È doveroso precisare, prima di passare a una breve analisi sulle disposizioni integrative del calendario venatorio che la Lombardia non contesta in assoluto il ruolo di Ispra e non respinge sistematicamente le indicazioni dell’Istituto. Alcune prescrizioni vengono accolte, altre vengono recepite solo parzialmente e altre ancora vengono superate sulla base di una diversa valutazione tecnico – scientifica.
Le specie vengono suddivise in tre grandi gruppi: quelle per le quali il prelievo viene sospeso; quelle per le quali le regole vigenti vengono sostanzialmente confermate in accordo con Ispra e quelle per cui il prelievo viene mantenuto, talvolta introducendo limitazioni, ma discostandosi almeno in parte dal parere dell’Istituto. Per esempio: combattente e tortora selvatica restano sospesi; per tordo bottaccio, merlo, colombaccio, cornacchie, gazza e ghiandaia vengono invece confermate le disposizioni vigenti.
È proprio il terzo gruppo a rappresentare la parte politicamente, scientificamente e giuridicamente più interessante del documento.
La questione di fondo riguarda il Key Concepts Document, utilizzato in sede europea per individuare, tra l’altro, l’inizio della migrazione prenuziale delle specie migratrici.
Il dato Key Concepts è un riferimento scientifico di grande importanza, ma non deve essere trasformato in un dato immutabile e automaticamente vincolante quando esistono evidenze scientifiche diverse o più aggiornate.
Questo assunto è essenziale per capire quasi tutte le decisioni relative alle chiusure di gennaio.
La Regione richiama inoltre il parere favorevole del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, secondo il quale la Guida europea consente l’utilizzo di dati scientifici diversi dal KC nazionale, includendo pubblicazioni scientifiche, telemetria satellitare, bioacustica e citizen science.
È un passaggio di notevole importanza pratica: significa sostenere che la decisione amministrativa non debba necessariamente dipendere da un’unica fonte scientifica, ma possa derivare dalla valutazione combinata di più metodologie.
La relazione dedica molto spazio a una distinzione che, per il lettore non specialista, può sembrare tecnica ma è invece determinante: un uccello che si sposta verso Nord in inverno non è necessariamente già in migrazione prenuziale.
Gli spostamenti possono dipendere da disponibilità alimentare, condizioni climatiche, cambiamenti del sito di svernamento o semplici fenomeni di dispersione.
Da qui nasce una delle principali critiche metodologiche della Regione: secondo la relazione, alcuni dati utilizzati per determinare l’inizio della migrazione rischierebbero di confondere questi movimenti con la vera partenza verso le aree riproduttive. La conseguenza è evidente. Se uno spostamento invernale viene classificato come migrazione prenuziale, la data di inizio della migrazione viene anticipata e, di riflesso, viene anticipata anche la data oltre la quale non può essere esercitata la caccia. Questo è il cuore scientifico della controversia sulle chiusure di gennaio.
La telemetria satellitare
Da questo punto di vista il documento lombardo compie un’operazione particolarmente interessante: attribuisce un ruolo centrale alla telemetria GPS e satellitare. La Regione ricorda che attraverso un trasmettitore è possibile conoscere quasi giorno per giorno dove si trova uno specifico animale e ricostruirne l’intero movimento. La relazione contesta quindi l’idea che il numero relativamente ridotto di soggetti marcati renda necessariamente inutilizzabili questi studi ai fini della fenologia migratoria. Richiama inoltre lavori secondo i quali la marcatura non avrebbe prodotto differenze significative nelle date di partenza migratoria.
Per la beccaccia, per esempio, vengono richiamati studi condotti dall’Università di Milano e da altri soggetti, con dati anche della Lombardia e delle regioni confinanti, dai quali risulterebbero partenze verso i quartieri riproduttivi a partire dall’ultima decade di febbraio e non nel mese di gennaio.
