In Giappone inizia un periodo di vera paura in quanto si sta avvicinando il momento in cui gli orsi si sveglieranno dal letargo. Qui si parla di “coesistenza”, da distinguere rispetto alla tanto propagandata “convivenza” con la quale da noi si cerca di adeguare la mentalità degli italiani rispetto a orsi e lupi. Ovvero i grandi carnivori. Quello che il Giappone però deve cercare di invertire è il trend degli incidenti verificatisi solo nel 2025: 237 attacchi di orsi verso umani, con 13 decessi provocati in seguito a queste aggressioni. Il problema è amplificato dal fatto che l’espansione degli orsi è salita del 30-40% negli ultimi quindici anni. Addirittura nove ministeri si stanno occupando della gestione e delle sue possibili soluzioni. Di positivo c’è il fatto che in poco tempo si è passati da un approccio che prevedeva la cattura solo in caso di avvistamento a un’azione che si ripropone di avviare un contenimento numerico della popolazione di orsi. Nelle regioni di Tohoku, Kanto e Chubu, dove si sono verificati i più alti numeri di incidenti, la popolazione di orsi asiatici dovrà essere ridotta del 65% circa. Ovvero abbattendo il 20% degli esemplari annualmente. Le autorità hanno ulteriormente avvertito la popolazione del pericolo del risveglio degli animali dal letargo, fase appunto molto più preoccupante in quanto, appena svegliati, sono alla ricerca di cibo con più incisività senza andare molto per il sottile nel procacciarselo. Magari aggredendo umani o introducendosi in centri abitati alla ricerca. Le persone addette al controllo raggiungeranno le 2.500 unità, con un raddoppio delle gabbie di cattura che arriveranno a 10.000 unità. Il segretario capo di gabinetto giapponese, Minoru Kihara, ha dichiarato che “Daremo la priorità alla sicurezza pubblica”. Anche qui però stanno sorgendo dubbi, espressi tra gli altri da Kiyoshi Yamauchi, esperto di gestione della fauna, che vede nei programmi, organizzati troppo in fretta, un limite. Anche la formazione delle squadre suscita perplessità. Anche le comunità dei cacciatori locali denunciano che l’aumento del personale potrebbe essere inefficace senza competenze adeguate ed esperienza sul campo. Da tutto questo però possiamo mettere in risalto la differenza di approccio del problema, rispetto al parallelo nostro modello di gestione. Mentre qui si parla senza remore, o pianti animalisti, di abbattimenti con numeri veramente elevati, da noi si continua a voler gestire lo stesso problema in modo ideologico ed emotivo. Dimenticando sempre che l’interesse è quello della specie in toto, e non del singolo Bubu o Baloo. Poi che si tiene in primo luogo alla “sicurezza pubblica”, cosa altamente contestata sempre da noi. E che oltretutto nella gestione si parla di “coesistenza”. Molto differente dallo slogan fasullo nostrano della” convivenza”. Si può convivere con altri umani. Non con animali selvatici. Con i quali giustamente si deve “coesistere”. E infine che nel problema sono molto tenute in considerazione, e partecipi dell’esecuzione dei progetti, le comunità dei cacciatori. Cosa che da noi viene sempre osteggiata e ogni apertura in tal senso viene tacciata di “lobbismo”. Quando, se c’è un ricorso agli abbattimenti, debbono essere fatti e gestiti proprio da chi se ne intende, lo fa spesso ed è stato anche addestrato per farlo. Al contrario dell’affidamento della gestione a persone spesso poco abituate a queste operazioni e magari anche incompetenti nell’azione.
Giappone: orsi al risveglio, organizzati abbattimenti
In Giappone, il picco delle aggressioni di orsi a persone può verificarsi proprio in queste settimane, con il risveglio dei plantigradi dal letargo. In alcune province, disposto l’abbattimento del 65 per cento degli esemplari




