di Ruggero Pettinelli - 11 maggio 2019

Lo sport nel Dna

Con la canna lunga 133 millimetri, mire regolabili e ribassate e trigger stop, la Hs diventa una eccellente realizzazione per il tiro sportivo: morbida allo sparo, molto precisa e ben dominabile

1/8 La Xdm 9 Ss tan 5.25 calibro 9x21 è la più sportiva della serie Xdm del produttore croato.
Negli ultimi dieci anni, il mercato è stato invaso dalle semiauto polimeriche con percussore lanciato: pistole funzionali, destinate principalmente a impieghi operativi che, proprio per questo motivo, hanno ormai standardizzato la media delle lunghezze di canna tra i 4,2 e i 4,5 pollici per le cosiddette full size, privilegiando compattezza, maneggevolezza e portabilità, laddove ai tempi dell’acciaio la lunghezza di canna ritenuta normale per una full size era di 5 pollici (127 mm). Ciò detto, sempre un maggior numero di produttori di polimeriche striker fired ha saputo interpretare i propri progetti poliziesco-militari anche in chiave sportiva, proponendo versioni con canna e carrello più lunghi, scatto perfezionato e mire regolabili. Uno dei primi esempi in questo senso è stata la Glock 17L, oggi sostituita dalla 34, ma non possiamo non menzionare anche la Walther Q5, la nuova Smith & Wesson M&P9 2.0 e così via. Anche la croata Hs propone una accattivante versione “tiratrice” della propria serie Xdm, che rappresenta la conferma della grande versatilità e qualità della cellula di partenza.

Come è fatta

La Hs è una delle pochissime aziende produttrici di polimeriche striker fired a offrire oltre alla classica sicura automatica sul grilletto (che ne impedisce l’arretramento se non intenzionalmente premuto) e all’altrettanto sicura automatica al percussore, anche una sicura automatica dorsale, sul genere di quella resa celebre dalla 1911 Government. Oltre a ciò, la piastra posteriore di chiusura del carrello è provvista di un foro centrale dal quale protrude l’avviso di percussore armato e la presenza di una cartuccia nella camera viene segnalata da una apposita leva a bilanciere posta nella parte superiore del carrello, proprio alle spalle della finestra di espulsione. La leva si solleva in modo evidente contrastando con il fondello del bossolo, malgrado ciò non costituisce alcun impedimento alla mira. Questo accorgimento si è reso necessario per il fatto che l’estrattore è di tipo interno (come quello della Sig P220, per intenderci) e, quindi, non può fungere da avviso come accade in altre realizzazioni (per esempio sulle Glock da metà della Gen 3 in avanti).
La chiusura dell’arma è la classica geometrica a canna oscillante tipo Browning modificata: la canna è normalmente vincolata al carrello tramite l’interazione tra il bordo superiore della camera di cartuccia, squadrato, e lo spigolo anteriore della finestra di espulsione. Allo sparo, quindi, i due elementi rinculano solidali per un breve tratto, ma la culatta della canna è costretta a basculare verso il basso dall’interazione tra il tenone inferiore e un apposito piano inclinato ricavato nel blocchetto inserito nel fusto. L’abbassamento della culatta, dopo pochi millimetri di corsa retrograda (sufficienti a far scendere le pressioni a livelli accettabili), fa cessare l’interazione con il carrello, il quale quindi prosegue da solo la corsa retrograda estraendo ed espellendo il bossolo. La distensione della molla di recupero riporta in batteria il tutto, con conseguente sfilamento di un’altra cartuccia dal caricatore e relativa cameratura. La percussione è a percussore lanciato, con scatto in Singola azione. Il fusto è in tecnopolimero, con impugnatura caratterizzata da una texture dal grip particolarmente efficace, le guide di scorrimento per il carrello sono ricavate direttamente nel fusto polimerico per quanto riguarda la porzione dietro al caricatore, mentre anteriormente sono integrate nel blocchetto in acciaio che funge da attuatore per il basculaggio della canna e supporto del grilletto. Queste guide anteriori sono, in rapporto alle realizzazioni della concorrenza, particolarmente sviluppate in lunghezza, a garanzia di una perfetta assialità di scorrimento.
L’alimentazione è fornita da un caricatore bifilare a presentazione singola che, nonostante l’impugnatura non risulti particolarmente “spilungona”, ha la ragguardevole capacità di 19 cartucce. Lo sgancio può essere attuato indifferentemente dal lato destro o sinistro, per mezzo di due pulsanti, uno per lato, alla radice del ponticello.
Rispetto alle full size con canna di 4,5 pollici, questa versione per il tiro sportivo ha canna lunga ben 133 millimetri, pari a 5,25 pollici, e il carrello è stato prolungato allo stesso modo, giungendo quindi fino alla volata. Risulta, però, dotato di un’ampia finestratura nella parte superiore, in corrispondenza della metà anteriore della canna, allo scopo di mantenere invariato il peso rispetto al caricatore più corto e garantire, così, un funzionamento fluido con tutti i caricamenti tipici del 9x21. Per un preciso riposizionamento tra un colpo e l’altro, la canna è dotata nella parte anteriore di un ingrossamento anulare, che si innesta con precisione nel foro anteriore del carrello, garantendo giochi contenuti e una elevata precisione intrinseca.
Altra differenza e peculiarità della versione 5.25 rispetto alle varianti più combat è costituita dalle mire: il mirino, innestato a coda di rondine, è alto e squadrato e comprende un riferimento in fibra ottica di colore rosso; la tacca di mira è regolabile micrometricamente in altezza e derivazione, è spinata al carrello e profondamente incassata, garantendo così un assetto basso che favorisce l’istintività di puntamento.

