di Massimo Vallini - 20 maggio 2019

Prova di maturità per il mondo armiero

Dopo le elezioni, tutti vorranno capire quanto sia stato importante l’apporto del nostro mondo rispetto al sostegno di candidati significativamente schierati a nostro favore

Considerando quanto hanno scritto i quotidiani e diffuso le televisioni sulla presunta lobby delle armi (“presunta” perché sappiamo bene che si tratta di una bufala creata ad arte), queste elezioni per il nostro settore rappresentano un banco di prova fondamentale. Importantissimo. Perché senz’altro, dopo, vorranno contarci. Vorranno capire quanto sia stato importante l’apporto del nostro specchiato mondo rispetto al sostegno di candidati, a esprimere preferenze significativamente schierate. È una prova di maturità del nostro settore che non so quanto sia stata percepita. Dai più senz’altro no. Pensateci bene: direttiva armi, legittima difesa, sicurezza, animali (più o meno da compagnia) non sono mai stati così presenti nel dibattito politico della campagna elettorale. E non c’è dubbio che schieramenti e partiti hanno avuto occasione di esprimersi o di segnalare un indirizzo e disegnare un profilo di elettore. Dunque dopo, a risultato delle urne acquisito, si potrà ipotizzare l’entità di un certo bacino elettorale rappresentato dai voti che esprime il nostro modo, i voti di noi cacciatori, tiratori, detentori di armi a vario titolo. Sull’entità e la consistenza di quel bacino si gioca una battaglia importante. È in gioco la credibilità di un settore che è sempre pronto a lamentarsi per i propri interessi legittimi troppo spesso bistrattati, per un’economia che rappresenta quasi mezzo punto di Prodotto interno lordo del Paese, ma fa sempre fatica a farsi ascoltare.
Dunque certe posizioni non sono comprensibili. Ci sono candidati che hanno indubbiamente dimostrato nel tempo una costanza di attenzione nei confronti del settore, tutto sommato anche almeno due partiti che non si sono nascosti, che non si sono tirati indietro e che tra le loro file hanno anche cacciatori e tiratori. Che certe associazioni di categoria vogliano mantenere neutralità, non stupisce: vogliono sempre poter dialogare con tutti. Anche se poi bisogna andare a vedere quale sia il successo di questa scelta. Almeno che, tali associazioni, diano orientamenti ai loro iscritti… Ma che poi altre associazioni cerchino, con un minimo di presunzione, di ricalcare la strategia per esempio della statunitense National rifle association mi lascia quanto meno stupito. L’idea dell’impegno scritto e controfirmato da parte del parlamentare su alcuni punti (non esaustivi e nemmeno così ben congegnati) abbiamo già visto cosa abbia prodotto dopo il salone Hit 2018: proprio la suggestione della nascita dell’idea di lobby… che è stata surrettiziamente utilizzata per una campagna diffamatoria nei confronti del settore e di chi aveva sottoscritto l’impegno. La National rifle association non si limita a fare tessere: dialoga con il potere e, dove riconosce adesione ai suoi principi, è anche in grado di supportare con forza i candidati attraverso donazioni, anche di piccola entità, da parte dei suoi iscritti. Qui si scimmiotta, sulla base di un supposto potere costruito sui like di Facebook, ma poi si supporta davvero? Vedremo. Io ritengo che sia molto meglio affidarsi a chi si conosce, senza usare la minaccia del boicottaggio. Nel concreto, dopo, dovremo essere noi, il nostro mondo, in grado di dare utili indicazioni alla politica. Cosa che finora è successa solo grazie a un lavoro sotterraneo e poco sinergico dei singoli, associazioni e “interessati” che fossero.
Non si può che rimarcare quanto questo voto sia importante per l’Europa di domani e per i nostri interessi appunto. Diamolo con onestà, serietà e attenzione. Scegliendo con cura la preferenza a scrivendola a chiare lettere.

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