C’è un vantaggio ad andare avanti con gli anni ed è quello di vederne tante, di nuove. Questa ci ha proprio sorpreso: ricordate quanto ha fatto notizia la costruzione dei primi robot a forma di cani? Certo, interessante. Fanno cose veramente sorprendenti: molto adatti, come poi è stato dimostrato, per compiti di polizia, ispezioni di locali o zone ritenute pericolose, per le forze dell’ordine. Meglio rischiare una macchina che rischiare di perdere una vita umana o di un operatore a quattro zampe in carne e ossa.
Cosa c’entra questo con la tutela faunistica italiana? Be’, c’entra, perché in Veneto è stato avviato un progetto nel 2024, realizzato con il Centro Levi Cases dell’Università di Padova per la sperimentazione, volto a trovare sistemi di dissuasione per le predazioni del lupo utilizzando tecnologie ottiche, sonore ed elettromagnetiche. Su un preventivo di 105.803 euro, ne sono stati poi aggiunti altri 182.000 per l’ausilio progettuale dell’Università di Sassari, che integrerebbe il progetto. Il tutto servirebbe a salvaguardare le circa 700 malghe, classificate “patrimonio culturale del Veneto”. Per attuare ancor più efficacemente la tutela delle malghe contro i lupi, il direttore di Veneto Agricoltura Gianluca Fregolent ha annunciato l’arrivo, nel quadro del progetto, di un dispositivo cane robot: si chiama Spot, di Boston Dynamics. È alimentato da una batteria di circa trenta kg che fornisce circa 90 minuti di autonomia, è capace di reagire a situazioni diverse, con agilità e stabilità. Si muove bene al buio, con pioggia e fango.
Non vogliamo sminuire le capacità di questa macchina, ma anche se avesse tante altre prerogative oltre a quelle annunciate, non pensate anche voi che su terreni rocciosi, dirupi, ghiaioni eccetera opererebbe molto meglio un cane in carne e ossa, come quelli che da qualche migliaio di anni sono adoperati a tale scopo? Anche perché in Giappone, che non per niente pensiamo molto più avanti in queste tecnologie di noi, questi cani robot sono stati molto enfatizzati per il problema che hanno con gli orsi. Oltre a modelli statici, notoriamente falliti, ci sono stati quelli mobili che assicuravano molte funzioni intimidatorie. Tipo luci lampeggianti, ululati, ringhi e altri 50 suoni differenti. E tante altre doti, quali anche la possibilità di chiamare a rinforzo altri “simili”. Risultato? Molte rovinose cadute e test che hanno chiarito che dopo 3 giorni gli animali (quelli veri…) nemmeno li curavano più. Quindi il Giappone, tra il 2025 e il 2026, ha dovuto abbattere circa 14.000 orsi. Quindi visto tali risultati, il costo, che sembra si attesti per gli androidi veneti in circa 70.000 euro ciascuno, si potrà ritenere giustificato? O come sta accadendo in questi mesi, si rivelerà l’ennesimo espediente di brevissima durata e di scarsissima efficacia, come reti elettrificate, recinti e altri espedienti incruenti? A oggi l’unico sistema di contenimento efficace, perché fa memoria per tutta la specie (quindi anche gli esemplari non direttamente abbattuti), è l’abbattimento diretto degli esemplari in sovrannumero. Con il costo di un solo lupo robot, quanti indennizzi e quanto personale adatto si pagherebbe che risolverebbe il problema come fanno in moltissime nazioni, che poi andiamo a scoprire che gestiscono la fauna meglio di noi?




