Il senato boccia, Anpam “viva preoccupazione”

L’Anpam ha reagito all’abrogazione dell’articolo 1 del decreto n. 79 nella fase di conversione da parte del senato con un comunicato che esprime preoccupazione: “Il Senato della Repubblica”, si legge nel comunicato

 

L’Anpam ha reagito all’abrogazione dell’articolo 1 del decreto n. 79 nella fase di conversione da parte del senato con un comunicato che esprime preoccupazione: “Il Senato della Repubblica”, si legge nel comunicato, “ha soppresso tutte le norme che riguardavano il settore delle armi per il mercato civile nel decreto-legge 20 giugno 2012 n. 79, impedendo così che venissero attuate alcune disposizioni problematiche per il settore. Tuttavia l'Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam – Confindustria) esprime viva preoccupazione per la mancata attribuzione al Banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia della sua naturale funzione di riconoscimento delle armi comuni da sparo, poiché ciò mantiene la situazione di incertezza amministrativa che blocca il settore e causa danni e perdite agli operatori interessati. L’Anpam ricorda che secondo il recente studio dell’Università di Urbino il settore armiero sportivo e civile italiano impiega direttamente circa 2200 aziende con un dato complessivo di addetti che sfiora i centomila lavoratori e un valore di quasi 8 miliardi di euro annui. L'Anpam si augura che la Camera dei deputati in sede di conversione in Legge del suddetto decreto colmi il vuoto normativo nel senso indicato, approvando un testo semplice che attribuisca al Banco le competenze necessarie a garantire il rispetto della legge e della normativa comunitaria, fornendo a imprese, cittadini e amministrazione un quadro normativo certo e stabile”.

In realtà, il senato ha espresso l’auspicio che il governo “ponga in essere gli atti necessari affinché a seguito dell’abrogazione del catalogo nazionale la qualificazione di armi comuni da sparo derivi dall’articolo 2 della legge 110 del 1975 e dalle categorie B, C e D dell’allegato 1 della direttiva Ue 91/477 e la commercializzazione/importazione di nuovi modelli avvenga, a seguito di istanza degli interessati attestante le caratteristiche d’arma di cui sopra e la verifica tecnica del Banco nazionale di prova da attuarsi su ogni esemplare commercializzato e importato, salvo che la medesima procedura non sia stata effettuata da analogo organismo di prova riconosciuto dall’ordinamento nazionale”. La preoccupazione di Anpam per la ripresa del commercio è quindi legittima, ma auspicare che l’unica soluzione per sbrogliare la matassa sia ricorrere al “patrocinio” del Banco appare come quella di un condannato a morte che sia impaziente di mettersi da solo il cappio al collo…