Coltelli: la montagna ha i “santi”, ma… gli altri?

Anche L’Avvenire si aggiunge al Cai nel criticare la normativa sui coltelli nel decreto sicurezza: è importante tuttavia ribadire che oltre all’uso in montagna ci sono numerosi altri contesti legittimi di impiego che non vanno penalizzati

L’uso in montagna del coltello ha indubbiamente i suoi “santi protettori”, in riferimento alle penalizzazioni contenute proprio sul porto di tali strumenti nel decreto sicurezza n. 23 del 2026. Oltre al Club alpino italiano, infatti, si aggiunge anche L’Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, nel sottolineare l’importanza dell’impiego dei coltelli nei contesti di montagna, sia per il semplice escursionismo, sia per il soccorso. Nell’articolo dell’Avvenire, in particolare, si evidenzia la dicotomia tra il coltello “in città”, che è “pericoloso” e foriero di impieghi cruenti, e il coltello “bucolico”, di montagna, che è “buono” e utilizzato per salvare vite anziché minacciarle o spegnerle.

Ci permettiamo di evidenziare come questa narrazione molto settoriale possa far passare in secondo piano il fatto che esistono decine, se non centinaia, di impieghi legittimi del coltello, in città come fuori città, da parte di moltissime categorie professionali. L’impiego in montagna è solo uno di questi e non ci sembra giusto che gli altri passino in secondo piano, magari perché non godono di “sponsor” altrettanto importanti. L’auspicio è che la politica possa mettere mano alla normativa, nella fase di conversione del decreto, risolvendo TUTTE le criticità sul possesso, il porto e l’uso legittimo dei coltelli e non solo quelle che possono godere di “santi in Paradiso”…