di Ruggero Pettinelli - 29 giugno 2019

Il bi-cannone!

Dopo il revolver Hdr, Umarex propone per la difesa abitativa non letale il “doppiettone”: l’effetto deterrente è assicurato, buona la potenza della palla singola, un po’ meno il doppio colpo

All’inizio erano principalmente strumenti per l’addestramento force on force, con possibilità di impiego nella difesa abitativa non letale solo secondarie. Parliamo delle repliche della serie T4E (acronimo che significa training for engagement) di Umarex, concepite per sparare proiettili in gomma o in gesso frangibile o in plastica con “ripieno” di inchiostro macchiante. Poi, con la presentazione del revolver Hdr 50 all’Iwa 2018 (la prova, anche su “cavia umana”, è stata pubblicata su Armi e Tiro di dicembre 2018), è cambiato tutto: in questo caso la destinazione d’uso primaria è diventata la difesa abitativa (Hdr significa infatti Home defense revolver), non solo in virtù del calibro utilizzato (.50, cioè 12,7 mm, superiore rispetto al .43 utilizzato dalle pistole T4E originarie), ma anche grazie a una intelligente organizzazione della valvola del gas Co2 utilizzato per la propulsione, che consente di tenere inattiva la bomboletta usa e getta tipo selz fino a un istante prima dell’impiego, mantenendo al contempo la massima prontezza d’uso. L’arma (se così possiamo chiamarla, viste le sue peculiari caratteristiche e visto il fatto che è di libera vendita) è giunta in Italia con potenza inferiore ai 7,5 joule sul finire del 2018 ed è andata, fino a questo momento, letteralmente a ruba.
Al salone di Norimberga del 2019, Umarex ha deciso di “rilanciare” la propria stessa sfida, proponendo un’altra arma specifica per l’home defense in calibro ancor più grosso. Si tratta del “doppiettone” Hds, l’acronimo in questo caso sta per Home defense shotgun.
L’uso pratico di questi strumenti non letali di autodifesa stuzzica come poche altre cose i commenti sui social: e uno dei commenti che si legge più spesso è “seee… col cavolo che sparo uno di quei proiettili di gomma contro uno che ha la pistola vera”… O anche “seee… andare contro una pistola vera con uno di quei cosi è un suicidio”. Resterebbe solo il piccolo dettaglio che nessuno ha mai suggerito di impiegare uno di questi strumenti per difendersi da un intruso palesemente munito di arma da fuoco! L’unica difesa contro un soggetto munito di arma da fuoco può essere solo un’altra arma da fuoco. Esistono, tuttavia, una serie di situazioni nelle quali può essere vantaggioso avere a disposizione uno di questi strumenti, come l’Hdr o l’Hds: quando il soggetto intruso, per esempio, è a mani nude o è armato di coltello o di uno strumento di circostanza, “proiettare” questi proiettili di gomma può avere innanzi tutto lo scopo di reagire all’intrusione senza la necessità di entrare in contatto fisico con l’aggressore, cosa che per esempio sarebbe necessaria nel caso in cui si abbia a disposizione per esempio uno storditore elettrico, un coltello, una mazza da baseball, quello che vi pare. Rispetto ai proiettili non letali previsti per il calibro 12 (altro ritornello da social: “seee… allora a questo punto uso direttamente il 12”), c’è da considerare il dettaglio non secondario che questi “proiettori” sono di libera vendita e sono “sempre” non letali, qualsiasi sia la distanza di ingaggio, laddove invece molti prodotti per il calibro 12 definiti non letali, in realtà possono risultare letali se sparati a breve distanza. Questo ovviamente non perché ci importi in modo particolare dell’intruso, quanto piuttosto perché se l’intruso muore e si scopre che non era palesemente armato, la questione processuale si preannuncia tutta in salita (anche dopo la riforma di Salvini, fidatevi). Per contro, tra i dispositivi di difesa di libera vendita attualmente disponibili in Italia, non sono poi molti quelli che consentono da un lato di colpire l’intruso senza dover arrivare al contatto fisico e dall’altra di evitare conseguenze anche per il padrone di casa. Cosa, per esempio, tutt’altro che scontata quando si decide di utilizzare indoor lo spray al capsicum… magari ricordandosi un microsecondo dopo che era accesa l’aria condizionata in modalià bora di Trieste!

