Riordino Uits: Armi e Tiro in audizione alla Camera, segui la diretta

Ci sarà anche il direttore editoriale di Armi e Tiro, Giulio Orlandini, tra coloro i quali saranno auditi oggi, dalle 11, alle Commissione cultura della Camera dei deputati. Porteremo le criticità da noi evidenziate nel testo del decreto legge 108, che vi anticipiamo

Ci sarà anche il direttore editoriale di Armi e Tiro, Giulio Orlandini, tra coloro i quali (insieme ai candidati all’elezione per il consiglio direttivo Uits Igino Rugiero, Elena Anna Sportelli e Valentina Turisini) saranno auditi oggi, dalle 11, alle Commissione cultura della Camera dei deputati, per l’esame dell’iter di conversione del decreto legge n. 108 che, all’articolo 8, contiene il riordino dell’Uits. Porteremo le criticità da noi evidenziate nel testo, che vi anticipiamo.

Per guardare l’audizione in diretta, CLICCA QUI.

Questo il testo della relazione che il direttore Giulio Orlandini ha preparato per l’audizione in Commissione cultura:

Dalla formulazione del titolo (Disposizioni urgenti per il riordino dell’Unione italiana Tiro a segno), emergono alcune delle incongruenze e delle contraddizioni dell’articolo 8 del decreto 108 del 26 giugno 2026. Nel comma 1. si fa riferimento che “al fine di riordinare l’assetto ordinamentale dell’Unione italiana tiro a segno e di assicurare la separazione tra le funzioni istituzionali e quelle sportive, ferma restando l’unitarietà soggettiva dell’Ente e la natura giuridica di ente pubblico di natura associativa”, ma più che di separazione appare opportuno parlare di vera e propria “centralizzazione” di tutte le funzioni con conseguente esautoramento pressoché completo delle sezioni Tsn da ogni facoltà decisionale.

Lo stesso comma 1 punto b) prevede la creazione dell’Istituzione sportiva: sorprende che una disciplina di rango olimpico, che ha portato al Coni e all’Italia medaglie in parecchie edizioni dei Giochi, sia ridotta a “organismo strumentale dell’Unione italiana Tiro a segno, la cui gestione è conforme ai principi contabili generali adottati dall’Unione italiana Tiro a segno”. Scelta che mette in discussione l’autonomia e, quindi, la stessa efficacia operativa, ma che appare anche in contraddizione con le disposizioni del Coni per quel che concerne la governance delle federazioni sportive e delle discipline sportive affiliate. Perché al comma 14. si introduce il criterio che “tutte le cariche degli organi dell’Istituzione sportiva sia centrali sia periferiche sono svolte a titolo gratuito”? L’evidente sperequazione con il presidente nazionale dell’Uits, al quale spetterà, invece, un’indennità di carica, ma anche con i presidenti delle federazioni affiliate al Coni, rafforza il grave pregiudizio che l’attività di Tiro a segno ludica e di vertice sarà privata di dignità sportiva e costretta in una condizione di subalternità a un’autorità non sottoposta al giudizio dei tesserati all’Istituzione sportiva.

In più passaggi del decreto, appare evidente l’assoluta perdita di autonomia decisionale che colpirebbe le sezioni del Tiro a segno nazionale, sulle quali si fanno ricadere responsabilità che non trovano riscontro nella realtà. Al comma 1. lettera f) si fa riferimento alla previsione “di un comitato tecnico di vigilanza sulle sezioni del Tsn, il cui presidente è designato dal consiglio generale…”. L’ennesimo passaggio che non rende più efficiente il sistema, ma, al contrario, lo centralizza e lo appesantisce, dimenticando che esiste già un’articolazione territoriale dell’Uits che si chiama Comitato regionale, al quale sarebbe sufficiente assegnare compiti chiari ed efficaci.

Uno dei passaggi più discutibili tra quelli contenuti nell’articolo 8 del decreto è quello che riguarda la creazione dell’ispettore Uits, una figura non necessaria, visto che i compiti a lui assegnati sono gli stessi che da decenni sono svolti dal presidente della sezione Tsn, senza che tale attribuzione abbia generato criticità o malfunzionamenti. Paradossale, poi, che “presso ciascuna sede della sezione del Tsn opera un ispettore Uits, nominato dalle medesime”. Si aggiunge, poi, che “l’ispettore Uits svolge la propria attività in maniera autonoma, esclusiva e continuativa…”. Qual è l’esigenza di creare una nuova figura per la parte cosiddetta istituzionale che, nei fatti, andrebbe a sovrapporsi con quella del presidente della sezione, generando un inutile e sicuramente dannoso dualismo tra una figura nominata (l’ispettore Uits) e una eletta dai soci della sezione (il presidente di sezione)? Come si può parlare di svolgere la “attività in maniera autonoma” da parte dell’ispettore Uits se sarà la stessa sezione a sostenere i costi del suo compenso? La realtà rappresentata dalle oltre 250 sezioni del Tsn in Italia non è quella descritta con i “casi” di Milano e Roma, ma quella che vede operare sul territorio decine di sezioni medie, piccole e piccolissime, che possono contare sul contributo di 120, 150 e 200 soci. A queste sezioni, che spesso affidano l’apertura delle linee per l’addestramento dei cosiddetti “soci obbligati” a volontari e pensionati, sarà del tutto impossibile sostenere le spese per l’ispettore Uits, anche a causa di un netto taglio delle entrate, che il decreto va a destinare, in parte, al mantenimento dell’organo centrale Uits.