Anche per il codone la relazione cita uno studio di telemetria condotto da Ispra in Veneto: la partenza più precoce indicata sarebbe il 12 febbraio e, al 25 gennaio, gli animali monitorati risulterebbero ancora nella Laguna di Venezia.
Dal punto di vista del dibattito venatorio, questo è forse uno degli aspetti più rilevanti dell’intera relazione: la Regione tenta di spostare il confronto dalla domanda “che cosa dice il KC?” alla domanda più ampia “che cosa dicono oggi tutte le evidenze scientifiche disponibili?”.
La questione della decade di sovrapposizione
Un secondo elemento strategico è la cosiddetta decade di sovrapposizione.
Ispra riconosce che la Guida interpretativa europea contempla in linea di principio questa possibilità, ma sostiene che debba essere dimostrata concretamente l’assenza di una effettiva sovrapposizione nel territorio regionale; diversamente, per varie specie acquatiche propone la chiusura al 20 gennaio.
La Lombardia adotta una lettura più flessibile. La decade rappresenterebbe il margine necessario per gestire un fenomeno biologico che non può essere ricondotto a una data matematica identica ogni anno e in ogni territorio.
Da questa impostazione dipende la conferma del 31 gennaio per numerose specie.
Gli anatidi: la scelta più evidente di discostamento da Ispra
Ispra aveva proposto, per un consistente gruppo di uccelli acquatici, l’apertura non prima del 1° ottobre e la chiusura al 20 gennaio, prendendo come riferimento le specie con l’inizio più precoce della migrazione prenuziale.
La Regione sceglie invece in molti casi il periodo 20 settembre-31 gennaio.
Per l’alzavola, per esempio, il prelievo viene confermato dal 20 settembre al 31 gennaio; dal 21 al 31 gennaio è però consentito esclusivamente da appostamento.
Lo stesso schema viene applicato alla canapiglia: 20 settembre-31 gennaio, con gli ultimi undici giorni limitati all’appostamento.
Analoga impostazione è prevista per germano reale e marzaiola. La logica regionale è duplice. Da una parte vengono utilizzati dati scientifici che secondo la relazione permettono di collocare più avanti la migrazione effettiva; dall’altra viene applicato un principio di omogeneità gestionale tra specie simili, soprattutto per evitare calendari estremamente frammentati.
La Regione richiama inoltre i censimenti IWC, sottolineando che varie popolazioni di uccelli acquatici sarebbero risultate stabili o in incremento durante anni nei quali la chiusura era già fissata al 31 gennaio.
Naturalmente questo non significa, in termini scientifici, che la data del 31 gennaio sia automaticamente sostenibile per qualunque specie: significa che questa è la motivazione utilizzata dalla relazione regionale per sostenerne la compatibilità.
Moretta: un modello di prelievo strettamente controllato
Molto interessante è la disciplina della moretta, perché qui non troviamo semplicemente un “sì” o un “no” alla caccia, ma un vero sistema di gestione adattativa. La caccia viene prevista soltanto dal 1° novembre 2026 al 20 gennaio 2027; esclusivamente da appostamento fisso; per cacciatori appositamente formati e abilitati; con massimo 2 capi giornalieri e 5 stagionali per cacciatore; con un tetto complessivo regionale di 237 capi; con divieto nelle Zps.
Ogni abbattimento deve inoltre essere comunicato giornalmente e la Regione prevede il monitoraggio progressivo del contingente, con avviso al raggiungimento dell’80% e interruzione del prelievo quando il plafond sta per essere raggiunto.
È una modalità di gestione molto diversa dal tradizionale calendario venatorio statico. Il numero di capi diventa un contingente regionale monitorato quasi in tempo reale.
Moriglione: prelievo fino a gennaio, ma con plafond regionale
Analogo meccanismo viene utilizzato per il moriglione. Il periodo previsto è dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, con massimo 2 capi al giorno e 10 stagionali per cacciatore e tetto complessivo regionale di 260 capi. Dal 21 al 31 gennaio la caccia è limitata all’appostamento. Anche in questo caso è previsto un monitoraggio giornaliero e l’interruzione prima del superamento del contingente.
