Una delle ultime manifestazioni di interesse per il nostro ddl di riforma della legge sulla caccia è comparso sul sito GognaBlog, sul quale Greenpeace ha potuto esternare una massa di idee ben confuse, opinioni senza fondamento e soprattutto rendere consapevoli gli italiani, o chiunque legge, che non sempre chi difende la natura, la conosce. La foto del cervo morto (vedi foto) posta evocativamente all’inizio dello scritto, infatti è addirittura di un cervo coda bianca americano, che dalle nostre parti non s’è mai visto neanche in uno zoo. Complimenti. Ma questo è solo il preludio. Il meglio arriva dopo quando, partendo dalla presunta lobby della caccia, mentre ci ricordano che siamo soltanto lo 0,5 per cento della popolazione, ci ripresentano l’assioma secondo il quale le spiagge italiane “saranno come il far west”. Ovvero la mattina, secondo Greenpeace, ci dovremmo ritrovare a litigare con la signora che vuole mettere l’ombrellone tra i nostri stampi per le anatre. Si passa all’esaltazione della legge 157/92, sulla quale tuttavia ne avevano dette negli anni di cotte e di crude. Invece adesso diventa una legge “nata per proteggere”. Si accorgono alcune righe dopo, che la caccia si estenderebbe anche “a spiagge e boschi”. Incredibile. Addirittura ai boschi? Perché fino adesso non si poteva? E poi “ridurre il ruolo di chi garantisce valutazioni indipendenti sulla fauna, come l’Ispra”. Noi vorremmo ridurre cosa dice l’Ispra? Ma non sono sempre loro che fanno carte false per andare contro la suddetta Ispra quando dice, con cognizione, che va abbattuto quell’animale (orso problematico), o che quell’altro (il lupo) va gestito? Ovviamente poi si indignano perché qualcuno toglierebbe loro la possibilità di andare a insultare cacciatori o distruggere attrezzature, sedi e circoli. Addirittura multandoli di 900 euro. Non lo sapevate? Non sono reati, sono guerre sante, non si può certo punire chi sia reo di non pensarla come loro. Poi ci ricordano tutte le infrazioni alle quali andremo incontro dall’Unione europea, con rispettive multe. Tacendo invece sul fatto che intanto paghiamo quelle che per colpa loro ci hanno già affibbiato, perché non interveniamo sull’eradicazione di specie aliene e invasive. Ma poi, dulcis ma ancora non in fundo, ci ricordano la biodiversità. Dimenticando, ma forse non l’hanno mai capito, che questa la si protegge soltanto regolando i numeri delle specie proprio per garantire “diversità”. Per combattere tutto questo, la soluzione c’è: dobbiamo donare. Dare soldi. Perché senza soldi, qui non si salva nessuno. Ce l’aspettavamo. Come ci aspettavamo che ancora si taccia sul fatto che noi cacciatori da sempre paghiamo per mantenere la biodiversità e l’ambiente con tutte le tasse che versiamo. Sono questi quelli a cui dovremmo delegare la protezione, la salvaguardia del nostro ambiente e delle nostre specie? Che non sanno, e nemmeno controllano, che cavolo di cervo mettono sul comunicato perché tanto quelli a cui parlano nemmeno conoscono la differenza tra un cervo e un ferro da stiro? La differenza tra noi e loro c’è. E si vede…




