Una trainer di lusso

30 May 2018
di Ruggero Pettinelli
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  • 1/9 La carabina Kriss Defiance Dmk22C Black è una trainer calibro .22 lr che restituisce le medesime sensazioni del “vero” Ar15.
    Kriss propone una versione “trainer” in calibro .22 realizzata con i veri upper e lower dell’Ar15. Canna di 16,5 pollici, astina in lega leggera con rail a tutta lunghezza, calcio collassabile, precisione tutta da scoprire

    Probabilmente, la prima del suo genere è stata la celeberrima carabina Adler Ap74, ormai oltre quarant’anni fa, ma ormai il fenomeno è diventato veramente di massa: parliamo delle repliche calibro .22 lr degli Ar 15 che, specialmente negli ultimi anni, hanno avuto una notevole diffusione, ovviamente prima di tutto sul mercato statunitense, ma anche qui nella vecchia europa. Merito anche di aziende come Smith & Wesson (M&P15-22), Umarex (Colt M4 Carbine) e Chiappa (Mfour-22), che hanno saputo proporre repliche di buona qualità a costi contenuti. Però… però lo scotto inevitabile da pagare quando si ha tra le mani una di queste repliche calibro .22 lr è che, per contenere il costo complessivo, è necessario utilizzare materiali differenti da quelli originali (per esempio la zama o i polimeri, o entrambi) e in alcuni casi la fedeltà di riproduzione non è perfetta, perché mancano alcuni dettagli (nell’M&P15-22 per esempio mancano lo sportellino parapolvere e il forward assist) o, in altri casi, i dettagli ci sono ma non sono funzionanti (appunto il forward assist, oppure l’hold open esterno). La Kriss, azienda svizzero-statunitense artefice dell’innovativa pistola-carabina Vector (Armi e Tiro, febbraio 2015 e settembre 2016), ha invece optato per una soluzione senza compromessi, decidendo di realizzare la propria “trainer” (o meglio “plinker”, pensando all’impiego elettivo di queste armi) partendo da veri upper e lower per Ar 15 e, quindi, utilizzando tutti i materiali originali e garantendo la funzionalità di tutti i comandi. Una scelta ambiziosa che, inevitabilmente, si riflette sul prezzo finale di vendita (specialmente se si guarda alle versioni con finitura “colorata”), ma che d’altro canto consente un ben diverso appagamento al proprietario, sia dal punto di vista estetico, sia da un punto di vista funzionale nel caso in cui, appunto, la Kriss Defiance sia utilizzata come trainer, cioè controparte da addestramento di una vera Ar15, allo scopo di sfruttare la imbattibile economia di gestione del piccolo calibro rimfire.