Lo scatto

Lo scatto della versione 5.25 è quello standard della serie Xdm, quindi con grilletto arcuato dotato di sicura automatica; questa variante prevede, però, come dotazione standard l’aggiunta di un regolatore del collasso di retroscatto, costituito da un piolo avvitato al fusto, dietro al grilletto, sul quale quest’ultimo va ad appoggiare immediatamente dopo aver provocato lo sgancio del percussore. Nello specifico esemplare della prova, però, il grilletto di serie è stato sostitutito con un grilletto agonistico, più dritto e privo di sicura automatica, dotato a sua volta di un triggerstop tradizionale (il classico grano filettato al centro del grilletto). Quindi, quest’arma è addirittura dotata di due distinti triggerstop, caso pressoché unico…
Per quanto riguarda la scelta cromatica, l’esemplare della prova ha canna brunita, carrello satinato inox e fusto in colorazione tan, cioè ocra. L’arma è, tuttavia, disponibile anche con carrello brunito nero e con fusto di colorazione nera o verde oliva, dando così luogo a una discreta serie di combinazioni possibili.

La nostra prova

Oltre che di grilletto custom, l’esemplare messoci a disposizione dal distributore italiano, la Dtg di Cardano al campo (Va) è stato dotato di inserti grippanti all’impugnatura tipo Talon grip e scatto alleggerito sul limite inferiore del chilogrammo. L’allungamento del carrello non comporta, almeno a nostra sensazione, una significativa perdita di maneggevolezza e brandeggiabilità nel tiro action, per contro distribuisce diversamente il peso del carrello, in modo tale da spostare leggermente in avanti il baricentro, cosa sempre positiva in termini di contrasto al rilevamento e stabilità in punteria. Il beneficio che, però, a nostro avviso si riscontra immediatamente e in modo più avvertibile è relativo all’allungamento della linea di mira che, in combinazione con una tacca e un mirino davvero superlativi per dimensionamento, profilo squadrato e acquisibilità, consente da subito di trovare la “quadra” con questa Hs. Lo scatto, molto leggero (anche troppo, abbiamo avuto qualche mancata accensione), in combinazione con il doppio trigger stop (ma già quello di serie sul fusto è molto efficiente), ha fatto sì che in pratica con questa versione non fosse possibile strappare il colpo neanche mettendocisi d’impegno. E quando riempi il caricatore, scarrelli, ti accingi a sparare il primo colpo della tua vita con una nuova pistola, lo spari e scopri di aver colpito il centro esatto del bersaglio, be’, questo qualcosa vorrà pur dire…
I caricamenti che abbiamo selezionato per la prova sono stati abbastanza omogenei, nel senso che li abbiamo trovati tutti sul peso di 123-124 grani con palla ogivale: con palla blindata per Fiocchi (Classic line), Geco e Sellier & Bellot, più le Geco ramate, sempre con identico profilo e peso. A queste cartucce commerciali abbiamo voluto aggiungere anche una ricarica assemblata con una vecchissima palla Hardy & Fils calibro .356 ogivale di 124 grani in lega, assemblata con una dose allegra di Vectan Ba9 (5,5 grani, da ritenersi massima) e per di più cercando di svasare il meno possibile