Come è fatto

L’arma utilizza gli stessi “pallini” (il termine in sé è ridicolo, viste le dimensioni, ma questo sono) calibro .68 del fucile a pompa T4E già presente nel catalogo Umarex. Due le versioni commercializzate, come anche per l’Hdr 50: una sotto i 7,5 joule, per i Paesi come l’Italia nei quali è tale il limite di energia cinetica che fa da confine tra la libera vendita e la necessità di porto d’armi, l’altra sotto i 16 joule, per gli altri Paesi (anche europei) nei quali il limite energetico per la libera vendita è più elevato o non sussiste del tutto. La struttura meccanica è estremamente semplice e prevede due canne basculanti ad anima liscia, che scattano in apertura tirando a sé un nottolino posto al di sotto dell’arma, più o meno al centro dell’astina (come fosse il comando di sgancio a pompa dell’asta di un fucile da caccia calibro 12 “vero”). Si introduce quindi una palla in gomma entro ciascuna culatta e si abbassa il complesso delle canne, facendolo scattare nuovamente in chiusura. Quella che nelle normali doppiette è la chiave di apertura, posta sul dorso, in quest’arma è invece il selettore delle canne, che ha tre posizioni: ruotato su un lato o dall’altro fa sparare la singola canna selezionata, mentre in posizione centrale fa sparare entrambe le canne simultaneamente. Per l’alimentazione della bomboletta del gas, si rimuove tramite la chiave Allen in dotazione il tappo sulla coccia dell’impugnatura, si introduce la bomboletta tipo selz di Co2 da 12 grammi usa e getta e si riavvita il tappo, serrandolo per bene con la chiave. A quel punto… l’Hds è ancora del tutto inutilizzabile, in quanto la bomboletta è ancora sigillata. Ed è previsto che sia così, perché in tal modo l’arma può rimanere carica ma nello stesso tempo al sicuro da eventuali micro-sfiati di gas, per giorni, settimane o mesi, garantendo che la bomboletta sia, ma soprattutto resti, sempre a pieno carico. Per attivare la bomboletta è sufficiente, come già con l’Hdr, dare un colpetto con il palmo della mano sul tappo-valvola, quest’ultimo fora il diaframma della bombola e la “accende”. Questa condizione è segnalata dalla protrusione di un cilindretto sul dorso della doppietta, alle spalle della leva del selettore. Se il cilindretto risulta a filo della superficie del dorso, significa che la bombola non è attiva.

Mire, sicura e scatto

L’arma in sé risulta estremamente basica, come se fosse un vero fucile a canne mozze. Quindi, diversamente dall’Hdr, che ha una vera dotazione (seppur striminzita) di tacca di mira e mirino, in questo caso a “guidare” il tiratore c’è solo una bindella finemente rigata tra le due canne, e nient’altro. Vero è che sotto l’astina, nella parte anteriore, è presente uno spezzone di Picatinny che consente eventualmente il fissaggio di un puntatore laser, ma viste le distanze di ingaggio il consiglio è, qualora proprio si dovesse appiccicare qualcosa su questa benedetta Picatinny, di piazzarci una bella torcia con molti lumen di potenza, che è in grado di disturbare un eventuale visitatore notturno non invitato molto di più di qualsiasi altra cosa. Anche la dotazione di sicure è ridotta al minimo, nel senso che non sono previsti comandi manuali, l’unica sicura è quella automatica sul grilletto, che impedisce movimenti alla leva di sparo se non si verifica una pressione intenzionale sulla parte centrale. Lo scatto è in sola Doppia azione, con una corsa un po’ particolare nel senso che è contenuta quasi come una Singola ma presenta un indurimento finale prima dello sgancio che può far ritenere, sulle prime, che si sia lasciata inserita una sicura manuale. Solo che… non c’è! Quindi insistendo con decisione, si ottiene la partenza del “pallone”.

