Fabarm Asper calibro 9,3x74R

Vai alla galleria delle fotoFabarm ha deciso di lanciarsi nel mercato della canna rigata e lo ha fatto a modo suo, cioè rivoluzionando un settore tra i più conservatori e tradizionalisti: quello degli express. L’obiettivo era ben preciso: realizzare un prodotto costruito con criteri tradizionali che, però, offrisse anche soluzioni innovative sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista estetico. «Ma il design», ci ha confidato Piero Torosan… [

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] Fabarm ha deciso di lanciarsi nel mercato della canna rigata e lo ha fatto a modo suo, cioè rivoluzionando un settore tra i più conservatori e tradizionalisti: quello degli express. L’obiettivo era ben preciso: realizzare un prodotto costruito con criteri tradizionali che, però, offrisse anche soluzioni innovative sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista estetico. «Ma il design», ci ha confidato Piero Torosani, quality product manager di Fabarm, «non può in alcun caso andare a discapito dell’ergonomia e della comodità d’uso sul terreno di caccia. Ecco perché nel nostro Asper gli spigoli vivi sono stati “banditi” da tutte le zone a contatto con il tiratore. Tutte le scelte estetiche sono state prese in ossequio alla funzionalità». Anche le caratteristiche balistiche sono in cima alle priorità e, per questo, Fabarm ha intrapreso una collaborazione con una nota azienda di Suhl (Germania), che provvede alla produzione delle canne rigate, alla loro installazione sul monoblocco (fornito da Fabarm) e alla regolazione della convergenza. «Abbiamo investito grandi risorse nella progettazione di nuove soluzioni per esaltare la balistica delle nostre canne lisce», ha proseguito Torosani, «quindi è evidente che anche nel settore della canna rigata i risultati sul bersaglio sono, per noi, importantissimi». La bascula, in acciaio, è stata “ereditata” dal sovrapposto Axis calibro 20 e condivide con quest’ultimo i due rinforzi laterali che, insieme con la parte anteriore della calciatura, formano due profili semicircolari di gusto moderno. Poche novità sulla chiusura, affidata all’ultracollaudato tassello basso su ramponi: il concentrato di high tech è, invece, la finitura, costituita da uno strato di titanio applicato con una tecnologia al plasma denominata Pvd (Plasma vacuum deposition, vedi Armi e Tiro di novembre 2004). Sono state trattate in questo modo la bascula con il relativo sottoguardia, la chiave di apertura, la leva della sicura e la croce dell’astina. Il grilletto e il relativo supporto sono, invece, rivestiti con zirconio (che conferisce l’effetto doratura), sempre con il sistema Pvd. A cosa servono questi procedimenti? Innanzi tutto, ad aumentare la durezza superficiale, ma soprattutto a conferire una resistenza all’ ossidazione superiore a qualsiasi altro trattamento, persino alla cromatura. Rigorosi test hanno dimostrato la perfetta resistenza dei pezzi dopo un’ esposizione di ben 1.500 ore in nebbia salina. La copertura in titanio è anche notevolmente resistente alle abrasioni e agli urti, conferisce inoltre un piacevole aspetto satinato antiriflesso. Anche la batteria è di tipo tradizionale, con cani interni a rimbalzo e doppio dente di scatto. In pratica, i cani sono trattenuti in posizione di armamento da un dente di scatto che si inserisce in un’apposita tacca sul cane. In caso di caduta dell’arma, teoricamente è possibile che il dente di scatto si sollevi quel tanto che basta da perdere la “presa”. In tal caso, è presente un secondo dente di scatto, più profondo, che intercetta il cane all’inizio del suo movimento di caduta. Questo sistema è ampiamente collaudato e agisce indipendentemente dalla posizione della sicura. Quest’ultima, a cursore, si inserisce facendola scorrere all’ indietro e agisce allontanando la barra di trasmissione collegata al grilletto dai denti di scatto. In tal caso, il grilletto non è bloccato, ma lo sparo è comunque impossibile. Le canne sono lunghe 553 mm e sono vincolate in culatta dal monoblocco, mentre anteriormente è presente un bindellino pieno di giunzione, saldato dalle volate fino all’inizio dell’astina. Volendo, si sarebbe potuto risparmiare mettendo, al posto del bindellino saldato, un sistema meccanico di vincolo delle canne che, tra l’altro, avrebbe consentito di “ritoccare” la convergenza anche in un secondo tempo, in base alle esigenze dell’utente. Questa soluzione, però, ha due contropartite: innanzi tutto, la regolazione della convergenza non è alla portata della maggior parte dei cacciatori e tiratori, quindi richiederebbe l’intervento di un armiere specializzato. In secondo luogo, cosa più importante, il sistema potrebbe perdere la taratura nel tempo, in seguito all’esplosione di parecchi colpi