l’imboccatura del colletto, al fine di “pasticciare” la cartuccia finita il più possibile, con bave di piombo trafilato dalla palla, inserimenti sbilenchi con relativo bossolo “a banana” e così via. Lo scopo di questa apparente follia? Mettere alla prova la “digeribilità” dell’arma nei confronti di munizioni non esattamente impeccabili, che sono poi quelle che si troverà a dover mangiare un’arma non destinata all’impiego militare o di polizia, bensì all’impiego ludico-sportivo. Le reazioni allo sparo sono risultate morbide, pastose e molto progressive con tutti i caricamenti, le ricariche che hanno spuntato velocità superiori rispetto alle commerciali, sfondando il tetto psicologico dei 50 chilogrammetri, non ci sono sembrate particolarmente più violente, a distinguerle dalla massa delle commerciali una fiammata degna di un cannone napoleonico e una certa fumosità. Malgrado ciò, la deviazione standard è risultata contenuta (merito anche della lunghezza di canna) e i raggruppamenti sul bersaglio sono risultati gratificanti. La palma di miglior cartuccia va alle Geco blindate, pari merito sul secondo gradino del podio per Fiocchi e Sellier & Bellot, quindi la ricarica, infine le Geco ramate, che a fronte di una deviazione standard comunque molto bassa, proprio non ce l’hanno fatta ad andare d’accordo con la Hs. Succede.
L’impugnatura riempie molto bene la mano, senza per questo risultare eccessivamente spessa: buona cosa, a questo proposito, aver previsto un caricatore con corpo in metallo anziché in polimero: la disattivazione della sicura dorsale avviene senza alcun disturbo da parte della mano, che non registra una specifica pressione, in altre parole non ci si accorge neanche di averla.
E per quanto riguarda il funzionamento? Al di là di alcune mancate accensioni a causa dell’eccessivo alleggerimento del complesso delle molle di scatto e percussione, l’alimentazione è stata regolare anche con le cartucce “bananose” ricaricate, che non hanno causato incomplete chiusure e sono, pertanto, state digerite impeccabilmente.
La prova completa su Armi e Tiro di marzo 2019

Scheda tecnica

Produttore: Hs produkt, hs-produkt.hr
Distributore: Dtg, via Del Dosso 62, 21010 Cardano al Campo (Va), tel. 0331.73.14.68, dt-group.it
Modello: Xdm 9 Ss tan 5.25
Tipo: pistola semiautomatica
Calibro: 9x21
Funzionamento: chiusura geometrica a canna oscillante
Alimentazione: caricatore bifilare a presentazione singola
Numero colpi: 19
Lunghezza canna: 5,25 pollici (133 mm)
Lunghezza totale: 196 mm
Altezza: 148 mm
Scatto: Singola azione
Percussione: percussore lanciato
Mire: mirino innestato a coda di rondine con inserto in fibra ottica; tacca di mira regolabile a profilo basso
Sicura: automatica al grilletto, automatica al percussore, automatica dorsale, indicatore di percussore armato, indicatore di colpo in canna
Materiali: fusto in tecnopolimero, carrello in acciaio inox, canna in acciaio al carbonio
Finiture: carrello satinato, canna brunita, fusto a scelta nero, tan o verde oliva
Peso: 768 g scarica
Qualifica: arma sportiva
Prezzo: 880 euro, Iva inclusa

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