Il sogno diventato realtà

La più potente carabina semiauto disponibile sul mercato civile è sbarcata anche in Italia: calibro supersonico fin oltre 2.000 yard e precisione sotto il minuto d’angolo. È il massimo, in tutti i sensi

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L’imponente Barrett M82A1 calibro .416 Barrett è la più “potente” carabina semiautomatica oggi disponibile in Italia. 

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La storia di quest’arma nasce all’inizio degli anni Ottanta da un “colpo di fulmine” per una coppia di mitragliatrici Browning calibro .50 Bmg installate su di una motovedetta che Barrett, all’epoca fotografo professionista, immortalò per conto di un armiere (la fotografia gli valse anche il primo premio della Tenneessee professional photographer association ed è ancora appesa ai muri dell’azienda). Tale “incontro”, fece scoccare la scintilla per quella cartuccia tanto potente e precisa, fino a quel tempo relegata alle sole mitragliatrici di reparto o di bordo (escludendo alcune carabine artigianali a ripetizione ordinaria). L’intuizione di Barrett fu che il .50 Bmg si potesse utilizzare su armi di precisione realmente portatili, per tiro a lunga distanza e impieghi “antimateriali”.

Gli anni Ottanta erano certamente il periodo giusto per un fucile esasperato, in grado di rappresentare la reaganiana potenza degli Stati Uniti d’America di quel tempo ma, a parte queste considerazioni personali, probabilmente, anche le imprese compiute dal sergente sniper dei marine Carlos N. Hathcock con la propria Browning M2 modificata e dotata di ottica 8x (durante la guerra del Vietnam effettuò vari abbattimenti confermati a distanze superiori ai 2.000 m), contribuirono a far credere nel progetto.

Superando non poche difficoltà iniziali, nel 1982, nacquero i primi prototipi del fucile semiautomatico calibro .50 Bmg e dopo un breve periodo di affinamento del progetto, arrivò il definitivo modello M82. Oltre agli sportivi che volevano farsi notare con quanto di più esagerato si potesse imbracciare, anche i militari non tardarono ad apprezzare le qualità balistiche dell’arma. Dapprima l’esercito svedese, nel 1989, acquistò un centinaio di esemplari dell’M82, l’anno successivo fu la volta dell’esercito statunitense il quale, adottò l’arma designandola successivamente M107. Proprio in mano statunitense, l’M82 dimostrò immediatamente le proprie potenzialità in compiti “antimateriali” e heavy sniper, prima nell’operazione Desert shield, poi nella successiva operazione Desert storm. Il resto è storia: in pochi anni, il modello M82 (nelle varianti A1, A2, A3 evolutesi nel recente modello M107) assurse a universale simbolo di “potenza”, mentre l’azienda Barrett firearms manufacturing, da piccolo laboratorio semiartigianale, oggi è divenuta una consolidata realtà internazionale.

Attualmente, la famiglia di armi Barrett dedicata all’impiego sportivo e venatorio è importata e distribuita dalla Bignami di Ora (Bz) che ci ha gentilmente messo a disposizione un esemplare di M82 A1 calibro .416 Barrett per effettuare la prova a fuoco alla distanza intermedia, per il calibro, di 550 metri.

Benché il sistema di chiusura a corto rinculo di canna con acceleratore per il portaotturatore, il percussore lanciato e il sistema d’armamento del percussore stesso appaiano ispirati alla mitragliatrice Browning M2, l’M82 ha seguito una propria linea evolutiva. Il sistema di chiusura è dato dall’otturatore rotante con tre alette in testa che s’innesta all’interno della barrel extension. L’otturatore presenta una possente unghia estrattrice e relativo espulsore a pistoncino e le dimensioni (che in questo caso contano), non lasciano dubbi sulla solidità di tale componente. La rotazione d’apertura/chiusura dell’otturatore, pari a 60 gradi, è determinata dall’interazione tra il perno posto nella parte inferiore del portaotturatore e la camma a piani inclinati ricavata nel codolo dell’otturatore. Il portaotturatore è piuttosto complesso in quanto, a differenza della maggior parte delle carabine semiautomatiche, integra il sistema d’apertura ma anche il dispositivo di armamento dei congegni di scatto, costituiti dal percussore lanciato e parte della catena di scatto. L’arma, infatti, non si avvale del classico cane interno poiché, sia la resistenza degli inneschi delle cartucce calibro .50 Bmg e .416 Barrett, nonché l’eventuale massa di un percussore sufficientemente lungo e resistente per offrire un’adeguata affidabilità, avrebbero richiesto l’impiego di un cane di esagerata massa con relativa molla dal carico eccessivamente elevato per offrire uno scatto decente. Il percussore lanciato impiegato dallo M82, come nelle moderne pistole striker fired, permette percussioni sicure e uno scatto in linea con le aspettative. L’armamento del percussore avviene in fase d’apertura del portaotturatore grazie a una leva a bilanciere la quale, inferiormente, intercetta la leva di collegamento dello scatto mentre la porzione superiore rispetto al proprio fulcro, agisce sul dente d’armamento interno al codolo del percussore. Tale sistema scongiura eventuali spari accidentali in fase di chiusura (slam fire), poiché il bilanciere mantiene in posizione di sicurezza il percussore fino alla completa chiusura dell’otturatore stesso. La posizione d’armamento è, comunque, successivamente mantenuta dal dente di scatto a ghigliottina il quale, inferiormente, è azionato dai leveraggi collegati al grilletto.