    Come è fatta

    La Defiance Dmk22C è realizzata utilizzando un upper e un lower forgiati, del tutto identici a quelli che si utilizzano normalmente per la produzione di un Ar15 in .223 o .300 Blackout. Tuttavia, forse anche per evitare problemi legali, in realtà non sarebbe possibile, dopo aver smontato le componenti, riutilizzare i due semi-castelli per l’assemblaggio di una .223 Remington, perché l’upper non presenta il foro per il passaggio del tubetto di presa gas, mentre il lower ha l’alloggiamento per la molla di recupero e il buffer che è chiuso da un diaframma, quindi è cieco. La “forza motrice” è data da un sistema molto simile a quello utilizzato nelle conversioni Ciener, rappresentato da uno chassis che include in un solo insieme l’otturatore, le guide di scorrimento, l’espulsore, la molla di recupero con l’apposito guidamolla. Questo insieme può essere sfilato dall’arma per la manutenzione ordinaria, come se fosse il portaotturatore della versione .223 Remington e per la pulizia normale non è in alcun modo necessario procedere a una ulteriore scomposizione dei vari elementi che lo compongono. Rispetto all’asse verticale dell’otturatore, le guide sono inclinate di circa 20 gradi, quindi in pratica la guida del lato destro è più bassa rispetto a quella del lato sinistro. Questo accorgimento, comune anche ad altre realizzazioni del genere, è necessario per evitare che la guida destra interferisca con la finestra di espulsione standard e, quindi, con l’espulsione del bossolo o della cartuccia. Sul fianco destro dell’otturatore sono presenti le tipiche fresature in successione, destinate a interfacciarsi con il pistoncino del forward assist che, quindi, è realmente funzionante. Per l’armamento si utilizza la classica manetta a “T” che però, in funzione del calibro utilizzato, ha una corsa più corta rispetto a un .223 Remington. La canna, lunga 16,5 pollici (420 mm), è montata piuttosto indietro rispetto a quanto si è abituati a vedere su un Ar15 a percussione centrale, nel senso che il vivo di culatta si trova circa un centimetro più indietro rispetto al bordo anteriore della finestra di espulsione. D’altro canto, non c’è alcuna necessità di prevedere lo spazio per la barrel extension con le sedi di chiusura per le alette dell’otturatore, visto che la chiusura è a massa semplice, inoltre in questo modo è possibile interfacciarsi al meglio con il caricatore, che ovviamente nelle sue dimensioni esterne rispetta le classiche proporzioni militari, ma al centro della parte superiore prevede l’imbocco specifico per il calibro .22 lr. Data la peculiare natura del caricatore, non è previsto il tipico (per il calibro .22) cursore laterale per agevolare il riempimento, ma detto tra noi non se ne ravvede neanche la necessità. La capacità è di 15 colpi. Il sistema di aggancio del caricatore è ovviamente classico, con il pulsante sul lato destro a portata dell’indice della mano destra. La canna è cilindrica, non prevede alcun gas block, è filettata in volata con passo 1/2x28 e completata con un freno di bocca accattivante, a due luci laterali. L’astina è in lega leggera, è lunga 330 mm e prevede sulla sommità una lunga slitta Picatinny che si interfaccia con precisione con quella presente sulla sommità del castello, che è quindi di tipo piatto (flat top). Sui lati e inferiormente sono presenti sette fori filettati che consentono l’installazione di spezzoni di Picatinny per l’installazione di torce, bipiedi, impugnature anteriori e altri accessori. L’interasse tra i fori è di 40 millimetri, vista in sezione l’astina ha profilo grosso modo romboidale con una distanza tra i vertici laterali pari a 42 millimetri. Sono presenti numerose feritoie per alleggerimento e ventilazione. L’impugnatura a pistola, marcata “Defiance” sull’estremità superiore, è di tipo anatomico: nella parte frontale, oltre agli incavi per le dita, sono presenti una serie di scanalature verticali, che riprendono alla lontana gli stili delle lavorazioni che si riscontrano sui fusti (metallici) delle pistole semiautomatiche Sphinx (marchio, non a caso, appartenente al gruppo Kriss). Completa la dotazione il calciolo collassabile, denominato Ds150 e disponibile anche come accessorio in vendita autonomamente per gli Ar in .223: il calcio è regolabile su sei posizioni con una escursione totale di 85 millimetri.

    Mire e scatto

    Anche se la slitta Picatinny a tutta lunghezza chiama a gran voce un dispositivo ottico di puntamento, la dotazione di serie comunque prevede due onestissime mire meccaniche di back-up, abbattibili. Il mirino è a palo, protetto da alette, regolabile manualmente in elevazione agendo sulla ghiera centrale; la diottra ha foglietta ribaltabile con due fori di differente diametro (uno più largo per il tiro istintivo, l’altro più stretto per il tiro mirato) ed è regolabile in derivazione azionando la ghiera laterale. Per dispiegare le mire in posizione di utilizzo basta sollevarle con le dita, vincendo la resistenza della molla, così come anche per ripiegarle in posizione di riposo non vi sono ritegni o dentini vari da premere.
    Lo scatto è di tipo militare, in un solo tempo, non pulitissimo ma con una corsa ragionevolmente breve e con un peso di sgancio di 2.200 grammi misurati con il dinamometro Lyman. A noi è piaciuto, ma ovviamente è possibile sostituirlo con qualsiasi scatto per Ar civili vi venga in mente di utilizzare.

