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Mke T94K calibro 9x21

Discendente dal regio arsenale ottomano, dopo la statalizzazione del dopoguerra e contando sugli oltre 7.000 addetti alle proprie dipendenze, oggi la turca Mke è diventata un’imponente realtà industriale con una produzione articolata in armi leggere e pesanti, esplosivi, munizioni, missili e forniture militari in genere

Discendente dal regio arsenale ottomano, dopo la statalizzazione del dopoguerra e contando sugli oltre 7.000 addetti alle proprie dipendenze, oggi la turca Mke è diventata un’imponente realtà industriale con una produzione articolata in armi leggere e pesanti, esplosivi, munizioni, missili e forniture militari in genere. Tale colosso, da decenni titolare delle forniture dell’esercito turco e di molti altri Paesi mediorientali, è in grado di offrire una produzione d’eccellenza il cui livello qualitativo è paragonabile a quanto proposto da aziende occidentali ben più conosciute. Tutto ciò ha valso all’azienda l’ottenimento delle licenze di fabbricazione in loco della quasi totalità delle armi militari Heckler und Koch diventando, in tal modo, anche l’unica azienda in area europea a poter produrre e commercializzare la versione civile delle pistole mitragliatrici Mp5, cioè la serie T94. Ciò che ha portato alla creazione dell’Mp5 kurz (corto), e quindi della controparte semiautomatica T94K in prova, pare sia stata l’esigenza della polizia tedesca di una machinepistole che potesse agevolmente esser occultata nel cruscotto delle Bmw “civetta” in dotazione. Sta di fatto che, dalla comparsa sul mercato, l’Mp5k non ha fatto altro che far parlare di sé: spesso nelle mani del cattivo di turno negli action movie americani, deve la sua fama all’invidiabile affidabilità unita a un eccellente comportamento al fuoco, malgrado dimensioni veramente ridotte all’osso. Grazie a tutte queste positive caratteristiche, molti addetti ai lavori, con cui convengo, da anni hanno eletto l’Mp5k come miglior pistola mitragliatrice compatta del mondo, surclassando mostri sacri come i mini o micro Uzi israeliani e dando filo da torcere perfino ad armi recenti come l’H&K Mp7. La serie T94 della Mke, pur essendo realizzata espressamente per il mercato civile, mantiene inalterati gli elevatissimi standard qualitativi militari, vanto delle armi H&K, tanto da non palesare sostanziali differenze di materiali e finiture rispetto ai prodotti tedeschi. Anche l’organizzazione meccanica, che per un appassionato riveste l’elemento più significativo della pistola, duplica fedelmente il sistema di funzionamento con ritardo d’apertura (altresì definito chiusura metastabile) a rulli introdotto negli anni quaranta da Ludwig Vorgrimmler e successivamente perfezionato, nel dopoguerra, dalla spagnola Cetme per i propri fucili. A scioglimento di eventuali dubbi è utile precisare che il funzionamento della famiglia Cetme/H&K si fonda sul citato principio del ritardo d’apertura attuato tramite rulli, da non confondersi assolutamente con la chiusura geometrica a rulli con svincolo mediante corto rinculo di canna tipico della Mg 42 o Cz 52. La testa dell’otturatore è dotata di due rulli contrapposti, uno per lato, i quali vengono forzati verso l’esterno da un “cuneo” solidale al portaotturatore e si inseriscono in due sedi sagomate ai lati della culatta. Allo sparo, la spinta retrograda esercitata dal bossolo sulla faccia dell’otturatore viene trasmessa ai rulli, che la scompongono in parte scaricandola sulle sedi nella culatta e in parte spingendo all’indietro il cuneo-portaotturatore. Solo quando i rulli rientrano completamente all’interno dell’otturatore quest’ultimo è svincolato e può cominciare la sua corsa retrograda, estraendo ed espellendo il bossolo. Il ritardo d’apertura così ottenuto, consente di demoltiplicare la forza generata dal picco pressorio sviluppato in canna assorbendo, in tal modo, oltre il 50% dell’energia prodotta dalla carica di lancio. L’energia cinetica residua accelera il portaotturatore e consente il completamento del ciclo di sparo come in un’arma con chiusura a massa. Ma perché i progettisti H&K non hanno adottato una semplice