02/12/2009

Peters Stahl Sws 2000 Ssw calibro .300 Winchester magnum

Peters Stahl Sws 2000 Ssw calibro .300 Winchester magnum


Alla Peter Stahl hanno fatto tesoro dell’esperienza maturata in anni di attività a stretto contatto con il mondo operativo e sono scesi in campo con un fucile tattico a metà strada tra una carabina sniper e una da Bench rest: la Sws 2000 Ssw. Non sono stati accettati compromessi al risparmio o per seguire la “moda”, a favore di soluzioni classiche e ben collaudate che, opportunamente realizzate, garantiscono la massima precisione. La Sws 2000 Ssw nasce intorno a un fusto progettato per gestire il .338 Lapua magnum in piena tranquillità, ricavato dal pieno da massicci prismi in acciaio inox Lw50. Sulla sommità, presenta una slitta Picatinny integrale per l’aggancio dell’ottica. La scelta di questo tipo di acciaio deriva principalmente dalla volontà di fornire al fusto lo stesso coefficiente di dilatazione termica della canna (fabbricata nel medesimo materiale), garantendo la massima costanza di rendimento dell’arma sia in zone climatiche artiche sia in ambienti desertici. Il castello vanta uno spessore di ben 39,5 mm (contro, per esempio, i 33 mm di una Sako Trg 42): dal momento che l’otturatore ha un diametro di 25 mm le pareti laterali hanno uno spessore di 7,25 mm. Tanto ben di Dio, in virtù del fatto che la chiusura avviene direttamente sulla barrel extension della canna, assume una funzione meramente di supporto alle componenti.

 

La ragione dell’impiego di una meccanica talmente massiccia è, quindi, determinata dal preciso scopo di eliminare ogni possibile vibrazione o torsione durante lo sparo. A tal fine sia la finestra d’ espulsione, sia l’apertura inferiore destinata al passaggio della cartuccia sono ridotte al minimo. Non stupisce l’impiego di caricatori bifilari a presentazione singola compatibili con quelli della Sako Trg 42 (richiesta avanzata da alcuni corpi militari già in possesso della sniper finnica), che a una buona capacità di fuoco uniscono un’alimentazione impeccabile con minimo ingombro laterale all’altezza delle labbra. A colpo d’occhio si intuisce subito che il tutto è fortemente sovradimensionato, anche per il calibro impiegato, ma senza questo “spreco” d’acciaio, il fucile non riuscirebbe a garantire la precisione di un quarto di minuto d’angolo (contro un moa della concorrenza) e i 1.200 metri di tiro utile richiesti dai clienti militari. Il vincolo che rende canna e fusto solidali è determinato da tre viti passanti che “immorsano” letteralmente il tubo rigato al castello, come accade per la Sauer Ssg 3000 o come a suo tempo visto sulla possente Erma Sr-100. Ciò può apparire meno stabile rispetto a una canna avvitata ma, al contrario, è in grado di garantire una perfetta coassialità tra azione e canna creando, quindi, un sistema assolutamente lineare e privo di tensioni parassite, difficilmente realizzabile con accoppiamenti filettati. Altro vantaggio di questo sistema è dato dalla possibilità di sostituire rapidamente la canna con altra del medesimo calibro (motivi di catalogo) qualora la prima venga usurata o lesionata per imperizia dell’utilizzatore. All’interno del fusto scorre un’altrettanto massiccio otturatore il cui corpo è di diametro pari all’ingombro dei tenoni.

 

I tre risalti di chiusura, posti a 120 gradi, sviluppano un’area di contatto di circa 80 millimetri quadrati, mentre la precisione d’accoppiamento con la barrel extension ha palesato una superficie reale d’appoggio vicina al 90 per cento. L’ espulsore è il classico a pistoncino mentre l’estrattore, ricavato su un’ aletta, anche se di dimensioni limitate, ha sempre garantito estrazione ed espulsione regolari. Il manubrio dell’otturatore della versione militare risulta fortemente angolato all’indietro per contenere gli ingombri laterali, mentre quello destinato a impieghi sportivi è dritto e sufficientemente lungo da garantire la movimentazione del “catenaccio” senza spostare l’arma dal rest. Nella versione militare impiegata per le prove, inoltre, il corpo dell’ otturatore presenta vistose scanalature atte a intercettare e rimuovere eventuali residui di ghiaccio o sabbia, poiché le strettissime tolleranze fanno sì che la chiusura dell’otturatore risulti letteralmente a rifiuto d’olio. Ciò costringe l’utilizzatore a impiegare lubrificanti a bassa viscosità ma, in ogni caso, la fluidità di ripetizione del colpo è garantita da un angolo d’apertura di soli 60 gradi. Altro aspetto di assoluto rilievo riguarda la finitura di tutta l’arma (coperta da un trattamento denominato Crn coating): è assolutamente perfetta, senza il minimo segno di lavorazione sia internamente sia esternamente. I piani sono egregiamente realizzati con spigoli lineari e superfici ben rettificate. Anche la parte inferiore dell’azione, ovvero la piastra in Ergal ricavata dal pieno con funzione di bocchettone di alimentazione, non lascia dubbi sulla perfetta lavorazione delle parti mostrando, anche in questo caso, l’assoluta assenza di tracce di utensili. Lo scatto è un Jewell regolabile con un range che va dai 55 ai 2.000 grammi con sicura interna al ponticello il quale, essendo al top della produzione di serie, non ha certo bisogno di presentazioni. L’arma provata aveva uno scatto regolato a 500 grammi esatti, in un solo tempo e con corsa di circa 0,5 millimetri. La canna non può che essere ai vertici della produzione mondiale. Anche se oggi non più di moda, il tubo montato è un Lothar Walther selezionato a sezione cilindrica dal diametro esterno pari a 30,8 mm che, se paragonati ai 22,10 mm degli sniper rifle di serie, sono un’enormità.