Sul lato sinistro del porta otturatore è presente una lunga e massiccia leva con funzione di acceleratore. Questo è il cuore del sistema di funzionamento dell’arma, poiché l’acceleratore (o moltiplicatore di moto), durante l’arretramento (di circa 25 mm) del complesso canna, otturatore e portaotturatore, cagiona la repentina accelerazione retrograda di quest’ultima componente rispetto alla canna, permettendo il completamento del ciclo funzionale da parte del complesso di chiusura. L’acceleratore è fulcrato superiormente al carrello mentre, in chiusura, la parte inferiore si inserisce nella propria sede posta nel castello. Nella zona mediana, l’acceleratore è interessato dall’asta mobile di collegamento incidente sulla culatta. Tale impostazione meccanica permette al portaotturatore di raddoppiare la propria velocità d’arretramento rispetto alla velocità di rinculo della canna, mentre proprio lo sforzo necessario ad attuare tale accelerazione, concorre a diminuire lo shock di fine corsa della canna stessa. Alla mitigazione delle reazioni allo sparo, contribuiscono due potenti molle a trazione poste sotto la canna, le quali diminuiscono la velocità d’arretramento della canna portandola a valori compatibili con l’impiego di una molla d’armamento dell’otturatore di non eccessiva resistenza (assimilabile a quella di una molla per Ar10).

Il grande vantaggio di questa organizzazione meccanica, rispetto ai sistemi a sottrazione o sfruttamento diretto dei gas, oltre alla capacità di dissipare e ammortizzare gran parte del rinculo percepito dal tiratore, è quella di permettere all’arma di accumulare pochissima sporcizia interna alla meccanica, a tutto vantaggio dell’affidabilità e facilità di manutenzione. Manutenzione agevolata dalla realizzazione del castello in due componenti che, per motivi pratici, potremmo definire upper e lower receiver. Entrambi sono realizzati in ottimo acciaio stampato con solida giunzione tra i due semicastelli attuata da un incastro anteriore e due spine passanti, una mediana posta anteriormente all’alloggiamento del caricatore e una posteriore a ridosso del calciolo. L’upper supporta la canna tramite il blocchetto anteriore e il blocchetto d’arresto posteriore sito in prossimità della camera di cartuccia. I due blocchetti permettono lo scorrimento della canna la quale, nelle zone di contatto, è precisamente rettificata. Anche se lo scorrimento della canna è guidato con estrema precisione dai due supporti, per garantire il perfetto riposizionamento della canna stessa, dopo ogni colpo, essa viene forzata in posizione d’avanzamento dalle due citate molle poste inferiormente. Ciò permette di mantenere inalterato l’azzeramento dell’arma anche se la canna non è fissa e anche all’aumentare della temperatura della stessa. La canna, lunga 737 mm (29”) e con diametro in volata pari a 29 mm presenta nove solchi longitudinali d’alleggerimento utili, anche, per dissipare velocemente il calore generato dallo sparo. L’anima è cromata con rigatura destrorsa dal passo costante pari a 305 mm (1:12”) e termina con la volata rifinita in modo esemplare.

