Come si ricorderà il 23 aprile del 2026 Lucia Tognela, donna di 59 anni, è stata ritrovata sbranata con evidenti ferite da morsi di animali. È accaduto nella frazione di Trivigno, comune di Tirano in provincia di Sondrio. La signora era solita percorrere quel tragitto per effettuare jogging. Furono subito incolpati 4 cani dogo argentini, più un quinto frutto di un incrocio, spesso presenti in zona. L’autopsia disse che era deceduta per “shock emorragico per aggressione violenta di animali”. E avendo anche visto, così si disse allora, tracce di sangue su più di uno dei dogo, furono incolpati loro e messi sotto sequestro. I cani erano di un cittadino che fu naturalmente incolpato del fatto. Ora logica vorrebbe che sia relativamente facile sapere se i 5 cani siano i colpevoli: bastava prelevare i vari Dna sulla bocca dei cani e le tracce biologiche che risultano dalle ferite sul corpo della vittima. Naturalmente i suddetti dogo furono prelevati e rinchiusi in un canile della Comunità Montana di Sondrio in osservazione.
Dopo pochi giorni fu confermata l’assoluta normalità di tutti gli esemplari, per niente aggressivi. Anzi, il comportamento docile degli animali si è confermato sia tenendoli rinchiusi separati, sia una volta rimessi in gruppo. Questo è testimoniato dai veterinari che li hanno accuditi e osservati.
Le analisi sono state affidate ai Ris di Parma. La domanda che in particolare gli organi di informazione locali si stanno facendo in questi giorni è: essendo passati “solo” 6 mesi, e di norma occorrendo massimo una ventina di giorni per avere risultati di Dna attendibili, e trattandosi di un caso così eclatante, come mai a oggi non sono state depositate le risultanze?
Fin dall’immediatezza dei fatti fu subito ritenuta attendibile la possibilità di una aggressione da orso, magari una femmina con piccoli al seguito, visto che nei dintorni di Trivigno era stata vista una femmina con due cuccioli. Un altro esemplare è stato fototrappolato ben due volte a circa 20 km di distanza nei giorni immediatamente successivi. Una distanza molto facilmente percorribile da un plantigrado in poco tempo. Da quanto si sa, malgrado i 5 cani fossero soliti transitare liberi e gironzolare nella zona dove fu trovata morta la povera signora, mai nessuno, a memoria d’uomo, aveva avuto problemi incontrandoli. Oltretutto il tragitto della signora deceduta era da sempre lo stesso, la sua passeggiata si svolgeva sempre su quel percorso. Difficile che fosse la prima volta che incontrava i cani e, se avesse avuto problemi con essi già in precedenza, avrebbe poi continuato e ripercorrere da sola sempre la stessa strada? Chiunque avrebbe fatto una denuncia o cambiato zona. Per cui, svariati elementi depongono a sfavore della tesi dell’aggressione dei cani “imputati”.
In compenso alcuni dei presenti al ritrovamento hanno successivamente dichiarato che il corpo presentava diversi segni di unghie distanziati tra loro, tipici di un plantigrado. Tracce che nessun dogo o altro cane di qualunque razza, lascerebbe, non avendo artigli minimamente compatibili per forma, dimensioni e distanza, con quelli di un orso.
Per tutto questo, si potrebbe dopo tanto tempo avere i risultati dei vari Dna che ormai dovrebbero essere pronti e riconfermati per dare la soluzione del caso e liberare dalle relative responsabilità, casomai, cani e padrone? O l’ipotesi che sia stato un orso è così grave che si ha timore a esplicitarla?




