L’odissea che sta vivendo il Tsn di Milano non sembra neanche avvicinarsi a un approdo sicuro. Anzi, il recente provvedimento (17 giugno scorso) adottato dal commissario straordinario dell’Uits, Walter De Giusti, contribuisce a mantenere le acque nelle quali è destinato a navigare, profonde e agitate. Parliamo del provvedimento con il quale è stata disposta la proroga del mandato del commissario straordinario del Tsn di Milano, Katia Arrighi, fino al 17 giugno 2027. Questo malgrado il fatto che ormai alcuni mesi or sono si sono svolte regolari elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo. Consiglio che, tuttavia, l’Uits non ha mai formalmente ratificato.
La motivazione della proroga del mandato commissariale consiste, secondo quanto si legge nel provvedimento stesso, nel fatto che l’avvocato di due candidate escluse ha richiesto all’Uits di “adottare ogni misura correttiva necessaria a garantire il rispetto della quota minima di un terzo del genere meno rappresentato nel consiglio direttivo, ivi inclusa, ove necessario, la proclamazione delle candidate classificate in posizione utile ai fini del riequilibrio di genere”. A questa richiesta ha fatto seguito l’iniziativa assunta dallo stesso commissario straordinario Uits di adire la sezione consultiva del Collegio di garanzia dello sport del Coni di pronunciarsi “circa l’obbligo della Unione italiana Tiro a segno di adeguare il proprio statuto e/o lo statuto delle sezioni con la previsione che anche negli organi elettivi sezionali sia garantita la presenza di componenti di genere diverso in misura non inferiore a 1/3 del totale dei componenti, senza conteggiare le frazioni decimali”.
Di conseguenza si è ritenuto opportuno prorogare il mandato commissariale “in attesa che il collegio di garanzia dello sport renda il parere richiesto”.
La motivazione sottesa alla decisione di proroga del mandato commissariale appare particolarmente sorprendente, atteso il fatto che, a oggi, il Coni dispone la necessità di assicurare la rappresentanza della componente femminile almeno in misura del 30 per cento per i consigli federali e non per le singole Asd che fanno parte della federazione. Difficile, tra l’altro, sostenere che una eventuale necessità giuridica di modifica dello statuto debba avvenire in modo retroattivo a elezioni già svolte. Sarebbe a questo punto interessante capire quante sezioni Tsn in Italia effettivamente rispettino la proporzione del 30 per cento di consigliere donne, perché nel caso in cui dovesse prospettarsi un parere “estensivo” da parte del Collegio di garanzia, l’unica conseguenza possibile è che debbano essere commissariate praticamente tutte le sezioni Tsn d’Italia, in attesa di modificare gli statuti e indire nuove elezioni con le relative “quote rosa”.
Essendo il provvedimento relativo alle “quote rosa” in seno alle federazioni del Coni entrato in vigore nel 2018, sorge a questo punto spontanea la domanda circa il perché l’attuale commissario straordinario Uits, che per 12 anni è stato segretario generale Uits, si accorga solo adesso del problema dell’applicabilità diretta alle sezioni dell’obbligo del 30 per cento di quote femminili.