ed economica chiusura labile? Perché il sistema impiegato consente di adottare otturatori nettamente più leggeri rispetto alle classiche chiusure a massa delle pistole mitragliatrici pari calibro (290 grammi della T94, per esempio, contro i circa 700 grammi di un’Uzi o di una Beretta Pm12), il che si traduce nella possibilità di costruire armi di minor peso complessivo, ma dotate di una maggiore stabilità e precisione durante il tiro, in special modo quando a raffica (per i militari, ovviamente). D’altronde, se la maggior parte dei corpi d’élite e delle special force militari e di polizia del mondo continuano a utilizzare gli Mp5, un perché ci sarà! La nota dolente di tale raffinatezza meccanica risiede, purtroppo, nell’elevato costo di produzione. In virtù dei materiali impiegati (acciai speciali di cui la reale classe è coperta da segreto industriale) e per il notevole contributo di maestranze qualificate indispensabili per le operazioni d’assemblaggio e controllo qualità, il prezzo di un Mp5 (militare) o di un T94K (civile), anche se realizzato in Paesi con manodopera a basso costo, risulta superiore rispetto ai moderni fucili d’assalto. Tornando alla meccanica, il fusto è classicamente costituito da due componenti: upper receiver (parte superiore) e lower receiver (parte inferiore). L’upper, a cui è accoppiata stabilmente la canna, è formato da uno scatolato di lamiera stampata i cui lati sono sagomati in modo da fungere sia da guide di scorrimento dell’otturatore, sia da nervature di irrigidimento. Sempre dell’upper fanno parte anche il bocchettone del caricatore, gli organi di mira e la manetta d’armamento, svincolata dal portaotturatore e quindi immobile durante il ciclo di sparo. Il tutto è ancorato al lower tramite un incastro anteriore corroborato da un generoso perno, mentre posteriormente trovano posto altri 2 perni. Tutti i perni sono muniti di molla di ritegno e la loro rimozione consente lo smontaggio da campo. Il lower, realizzato in tecnopolimeri ad alta resistenza con inserti in acciaio, incorpora il pacchetto di scatto (amovibile), l’impugnatura e la leva della sicura. Altro fondamentale componente è il tappo posteriore, avente anche funzione di sostegno al guidamolla. È dotato di un buffer in materiale sintetico che ammortizza il fine corsa dell’otturatore ed esteriormente si completa con una pratica maglietta per cinghia di trasporto a un punto di fissaggio. L’alimentazione è affidata a un caricatore prismatico bifilare a presentazione alternata realizzato in lamiera d’acciaio capace di 15 cartucce, trattenuto in posizione da un bilanciere che può essere comodamente azionato sia dal pulsante sito nella parte superiore destra del ponticello (tipo Ar15), sia dalla leva posta tra ponticello e bocchettone del caricatore, come sugli Ak 47. Tactically and politically correct! La canna rotomartellata è lunga 115 millimetri ed è solcata da sei rigature destrorse con passo di un giro in 450 millimetri. Rispetto all’analoga versione in 9 para presenta un profilo sensibilmente più spesso. A differenza dei modelli militari, aventi canne con rigatura poligonale, per garantire migliori performance anche con palle in piombo nudo troviamo una rigatura a profilo tradizionale dedicata al mercato civile italiano, il tutto protetto dalla consueta cromatura. Altra raffinatezza tecnica, risiede nella camera di cartuccia solcata dai “soliti” 16 canali di contropressione atti a eliminare il rischio d’incollaggio del bossolo e completata da un’ampia rampa d’alimentazione. Nei primi esemplari di Mp5 arrivati in Italia con altri blasonati marchi, tali solchi erano fonte di molteplici problemi di funzionamento poiché all’epoca, non essendo economicamente vantaggioso produrre canne in 9x21 con camera scanalata (lavorazione particolarmente onerosa), si andavano a “civilizzare” armi militari nate in 9 parabellum, oppure si sostituivano le canne usandone altre con una semplice camera “liscia”. Entrambe le procedure inibiscono ai gas di sparo di interporsi tra l’acciaio della camera e l’ottone dei bossoli provocando, in tal modo, frequenti inceppamenti dovuti ad anomale dilatazioni o incollaggi dei