La prova di tiro

La prova di sparo, svoltasi durante la hausmesse dell’importatore Bignami di Ora (Bz) è stata piuttosto frettolosa, purtroppo, ma ci ha comunque consentito di comprendere gli aspetti fondamentali di quest’arma. Nulla da segnalare sulla procedura di caricamento della bomboletta, è identica a quella dell’Hdr e molto affidabile. Per il bersaglio (un paglione sintetico da arcieria con sopra un bersaglio di carta sempre per il tiro con l’arco) avevamo a disposizione i “pallini” Black ball in gomma nera, con un peso dichiarato di 3,7 grammi (3,8 secondo altre fonti). Puntando al centro del bersaglio la linea ideale della bindella tra le canne, abbiamo riscontrato alla distanza di 5 metri una precisione decisamente valida, con due serie di colpi distanti tra loro circa 70 millimetri. Lo sparo della canna singola è decisamente secco e altrettanto lo è l’impatto sulle superfici, la palla si schiaccia e rimbalza ma, comunque, ha ceduto praticamente tutta la propria energia sul bersaglio, quindi anche nel caso in cui arrivasse addosso non fa male al tiratore. Purtroppo lo scatto non è “monogrillo selettivo”, nel senso che l’orientamento del selettore dorsale su un lato o sull’altro non comporta la scelta della “prima canna”, bensì comporta lo sparo solo di quella canna. Quindi per sparare la seconda canna occorre ruotare manualmente il selettore sull’altro lato. Niente di trascendentale, l’operazione si esegue in un istante, specialmente se l’arma è brandita con entrambe le mani (una sull’impugnatura, l’altra sull’astina). Con la modalità “colpo singolo”, la velocità alla bocca sviluppata è poco inferiore ai 60 metri al secondo, il che fornisce una energia di circa 6 joule: una bella botta di dissuasione, considerando che il revolver Hdr fa fatica a superare i 5 joule. Diversamente dalla volta precedente, cioè dal collaudo dell’Hdr, e in modo del tutto inspiegabile non siamo riusciti a trovare volontari per una prova su “cavia umana” tra gli armieri che erano in visita alla hausmesse Bignami, quindi l’indicazione che abbiamo ottenuto è necessariamente di tipo indiretto. Sta di fatto che se già con l’Hdr i risultati sulla pelle del nostro malcapitato volontario sono stati decisamente eclatanti, con un joule in più di energia e un diametro della sfera in gomma di circa 5 millimetri superiore, l’effetto persuasivo e dissuasivo può essere soltanto più efficace. O no? Per non parlare della deterrenza svolta dalle due volate cavernose spianate…
Siamo, per contro, rimasti un po’ delusi dalla modalità “doppio colpo”: purtroppo la valvola è unica e, dovendola “splittare” su entrambe le culatte, le due palle vengono sì sparate simultaneamente, ma con una velocità decisamente inferiore rispetto alla palla singola. Il problema è che l’energia cinetica dipende sia dalla massa, sia dal quadrato della velocità, quindi il calo in termini assoluti della velocità “pesa” sul risultato finale dell’energia cinetica molto di più di quanto potrebbe farlo la massa. Risultato, meno di 3 joule di energia per singola palla, che considerando che ne vengono sparate due fa comunque un totale di 6 joule, ma sul bersaglio manifesta effetti meno eclatanti. Sul nostro paglione, per esempio, lo schiocco delle due palle giunte in simultanea è risultato molto più ovattato ma, soprattutto, le due palle non sono riuscite a forare la carta del bersaglio, cosa che invece le palle sparate singolarmente erano riuscite a fare senza alcuna difficoltà. Ovviamente, è più difficile per un proiettile a bassa velocità forare la carta se quest’ultima è posta su un supporto rigido nel quale il proiettile non riesce a penetrare, ma il riscontro è stato del tutto analogo anche sparando su un paio di scatole di cartone da imballaggio impilate: con il “doppio colpo” le due sfere di gomma si sono fermate sul lato anteriore, mentre a colpo singolo la palla ha attraversato il lato anteriore e anche quello posteriore, trapassandola quindi da parte a parte. Per quanto riguarda la gestione della modalità di fuoco a colpo singolo, il suggerimento è quello di partire con la canna destra, in questo modo la coda del selettore si trova ruotata verso sinistra e, quindi, risulta più facile ruotarla con il pollice della mano destra per passare alla seconda canna. L’operazione inversa, pur sempre ovviamente possibile, è meno istintiva. Ovviamente se il tiratore è mancino, varrà esattamente il contrario.
La prova completa su Armi e Tiro di maggio 2019

Scheda tecnica


Produttore: Umarex, umarex.de
Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, fax 0471.81.08.99, bignami.it
Modello: Hds
Tipo: doppietta non letale
Calibro: .68
Funzionamento: mediante bombolette di Co2 usa e geta di 12 grammi
Alimentazione: a caricamento successivo
Numero colpi: 2
Canne: ad anima liscia, lunghe 190 mm
Lunghezza totale: 490 mm
Scatto: Doppia azione
Sicura: automatica sul grilletto
Mire: assenti
Materiali: polimero, interno in ottone e zama
Finiture: polimero nero opaco
Peso: 1.700 grammi circa
Prezzo: 189 euro, Iva inclusa
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