 

Il profilo esterno della canna è caratterizzato da otto scanalature longitudinali, utili per l’ aumento della superficie radiante della canna stessa tanto da consentire la presa a mano nuda anche dopo una quindicina di colpi. La lunghezza complessiva dell’imponente canna, comprensiva del freno di bocca, è di ben 742 mm (29,25 pollici), mentre la rigatura a sei principi destrorsi ricavata per bottonatura vanta il classico passo di 1 a 10” (250 mm). Il freno di bocca è degno di un pezzo d’artiglieria: è munito di otto file di tre fori circolari del diametro di 7,5 mm, poste radialmente con angolazione reciproca di 45 gradi che, durante il fuoco, annullano il rinculo senza che i gas di sparo infastidiscano il tiratore. Il foro interno di passaggio della palla è di 8,95 mm, quindi solo 1,13 mm in più rispetto al diametro balistico della palla. Ciò è significativo della precisione e concentricità d’accoppiamento del componente. Su richiesta sono disponibili anche freni di bocca con i soli sfoghi laterali, progettati per impieghi militari in ambienti desertici. Il calcio adottato è un McMillan A-5 fisso, con la sola regolazione del calciolo, il quale è stato opportunamente “scavato” dalla Peters stahl per riuscire a collocare la meccanica extra large della Sws 2000. Realizzato inizialmente per l’impiego da parte dei marine, il calcio A-5 è costruito in una speciale fibra di vetro rinforzata e successivamente rifinito mediante verniciatura a base poliuretanica. Come si addice alle armi militari, l’accoppiamento del calcio con la meccanica è privo del classico bedding! Il bedding, infatti, serve unicamente a eliminare eventuali torsioni della meccanica dovute al serraggio delle viti del calcio qualora le componenti non siano reciprocamente rettificate. Il classico bedding con resine epossidiche, inoltre, è solitamente impiegato dai fabbricanti al fine di sopperire alle grossolane quote di scasso del calcio stesso risultando, pertanto, notevolmente più economico rispetto a un eventuale aggiustaggio delle parti in contatto. In ambito operativo, tale rimedio non riesce a garantire la necessaria durata e costanza nel tempo, ragion per cui né Sako Trg, né Accuracy international, e altri, si avvalgono di bedding.

 

L’interfaccia tra azione e calcio della nostra Sws 2000 è affidata alla citata piastra monolitica in Ergal ricavata dal pieno, di cui il bocchettone d’alimentazione fa parte. Questo elemento è rettificato al punto tale da duplicare perfettamente le quote del calcio da una parte e del castello dall’altra, riuscendo in tal modo a rendere l’accoppiamento delle componenti preciso ed esente da tensioni parassite in fase di serraggio delle viti. Per verificare la reale precisione d’accoppiamento ho empiricamente versato un po’ di olio di media viscosità tra piastra e azione. Dopo una piccola pressione, si è verificato il classico “effetto ventosa” riscontrabile unicamente fra componenti perfettamente lineari. Il fissaggio del calcio avviene per mezzo di tre viti Allen, due parallele poste davanti all’alloggiamento del caricatore una terza celato dalla parte posteriore del ponticello. Di serie, le due anteriori sono fissate a 4 Nm e quella posteriore a 3,7 Nm. Nell’Sws 2000 non è possibile parlare di un solo recoil lug, poiché l’energia di rinculo si scarica sul calcio in più zone. La zona posteriore dell’azione, infatti, risulta affogata e a contatto diretto con il calcio, mentre l’intera porzione posteriore del bocchettone d’alimentazione si inserisce di precisione in uno scasso all’uopo preposto. Altra particolarità del calcio è la presenza inferiore della guida a “T” preposta all’aggancio di cinghie da tiro, interfaccia per bipiedi o altri accessori dedicati. Più che del nove, la prova ha evidenziato una morbosa attrazione dell’Sws per la mouche del 10! Come accennato, la Casa garantisce l’arma per rosate a 100 metri di un quarto di minute of angle (moa), pari a 6,95 mm con arma su rest e cartucce commerciali match di buona qualità.

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