    La prova a fuoco

    La prova a fuoco si è svolta in due distinte sessioni: nella prima, abbiamo saggiato le potenzialità in termini di precisione intrinseca a 25 metri, in appoggio anteriore, con ottica Bushnell tactical 10x40 e poi con alcuni double tap all’imbracciata su sagome multiple per il Tiro dinamico, a 10-15 metri; infine, visto che l’arma è dotata di mire metalliche, abbiamo ripetuto la prova in appoggio anteriore con le cartucce ritenute più promettenti, a 50 metri. Abbiamo utilizzato sia munizioni a velocità standard, sia varianti ad alta velocità: tra le prime figurano le Eley Club e le Geco Semiauto, tra le seconde le Cci Velocitor con palla ramata hollow point e le Sellier & Bellot Hv con palla ramata di soli 36 grani (contro uno standard del calibro pari a 40 grani). Ad arma nuova, con le cartucce di minor potenza si sono avuti alcuni stove pipe (bossolo sparato che rimane di traverso, tipo tubo di stufa, tra la faccia dell’otturatore e la culatta della canna), che con il procedere del “rodaggio” si sono rarefatti fino a scomparire. Sempre con le cartucce non Hv si sono avuti alcuni mancati agganci dell’hold open all’ultimo colpo sparato. Sia chiaro, questa è una cosa del tutto naturale su armi di questo genere e una volta effettuato un rodaggio di un paio di centinaia di cartucce, lubrificando correttamente l’arma, il fenomeno si annulla. In compenso, dopo aver sparato quasi 300 colpi di seguito senza alcuna pulizia, l’accumulo di fecce e morchie in corrispondenza della camera ha determinato alcune incomplete chiusure. Ed è proprio in tal caso che viene utile un forward assist funzionante, in quanto se la sporcizia della camera è veramente spessa, la cartuccia resta incastrata e, complice il profilo arrotondato del rim (tipico del .22 lr), se si cerca di estrarre la cartuccia scarrellando, il fondello sfugge all’azione dell’estrattore. Per contro, se la cartuccia è incastrata ma non completamente inserita nella camera, stante l’accensione a percussione anulare, far sbattere in chiusura l’otturatore cercando di completare la cameratura può essere pericoloso, perché può determinare l’accensione dell’innesco con conseguente scoppio fuori camera. La soluzione ideale è, appunto, invece spingere l’otturatore in chiusura mediante il forward assist, che non causa traumi al sottile e delicato bossolo del .22 lr. A quel punto, basta sparare normalmente la cartuccia e poi procedere a una accurata pulizia. Ovviamente stiamo parlando di una condizione di sporcizia del tutto eccezionale, con l’ordinaria manutenzione ogni 100-200 colpi, l’inconveniente descritto non si verifica.
    Precisione? Tanta, veramente. Con l’ovvia premessa che in modo particolare con il .22 lr, c’è una grandissima discrepanza di rendimento al variare della marca o del tipo della cartuccia. Ma una volta trovata la combinazione più gradita, l’arma è un vero laser, non solo (come è prevedibile) con l’ottica, ma anche con le mire metalliche, grazie soprattutto al foro della diottra destinato al tiro di precisione di veramente ridotto diametro e all’eccellente dimensionamento del mirino.

    La prova completa su Armi e Tiro di dicembre 2017

    Scheda tecnica

    Produttore: Kriss, kriss-usa.com
    Distributore: Erredi trading, via G. Matteotti 311, 25063 Gardone Valtrompia (Bs), tel. 030.89.10.743, erreditrading.com, info@erreditrading.com
    Modello: Defiance Dmk22C Black
    Tipo: carabina semiautomatica
    Calibro: .22 lr
    Funzionamento: chiusura a massa
    Alimentazione: caricatore monofilare
    Numero colpi: 15
    Scatto: monostadio, peso di sgancio rilevato 2.200 g
    Percussione: cane interno
    Sicura: manuale a due posizioni sull’impugnatura
    Canna: lunga 16,5 pollici (420 mm), con rompifiamma a due stadi
    Lunghezza totale: da 812 a 895 mm
    Mire: slitta Picatinny a tutta lunghezza per l’installazione di cannocchiali; mirino a palo abbattibile regolabile in elevazione, diottra abbattibile regolabile in derivazione
    Materiali: lega leggera, impugnatura e caricatore polimerici, canna e otturatore in acciaio
    Finiture: anodizzazione nera opaca
    Peso: 3.155 grammi scarica con caricatore inserito
    Altre versioni: Flat dark earth, Od green, Alpine
    Qualifica: arma sportiva
    Prezzo: 1.082 euro; versione colorata, 1.390 euro

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