Kenya: leoni sempre più erranti

Uno studio dell'Università danese di Aarhus ha evidenziato che la competizione tra i leoni del Kemya e le popolazioni di pastori Masai sta modificando ulteriormente il comportamento dei felini, con rischi per la sopravvivenza della specie

Non ha portato molta fortuna al Kenya, negli anni, aver completamente proibito qualunque attività venatoria. Infatti, lo dicono le ricerche, dal 1977, anno in cui il Kenya cedette alle lusinghe delle associazioni che spingevano per farlo diventare il primo Stato a proibire la caccia, lo Stato stesso ha perso circa 80% del suo patrimonio faunistico. Seguendo la favola del protezionismo assoluto, tutta la fauna ha perso completamente ogni valore per le popolazioni che ci vivono e che devono, tuttavia, sopportarne i problemi connessi.

Ultimamente è venuto fuori un problema ulteriore, con i leoni del Kenya. Che come ben si sa non sono per niente graditi dalle popolazioni sparse per gli immensi territori, oltretutto non aiutate dal turismo “volante”, che privilegia solo i territori dei grandi parchi e quelli intorno ai ricchi resort. Tutto il resto è terra di nessuno e accade di tutto. Infatti le terre abitate dai Masai hanno visto amplificare i tentativi di allontanamento dei leoni dagli stessi territori, in quanto i Masai sono da sempre dediti a una pastorizia abbastanza intensiva e invadente e che naturalmente non sopporta la presenza dei grandi felini perché, ancora più ovviamente, predano le mandrie. L’Università di Aarhus, in Danimarca, ha prelevato dati in sette aree protette relative a zone dove i leoni dovrebbero convivere con i Masai del parco Masai Mara, evidenziando una ulteriore modifica comportamentale dei leoni, determinata proprio dal conflitto con le popolazioni di pastori. Mentre prima, infatti, i leoni occupavano di notte le zone che le mandrie dei Masai occupavano di giorno, ultimamente i ricercatori hanno osservato un netto calo di presenze feline, in quanto questi temono sempre più le aree in cui le mandrie hanno pascolato. E questo sia di notte, sia di giorno. Il timore dei ricercatori è che i leoni finiscano per spingersi in aree troppo piccole, con ulteriori problemi di sopravvivenza per la specie. I leoni spariscono dalle aree frequentate dalle mandrie Masai perché hanno ormai metabolizzato a livello di imprinting il rischio rappresentato dai bocconi avvelenati che vengono sparsi per levare di mezzo tutto ciò che è pericoloso per il pascolo delle mandrie. Quindi il diradarsi dei leoni dalle aeree frequentate per il pascolo è la difesa passiva che i leoni stessi hanno applicato, visto l’alto pericolo che rappresentano per loro. Chi frequenta l’Africa, e ne conosce i problemi e i costumi, sa di questa piaga. E sa anche che, dove gli animali rappresentano solo problemi per le popolazioni, non hanno alcun valore per le medesime. Questo se lo mettano in testa tutti coloro che si sentono a posto con la coscienza a casa loro in Europa vietando la caccia agli animali più vecchi, cosa che porterebbe centinaia di migliaia di dollari da investire in tutela degli ecosistemi.