o, magari, in seguito a cadute sul terreno di caccia. Per questo, i tecnici Fabarm hanno preferito una costruzione tradizionale, con le canne saldate. La cameratura scelta per la prova è la più “corposa” tra quelle disponibili, cioè in 9,3x74R. Gli altri calibri offerti sono .30- 06, .30R Blaser e 8×57 Jrs. Per tutti i calibri, la lunghezza delle canne è la medesima (553 mm). La convergenza è tarata di fabbrica sui 100 metri utilizzando cartucce Rws con palla Brenneke Tug di 293 grammi. Questo non significa che sia impossibile utilizzare altre cartucce, ma in tal caso la distanza di convergenza (cioè la distanza alla quale le due canne tirano nello stesso punto) non è più di 100 metri, ma può essere maggiore o minore e deve essere trovata “sperimentalmente” dal tiratore. L’acquirente può, eventualmente, richiedere una convergenza a distanza diversa da 100 metri, oppure la taratura con cartucce differenti, ma in tal caso è previsto un sovrapprezzo. D’altro canto, su un express che costa meno di 2.500 euro è difficile pretendere caratteristiche “su misura”. Gli organi di mira sono tipici: il mirino, su rampa, è dotato di riferimento in fibra di colore rosso ed è montato su un bilanciere a molla che ne consente la regolazione in elevazione agendo su una vite anteriore. La tacca di mira, anch’ essa montata su una rampa posta a metà canna, ha una finestra a “U” dotata di tre riferimenti verdi in fibra (due ai lati della finestra e uno al di sotto). È innestata a coda di rondine e regolabile in derivazione. Ai riferimenti metallici si aggiunge la predisposizione per il montaggio dell’ottica. La Fabarm ha utilizzato una speciale slitta a sgancio rapido Recknagel che si fissa su apposite sedi ricavate direttamente nella parte superiore del monoblocco. Sono disponibili cinque tipologie di slitta: con anelli di un pollice (25,4 mm), con anelli di 30 mm, con attacco Zeiss, con attacco Swarovski o con attacco Weaver. Il prezzo di questo componente non è popolare (375 euro), ma dobbiamo ammettere che si tratta di un pezzo di alta meccanica. Nel corso della nostra prova abbiamo verificato il mantenimento della taratura dopo ripetuti smontaggi. I due nottolini per lo sgancio sono, tra l’altro, dotati di denti elastici di sicurezza che impediscono l’allentamento sotto l’ effetto del rinculo o durante il trasporto sul terreno di caccia. Lo scatto è del tipo monogrillo inerziale non selettivo: questo significa che non è possibile selezionare la canna da far sparare per prima. Questa caratteristica ha un’utilità con i sovrapposti a canna liscia, con canne dotate di differenti gradi di strozzatura e, magari, caricate con cartucce di differente grammatura di piombo. Con l’express, non ci sono strozzature e, se si utilizzano cartucce diverse tra una canna e l’altra, la convergenza va a farsi benedire. Ecco, quindi, perché non si usa l’invertitore dei cani. Lo scatto è inerziale nel senso che è il contraccolpo dello sparo della prima canna a far scattare il selettore sulla seconda canna. Il grilletto è regolabile su sei posizioni allentando un piccolo grano. Lo scatto è caratterizzato da un primo tempo corto e leggermente grattante, con un secondo tempo netto, piuttosto pulito e di peso intorno ai 2.000 grammi. Nel corso della prova a fuoco abbiamo percepito un peso leggermente superiore per lo sgancio del cane della seconda canna, ma quasi impercettibile. Si tratta, comunque, di uno sforzo di trazione più che adeguato per il rispetto della sicurezza senza compromettere la precisione. L’ express è arma istintiva per eccellenza e scatti match di 500 grammi sarebbero inutili e controproducenti. Il design dei legni è l’aspetto più caratterizzante nel primo approccio con l’arma. La calciatura è a pistola allungata, con particolari pannelli zigrinati di presa. La zigrinatura è eseguita a laser e, invece delle solite cuspidi a losanga, è costituita da una serie di semisfere. L’effetto ottico è innovativo, ma la presa risulta leggermente meno salda con mani sudate o bagnate. Il calciolo è in gomma morbida, molto utile per smorzare le “cannonate” del 9,3x74R. L’astina ha un profilo a coda di castoro appena accennata ma, soprattutto, subisce un brusco restringimento nella metà anteriore, che consente una presa veramente decisa alla mano debole. Il pulsante di sgancio è profondamente incassato, scongiurando qualsiasi ipotesi di azionamento accidentale. Come accade ormai per tutta la gamma di armi Fabarm, anche la calciatura dell’Asper ha subito il trattamento Triwood. In sostanza, il legno (noce) riceve un primo trattamento impermeabilizzante, quindi vengono applicate, per mezzo di un complesso procedimento, venature a inchiostro che conferiscono al legno l’appeal di una radica senza, per questo, richiedere gli esborsi finanziari necessari