In luogo del classico freno di bocca a due camere d’espansione con sfiati angolati verso la parte posteriore, in volata è avvitato il nuovo freno di bocca dedicato al calibro .416 Barrett, a sezione circolare con 3 camere d’espansione e altrettante feritoie di sfiato per lato. L’angolazione delle pareti interne della prima finestra è sensibilmente rivolta in avanti per evitare che i gas di sparo colpiscano il volto di altri tiratori garantendo, comunque, un’efficientissima riduzione del rinculo pur assicurando un impeccabile funzionamento dell’arma. Sempre al semicastello superiore è fissata la rail a standard Picatinny inclinata di 27 Moa, dotata di 60 slot integrante, anche, i congegni di mira metallici di emergenza, costituiti da diottra e mirino ribaltabili. Il lower integra le guide di scorrimento del carrello, parte dei congegni di scatto, l’impugnatura, il calcio e l’alloggiamento per il caricatore. Quest’ultimo è bifilare a presentazione alternata della capacità di 10 cartucce e presenta incastro anteriore e aggancio posteriore attuato dalla consueta leva a bilanciere. Realizzato in solida lamiera d’acciaio, vanta una lunghezza interna pari a quella delle munizioni calibro .416 Barrett. Anche se le dimensioni del serbatoio sono le medesime di quello dedicato al calibro .50 Bmg, per aumentare l’affidabilità della componente, nella parte anteriore interna è stato installato un riduttore in materiale sintetico.

Meraviglioso è stato anche lo scenario paesaggistico offerto dall’Appennino parmense, ove abbiamo provato il fucile su piastre e bersagli cartacei alla distanza di 600 yard, presso l’azienda faunistica venatoria “la Pastoria” di Salsomaggiore terme, nel cui territorio si trova anche l’armeria Parabellum di Fabio Gualtiero Pagani e nella quale è possibile usufruire di spazi attrezzati per cimentarsi in tiri dai 100 m a 1.100 m. Purtroppo, la foschia presente nell’area in cui sono installati i bersagli alla maggiore distanza, non ha permesso di sfruttare tutto il potenziale del munizionamento .416 Barrett. L’esplosione dei circa 180 grs di polvere impiegati per spingere le palle monolitiche Cutting edge di 452 grs a 860 m/sec dell’unico caricamento commerciale attualmente disponibile, hanno fatto letteralmente tremare il terreno ma, anche al cospetto di tali forze in gioco, la spalla non ha vacillato.

Il rinculo percepito è estremamente contenuto, apparendo equiparabile a quello generato da una carabina Ar10 in calibro .308 Winchester. Pertanto, anche in presenza di un calibro esasperato, allo sparo la carabina americana è risultato estremamente stabile e per nulla punitivo.

Il lavoro ingegneristico alla base dell’arma non ha tradito le aspettative e, scorgendo il bossolo che abbandona la finestra di espulsione con traiettorie sempre uguali, si ha la netta sensazione dell’affidabilità garantita dalla perfetta messa a punto della Barrett M82A1 in calibro .416 Barrett.

A tal proposito, fugando eventuali dubbi in capo a qualche scettico tiratore, giova evidenziare che il calibro in commento non è nato quale “ripiego” per i Paesi o Stati degli Usa nei quali il .50 Bmg è proibito ma, viceversa, ha seguito una propria evoluzione quale calibro destinato ai soft target da ingaggiare a distanze superiori ai 1.000 m. Distanza oltre la quale, il “piccolo” di Casa Barrett è in grado di esprimere prestazioni balistiche superiori al classico 12,7x99 mm.

Come accennato, la prova è stata limitata unicamente dalle condizioni meteorologiche ma, a 550 metri, abbiamo costantemente raggruppato serie di 5 cartucce in meno di 1 Moa e facendo regolarmente “suonare” i ferri posti a tale distanza, del diametro di 30 cm. In definitiva, l’impressione di tiro è stata quella di un’arma estremamente equilibrata, precisa e costante in cui, la collaudata meccanica, ha reso la prova a fuoco particolarmente piacevole.

Se a ciò uniamo anche l’esclusività del calibro e l’aspetto iconico del fucile, non si può non sognare di possederne un esemplare.

La prova completa su Armi e Tiro di novembre 2019

Produttore: Barrett Firearms Manufacturing Inc., barrett.net

Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, bignami.it

Tipo: carabina semiautomatica

Modello: M82A1

Calibro: .416 Barrett

Impiego specifico: tiro a lunga distanza

Alimentazione: caricatore prismatico amovibile bifilare

Numero colpi: 10

Scatto: diretto, in due tempi

Percussione: percussore lanciato

Sicura: manuale a leva sul lato sinistro del fusto

Lunghezza canna: 737 mm

Lunghezza totale: 1.400 mm

Organi di mira: rail a standard Picatinny inclinata 27 Moa con mire flip-up integrate. Mirino a palo e diottra regolabile

Peso: 14.900 grammi scarica

Qualifica: arma sportiva

Prezzo: 16.139 euro, Iva inclusa (versione Flat dark earth, 16.499 euro)

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