a percussione centrale, intendendosi con ciò solo l’insieme arma-caricatore e non semplicemente quelle armi che in astratto potrebbero montare caricatori “maggiorati”. Il limite è stato fissato in 10 colpi per le armi lunghe e 20 colpi per le armi corte. Anche in questo caso, si intendono prevedere deroghe per i tiratori sportivi, i riservisti e altri soggetti con licenze speciali. Allo stesso modo, come per le demilitarizzate è prevista una esenzione per chi già le possiede.

 

Caricatori

Il Parlamento ha rifiutato la proposta di alcuni Paesi di introdurre restrizioni sui caricatori ad alta capacità. Propone, però, di sottoporre i caricatori all’obbligo di una licenza per l’acquisto, come per le munizioni, in modo che solo chi ha una autorizzazione alla detenzione di armi di categoria A possa acquistare caricatori ad alta capacità. Chi sia trovato in possesso di caricatori ad alta capacità dopo la fine del periodo di transizione, perderà il diritto alle licenze in materia di armi.

 

Musei e collezionisti

Gli Stati membri concederanno l’autorizzazione alla detenzione di armi della categoria A a musei e in casi eccezionali a collezionisti, sotto rigorosi requisiti. La collezione di munizioni è consentita.

 

Tiratori sportivi

Gli Stati membri possono concedere autorizzazioni alla categoria A per i tiratori sportivi che svolgano effettivamente gare.

 

Controlli medici

La posizione del Parlamento è che ciascuno Stato membro predisponga un sistema di monitoraggio per ottenere informazioni mediche e psicologiche rilevanti, su base continua o periodica. L’autorizzazione in materia di armi potrà essere revocata se le condizioni che ne hanno consentito il rilascio siano venute meno. Gli Stati membri potranno decidere se la situazione psicofisica possa essere stabilita mediante test medici o psicologici preventivi, ma questo non si tradurrà in una misura uniforme a livello Ue.

 

Cosa succede adesso?

La posizione del Parlamento necessita di conferma da parte dei rappresentanti permanenti degli Stati membri (Coreper) e da parte del comitato Imco. Si prevede che ciò avvenga entro il gennaio 2017. Quindi, la bozza dovrà essere sottoposta al voto del plenum del Parlamento ed essere approvata formalmente dal consiglio dei ministri. Si prevede un periodo di 15 mesi per consentire agli Stati membri di applicare la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali, e 30 mesi per introdurre un nuovo sistema di interscambio di informazioni. Gli Stati membri possono decidere di non richiedere la dichiarazione delle armi disattivate e delle armi di categoria D entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.

 

Il commento di Armi e Tiro

Anche se la posizione del Parlamento europeo è migliore (ci voleva poco) rispetto a quella della bozza originale della commissione, a nostro avviso comunque il risultato è alquanto insoddisfacente, sotto più punti di vista: innanzi tutto, è vergognoso che una commissione che ha messo a punto un regolamento sulla disattivazione delle armi, si rifiuti di prevedere norme tecniche sulla demilitarizzazione. La decisione di introdurre restrizioni, ma con deroghe per il tiro sportivo, sulle demilitarizzate e sulle armi “ad alta capacità” è sommamente inutile dal punto di vista della sicurezza pubblica e avrà il solo scopo di rendere difficile la vita ai cittadini rispettosi delle leggi. Anche per quanto riguarda la situazione dei controlli medici, la posizione del Parlamento è troppo vaga e c’è il rischio di interpretazioni “rigoristiche” da parte dei Paesi membri, che introducano difficoltà e spese per i cittadini rispettosi delle regole, senza riflessi positivi sulla sicurezza pubblica.

Secondo noi, questa proposta è meglio di niente, ma non è soddisfacente. Occorre fare leva sui Parlamentari dell’Imco e del plenum dell’assemblea, perché la bozza sia rifiutata.