all’acquisto di pregiate essenze. Conclude il trattamento l’apposizione di diverse mani di una speciale vernice acrilica. Quest’ultima ha il vantaggio, rispetto alle tradizionali vernici poliuretaniche, di non sfogliare con il tempo e garantisce la massima protezione dall’acqua e dagli urti o sfregamenti. La finitura applicata è del tipo Gloss 100, più lucida rispetto alla Triwood normale e destinata ai fucili di lusso. Il nostro test si è svolto presso la Galleria del tiro di Lograto (Bs), alla distanza di 50 metri. Abbiamo utilizzato la slitta con anelli di 30 mm con un’ottica Kahles Helia Csx 1,5-6×42 con reticolo illuminato. Le munizioni scelte sono state, ovviamente, quelle utilizzate per la convergenza di fabbrica, Rws Brenneke Tug di 293 grs. Questi simpatici “confettini” hanno sviluppato una velocità di 656,8 m/sec (misurata a circa un metro dell’arma), contro una velocità dichiarata dall’azienda di 695 m/sec. Il dato di fabbrica, però, si riferisce a una canna di 600 mm, mentre quella in prova ne misura circa 50 in meno. L’energia corrispondente è stata di 417,8 m/sec. Il rinculo è vigoroso, non si può negare, ma il profilo della calciatura fa in modo che si scarichi in orizzontale, consentendo di mantenere l’arma in punteria per una rapida ripetizione del colpo. La pala del calcio è dotata di un appoggiaguancia senza Montecarlo, non molto rilevato, che si è dimostrato azzeccato sia nel tiro con mire metalliche, sia con l’ottica. Per contro, avremmo preferito un’ impugnatura a pistola più chiusa, mentre l’astina si è dimostrata semplicemente eccellente. Queste considerazioni sono, ovviamente, del tutto personali e possono variare anche di molto da persona a persona, in funzione della complessione fisica e delle abitudini di tiro. La maneggevolezza è eccellente, grazie alle canne non troppo lunghe l’ingombro totale è inferiore al metro. Per contro, la vampa di bocca è risultata inferiore alle aspettative e per nulla fastidiosa, malgrado la penombra della linea di tiro indoor. I bossoli di risulta vengono restituiti praticamente nuovi (segno di ottima esecuzione della cameratura e di head space corretto), con appena un accenno di affumicatura alla bocca. La percussione è di buona potenza, perfettamente centrata per la prima canna, appena eccentrica per la seconda canna. Gli estrattori automatici (di serie) proiettano l’ottone a circa tre metri di distanza dietro al tiratore. I risultati sul bersaglio sono stati in linea con la classe dell’ arma. In tiro lento mirato, in appoggio, abbiamo ottenuto concentrazioni di due colpi (prima e seconda canna) in 50 mm. Considerando che la convergenza è studiata per una distanza doppia rispetto a quella del nostro test, riteniamo il risultato di tutto rispetto. La distanza di 50 metri, d’altro canto, è stata scelta per simulare uno scenario venatorio reale di caccia al cinghiale. In tale contesto, è più facile eseguire stoccate sui 35-40 metri che tiri lunghi sul limite degli 80-90 metri. Per verificare la precisione intrinseca dell’ arma, abbiamo deciso di eseguire una prova di rosata un po’ atipica, sparando tre colpi consecutivi con la sola prima canna. In tale condizione, il raggruppamento è stato di 35 mm, senz’altro gratificante. Bisogna riconoscere che le canne hanno subito un riscaldamento modesto malgrado il diametro non eccessivo (12,80 mm in volata) e, soprattutto, hanno garantito uno scostamento del punto di impatto molto limitato a canna calda. Tra l’altro, il numero di colpi sparato nel corso del nostro test è sicuramente enorme in rapporto ai colpi sparati da un cacciatore medio nel corso della battuta. [

] L’articolo completo, con molte più foto, lo trovate su Armi e Tiro di luglio 2005. [

] Produttore: Fabarm spa, via Averolda 31, 25039 Travagliato (Bs), tel. 03.06.86.36.32, fax 03.06.86.36.84, www.fabarm.com Modello: Asper Tipo: express sovrapposto Calibro: 9,3x74R (disponibile anche in .30-06, .30R Blaser, 8×57 Jrs) Funzionamento: batteria con cani interni a rimbalzo Chiusura: tassello basso su ramponi Lunghezza canne: 553 mm Estrattori: automatici Mire: mirino in fibra ottica su rampa, regolabile in elevazione; tacca di mira a “U” regolabile in derivazione con riferimenti in fibra ottica; predisposizione per il montaggio dell’ottica Scatto: monogrillo inerziale non selettivo Lunghezza totale: 990 mm Peso: 3.249 grammi (rilevato sull’esemplare in prova) Numero del Catalogo nazionale: 15.261 (arma da caccia) Materiali: acciaio al carbonio, calciatura in noce Finiture: canne brunite; bascula, chiave, sicura, sottoguardia trattati al titanio con sistema Pvd; grilletto trattato allo zirconio con sistema Pvd; calciatura con vernice acrilica Triwood Gloss 100 Optional: slitta per ottica Prezzo: 2.400 euro, Iva inclusa; slitta per ottica 375 euro