Un elemento significativo è che la Regione non si limita a intervenire sulla pressione venatoria: la relazione dà conto anche dell’avvio di monitoraggi e di interventi di miglioramento ambientale degli habitat di moretta, moretta tabaccata e moriglione.
Questa parte è importante perché porta il discorso dalla semplice regolazione degli abbattimenti a un principio più ampio: gestione venatoria e conservazione dell’habitat vengono trattate come parti dello stesso sistema.
Pavoncella: ritorno al prelievo con un tetto estremamente preciso
Per la pavoncella il contrasto con Ispra è altrettanto evidente.
L’Istituto aveva indicato un tetto massimo di 649 animali e proposto il periodo 1° ottobre – 20 gennaio.
La Lombardia mantiene il limite regionale di 649 capi, ma consente il prelievo dal 20 settembre al 31 gennaio, fissando contemporaneamente un massimo individuale di 5 capi giornalieri e 20 stagionali. Anche qui il cacciatore deve comunicare giornalmente il prelievo e viene attivata la procedura di chiusura al raggiungimento del contingente.
È interessante osservare che la relazione richiama anche la valutazione europea del 2025, che avrebbe classificato come sostenibile l’impatto venatorio sulla specie con un risultato definito a “semaforo verde”.
Beccaccia: il caso più delicato
La beccaccia rappresenta forse il punto di maggior distanza tra Ispra e Regione. Ispra propone, in via generale, la chiusura al 31 dicembre, ammettendo eventualmente il 10 gennaio in presenza di adeguati monitoraggi. Ritiene invece incompatibile con il proprio quadro interpretativo andare oltre la prima decade di gennaio.
La Lombardia stabilisce invece:
20 settembre 2026-31 gennaio 2027, massimo 2 capi al giorno e 20 stagionali. Nel mese di gennaio la caccia è consentita soltanto negli ATC e nelle giornate di sabato e domenica; resta inoltre operativo il protocollo “Meteo Beccaccia”, che permette di tutelare la specie in presenza di condizioni climatiche avverse.
Qui la giustificazione scientifica basata sulla telemetria assume un peso decisivo. La Regione sostiene infatti che i movimenti realmente migratori inizino molto più tardi di quanto indichi il dato KC italiano.
Per tutto il mondo venatorio mi preme sottolineare una distinzione importante: la relazione regionale sostiene questa conclusione; ciò non significa che sia venuto meno il contrasto interpretativo con Ispra. Anzi, proprio la distanza tra le due valutazioni rende probabile che la questione continui ad avere rilevanza amministrativa e giudiziaria.
Quaglia: la Regione respinge la moratoria, ma riduce fortemente il prelievo
Ispra propone sostanzialmente di non consentirne il prelievo, richiamando il trend negativo dei carnieri lombardi.
La Regione non accoglie la richiesta di moratoria. Sostiene che, trattandosi di una specie migratrice, la valutazione dello stato di conservazione non debba essere effettuata esclusivamente sulla base del territorio regionale ma debba tenere conto della flyway e delle popolazioni interessate.
Non lascia però invariato il regime venatorio. Introduce una disciplina fortemente riduttiva: 20 settembre-31 ottobre, massimo 3 capi giornalieri e 20 stagionali. Nel periodo 20-30 settembre la caccia vagante con il cane è inoltre confinata a tre giornate settimanali, con chiusura alle 13.
Questo è un ottimo esempio della logica regionale: non sospendere quando si ritiene che non ne ricorrano i presupposti scientifici, ma ridurre fortemente la pressione venatoria.