Pensare, poi, che l’ispettore Uits debba “essere presente a tutte le operazioni di addestramento e deve certificare personalmente tutte le fasi che costituiscono l’attività finalizzata al rilascio delle abilitazioni e non può delegare ad altri le proprie mansioni” risulta del tutto inattuabile. Attualmente, esistono già coloro che sono sempre presenti nell’attività di addestramento e si chiamano istruttori istituzionali, alla cui formazione provvede già proprio la stessa Uits, attraverso la rete dei formatori Uits. Così come esiste già la figura di colui che è chiamato a certificare l’esito positivo dell’addestramento: si chiama presidente di sezione Tsn.

L’articolo 8 del decreto in più parti sembra voler puntare sulla delegittimazione della figura del presidente dei Tsn più che puntare a un’efficace riorganizzazione dell’ente centrale. Attualmente, il presidente della sezione non solo ha la responsabilità della certificazione dell’avvenuto addestramento dei soci obbligati, che comunque passa il vaglio delle massime autorità competenti sul territorio, come sono Questure e Prefetture; ma le normative vigenti assegnano agli stessi presidenti di sezione compiti esclusivi come le peculiari modalità per l’acquisto di armi e munizioni; la responsabilità, anche penale, per il rispetto delle norme in tema di sicurezza degli impianti (vedi normative antincendio, smaltimento piombo etc etc); la responsabilità nella compilazione fedele del bilancio. Il tutto con la necessità di rendere conto del proprio operato ai soci della sezione, ma anche all’Uits e ai ministeri vigilanti, come previsto dalle normative in vigore. Basterebbero tutto ciò per spiegare che la figura del presidente non può essere ridotta a una macchietta o a una fastidiosa presenza da sminuire e superare.

Difficile capire come e perché la figura dell’ispettore Uits dovrebbe svolgere meglio queste funzioni. Vale la pena ricordare che, non di rado, alla guida delle sezioni Tsn sono eletti uomini, in servizio o in quiescenza, delle forze di polizia nazionali e locali, nonché appartenenti delle forze armate.

Appare addirittura pericolosa la previsione di affidare anche a non meglio precisati “enti od organismi federati” l’attività addestrativa. Le sezioni Tsn possono contare su un rapporto di stretta collaborazione ultradecennale con le massime autorità competenti sul territorio; nonostante questa posizione, nessuno pretende il monopolio della parte relativa all’addestramento, ma così come impostato il decreto creerebbe una clamorosa asimmetria derivante dalle rigide prescrizioni sulla sicurezza imposte alle strutture di tiro nei Tsn e la realtà di altre strutture destinate a ospitare forme sportive di altre discipline di tiro con armi da fuoco.

Desta preoccupazione e parecchie perplessità il comma 15. in cui si scrive che “i beni mobili e immobili destinati al funzionamento delle sezioni di tiro a segno nazionale e allo svolgimento delle relative attività addestrative e sportive restano nella disponibilità dell’Unione italiana tiro a segno, che ne disciplina l’utilizzo, l’amministrazione, la conservazione e la destinazione secondo quanto previsto dalla legge, dallo statuto, dal regolamento di amministrazione e contabilità e dagli atti di affidamento della gestione delle sezioni. I soggetti affidatari della gestione delle sezioni utilizzano tali beni esclusivamente per le finalità previste dalla legge, dallo statuto e dagli atti di affidamento, senza che ciò comporti acquisto di diritti dominicali o di disponibilità autonoma incompatibili con le attribuzioni dell’Unione italiana tiro a segno”.