bossoli stessi. Le canne Mke, al contrario, nascono direttamente in 9x21. A tal proposito si deve considerare che i civili di tutto il mondo libero, tranne rare eccezioni, utilizzano il “micidiale” 9 Parabellum mentre da noi, per i noti (ma sempre meno comprensibili) motivi, gli sportivi italiani sono relegati all’impiego in armi semiautomatiche nel solo 9x21, benché sia revolver sia carabine in 9 Para siano state catalogate. Tutto ciò provoca inevitabilmente un aumento dei tempi di consegna e, soprattutto, un aggravio economico non indifferente. D’altronde la pubblica sicurezza non ha prezzo! Lo scatto è realizzato espressamente per il mercato civile e, quindi, non si tratta del solito pacchetto militare mutilato dei vari leveraggi necessari per l’esecuzione del tiro a raffica, ma di un congegno ad hoc. A titolo meramente informativo ricordo che la constatata inutilità e pericolosità (per terzi) del tiro a raffica in ambiente urbano fortemente antropizzato, ha portato le forze di polizia di molti e più attenti Paesi come la Svizzera a dotarsi di Mp5, o simili, esclusivamente semiautomatici. Tornando a noi, posso definire lo scatto (in Singola azione) come un semi roll-over dotato di una corsa iniziale lunga e progressiva, seguita da uno sgancio preciso e secco, preannunciato da un sensibile incremento di peso. Il peso complessivo dello scatto, nell’esemplare in prova, ha fatto registrare un valore medio di circa 2.500 grammi che, grazie a doti quali progressività e fluidità unite a una corsa di retroscatto contenuta, garantisce un’invidiabile sicurezza d’utilizzo senza inficiare la celerità di tiro. La sicura manuale, il cui perno di rotazione trattiene il pacchetto di scatto, si compone di una leva di comando esclusivamente sul lato sinistro del fusto a portata di pollice mentre, sul lato destro, si trova solo un segnalatore indicante lo stato dell’arma: “1” sta per fuoco, “0” per sicura. Alla stregua della controparte militare, la T94K è purtroppo sprovvista di hold open. Perciò, dopo l’esplosione dell’ultima cartuccia, l’otturatore ritorna in chiusura. Per arrestare l’otturatore in apertura, si può sempre contare sul recesso presente nella finestra di scorrimento della manetta d’armamento. Dopo lunghi anni di servizio tra le mani dei militari di mezzo mondo e verificando le diverse tipologie d’impiego a cui sono destinati gli Mp5, si è giunti alla spartana finitura (mil-spec) della pistola in prova, costituita dalla fosfatazione delle parti in acciaio con successiva verniciatura a caldo (tipo Gun kote) di colore nero opaco antiriflesso. Siamo ben lontani dal Royal blue di Colt, ma questa pragmatica protezione consente alla T94 di resistere agevolmente a nebbia salina, sudore, aggressivi chimici e ogni altra cosa che potrebbe inficiarne l’utilizzo. L’otturatore è, invece, lasciato in bianco poiché, pur non trattandosi di inox, lo speciale acciaio con cui è fabbricato ne previene l’ossidazione. Per ciò che concerne le componenti non metalliche dell’arma, abbiamo una colorazione nera con finitura ruvida con funzione antiriflesso e antiscivolo. Personalmente ho più volte avuto modo di utilizzare gli Mp5 di Heckler und Koch e se non fosse per il marchio presente sul fusto e una tonalità della finitura leggermente più lucida, a prima vista sarebbe difficoltoso distinguere la produzione Mke da quella tedesca. La linea di mira è costituita da organi fedelmente ispirati a quelli introdotti dalla fami glia Cetme/H&K e attualmente in uso sugli Mp5 militari. Troviamo, quindi, un mirino intercambiabile a palo trattenuto in posizione da una spina e difeso da un possente anello di protezione e una tacca regolabile con tamburo a quattro posizioni. La linea di mira è lunga 255 mm. Il tamburo posteriore della T94K, presenta quattro tacche di mira tradizionali, aventi differenti ampiezza, in luogo delle classiche diottre della versione full-size. Il cielo del castello è comunque predisposto per accettare attacchi a sgancio rapido per ottiche, dedicati alla famiglia Mp5, in sostituzione dei quali si possono interfacciare rotaie Picatinny sia alte sia basse.

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