Allodola: conservazione attraverso limiti, non attraverso la moratoria
Lo stesso schema viene applicato all’allodola. Ispra evidenzia il forte declino della popolazione nidificante e suggerisce una moratoria oppure, in subordine, massimo 5 capi giornalieri e 25 stagionali.
La Regione mantiene il prelievo ma lo riduce a: 1° ottobre-31 dicembre, massimo 10 capi giornalieri e 50 stagionali, limitando inoltre il prelievo alle forme da appostamento. La scelta è quindi più restrittiva rispetto al regime ordinario, ma meno severa rispetto alla proposta Ispra.
Tordo sassello e cesena: la battaglia sul 31 gennaio
Anche per i turdidi emerge la questione della migrazione prenuziale.
Per il tordo sassello viene confermato il periodo 20 settembre – 31 gennaio, introducendo un nuovo limite di 200 capi stagionali per cacciatore.
Ispra aveva invece sottolineato la necessità di anticipare la chiusura, soprattutto per la cesena, alla luce della revisione dei Key Concepts. La Regione fa leva ancora una volta sulla decade di sovrapposizione e su dati che collocherebbero più avanti l’effettivo inizio della migrazione.
Beccaccino e frullino: sostanziale conferma del regime ordinario
Per il beccaccino la Regione non introduce riduzioni: resta il periodo 20 settembre-31 gennaio e il limite giornaliero stabilito dalla legge regionale.
La logica utilizzata è quella dello stato di conservazione, dei trend rilevati e dell’assenza di sovrapposizione rilevante con i periodi biologicamente sensibili.
Che cosa emerge complessivamente dal documento
In conclusione è doveroso concentrare l’attenzione soprattutto su cinque principi, che rendono questa relazione tecnica adottata molto più importante di un semplice calendario annuale.
Primo: Ispra non viene considerato un’autorità che determina automaticamente il contenuto del calendario, ma un organo tecnico il cui parere deve essere seriamente considerato e dal quale la Regione ritiene possibile discostarsi con una motivazione scientifica adeguata.
Secondo: i Key Concepts non vengono trattati come una sorta di calendario normativo rigido. La Regione sostiene la possibilità di utilizzare dati scientifici territoriali e più recenti.
Terzo: cresce enormemente il peso della telemetria satellitare, che potrebbe diventare nei prossimi anni uno degli strumenti principali del confronto tecnico sui calendari venatori.
Quarto: emerge una nuova idea di gestione adattativa del prelievo. Moretta, moriglione e pavoncella non vengono semplicemente dichiarate “cacciabili”: vengono assoggettate a plafond regionali, rendicontazione giornaliera e chiusura immediata al raggiungimento del contingente.
Quinto: la Regione tenta di superare la contrapposizione elementare tra “caccia aperta” e “caccia chiusa”. Il documento utilizza strumenti intermedi: riduzione dei carnieri, restrizione delle forme di caccia, giornate limitate, appostamento obbligatorio negli ultimi giorni di gennaio, sospensione in presenza di gelo, formazione specifica dei cacciatori e monitoraggio degli abbattimenti.
Siamo di fronte ad un documento potenzialmente molto importante nel futuro contenzioso sui calendari venatori, perché cerca deliberatamente di costruire una motivazione articolata nei punti sui quali storicamente i provvedimenti regionali vengono più facilmente contestati: attendibilità delle fonti scientifiche, motivazione del dissenso da Ispra, migrazione prenuziale, applicazione dei Kc e proporzionalità delle misure adottate.
La vera novità, infatti, della stagione lombarda 2026-2027 non sono soltanto dieci giorni in più o in meno di caccia, ma il tentativo di fondare le decisioni venatorie su un sistema scientifico pluralistico, aggiornabile e verificabile specie per specie.
In altre parole, la Regione Lombardia sostiene che la tutela dell’avifauna non richieda necessariamente la soluzione più restrittiva in assoluto, ma la soluzione che possa essere scientificamente motivata, proporzionata e controllata nel tempo.