Si scrive “restano” sebbene sia di tutta evidenza che questi beni non sono mai stati nella disponibilità dell’Uits, mentre al contrario lo sono delle sezioni del Tsn, sotto la responsabilità del presidente pro tempore. Tale disposizione, che asseconda un chiaro intento dirigista, va oltre l’ordinamento giuridico italiano. Se non è un esproprio, poco ci manca. Da un punto di vista giuridico, non è facile coniugare quello che, di fatto, è un “comodato forzoso” a favore dell’Uits con i fondamenti del diritto civile relativamente al principio di proprietà. La gran parte, se non la totalità, dei materiali e dei beni, in primis le armi destinate all’attività sportiva, non sono di proprietà del demanio militare o di altro ente pubblico e men che meno sono di proprietà dell’Uits: sono di proprietà delle sezioni Tsn, in quanto soggetti autonomi.

Se appare gestibile la previsione (comma 3.) che “I beni appartenenti al demanio dello Stato che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, risultino già dati in uso gratuito alle sezioni di tiro a segno nazionale, sono concessi in uso a titolo gratuito all’Unione italiana tiro a segno, che li destina alle finalità istituzionali e sportive previste dalla legge” ben più difficile appare l’obiettivo di concedere all’Uits i beni “di altro ente pubblico”: non tutte le sezioni del Tsn, infatti, insistono su terreno del demanio militare, tant’è che molte risiedono su terreno di proprietà di amministrazioni comunali o di province autonome. Amministrazioni pubbliche che, in alcuni casi, hanno investito anche somme di denaro (è il caso del Tsn di Bolzano, acquisito nel 2025 dalla provincia autonoma, che si accollerà anche ingenti costi di ristrutturazione) e che per questo appare non scontato assecondino la disposizione contenuta nel decreto.

Più di una perplessità scaturisce anche laddove si precisa che nessun maggiore costo è previsto in conseguenza del riordino. Difficile pensare che non aumenteranno le quote per coloro che sono obbligati a seguire i corsi di addestramento (polizie locali e guardie giurate), costi superiori che saranno a carico sia degli istituti di vigilanza sia delle amministrazioni comunali e provinciali per l’addestramento degli appartenenti alle polizie locali. Anche chi deve ottenere l’idoneità al maneggio delle armi molto probabilmente vedrà aumentare il costo complessivo del corso, dal momento che una quota dei proventi (25%) di queste attività sarà destinata all’area istituzionale dell’ente e le sezioni, che dovranno anche farsi carico del compenso dell’ispettore Uits, saranno costrette ad apportare aumenti alle quote.

CONCLUSIONI
Nel 2009, quando fu necessario l’intervento del parlamento per correggere la decisione di classificare la Uits come ente inutile, Lucio Malan, all’epoca senatore del pdl, nonché relatore nella commissione competente, sostenne l’opportunità che l’approvazione definitiva di quel regolamento “fosse preceduta da un’ampia consultazione delle sezioni di Tiro a segno nazionale e che fosse verificata la compatibilità del nuovo assetto con il rispetto del principio di sussidiarietà, costituzionalmente garantito”.

Oggi come allora, il cosiddetto riordino dell’Uits non può che passare da un articolato percorso parlamentare, che preveda prima di tutto il coinvolgimento della base, rappresentata dalle sezione del Tiro a segno nazionale e dei loro soci, e non deve essere contenuto in un decreto-legge, mancando il requisito dell’urgenza.

Il mondo dei Tsn comprende l’esigenza di ammodernamento del sistema, ma non può assecondare la dissoluzione di un modello che per decenni ha svolto un delicato compito per conto dello Stato, non incidendo in alcun modo sulle finanze pubbliche e svolgendo un servizio fondamentale pere la collettività. Un lungo periodo in cui a mancare è stato il supporto di quell’Unione italiana tiro a segno alla quale leggi dello Stato e alcuni articoli del Testo unico dell’ordinamento militare già affidavano, in collaborazione con i ministeri vigilanti (Difesa ed Economia e Finanze), il fondamentale ruolo di vigilanza e controllo. Vigilanza e controllo che sono stati in più ambiti disattesi proprio dall’Uits, una responsabilità che questo decreto vuole scaricare sulle sezioni del Tsn che mai hanno fatto mancare la loro opera nella diffusione dello sport del Tiro a segno di vertice e ludico e mai hanno fatto venir meno il delicatissimo ruolo per l’addestramento di polizie locali e degli addetti alla cosiddetta sicurezza sussidiaria (guardie giurate). Alla luce di quanto sopra esposto, sorprende come ci si appelli alla “urgenza” per il riordino della Uits, quando la complessità e la delicatezza degli argomenti in discussione meriterebbero un’attenta e condivisa trattazione.

Nel pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione assegna a questa commissione, chiedo al signor presidente e agli onorevoli membri che ne fanno parte di considerare l’opportunità di stralciare l’articolo 8 per affidare il riordino a un percorso parlamentare ordinario, a seguito di consultazioni con i principali attori del sistema.