Pronte all'action

Due nuove versioni della Apx dedicate al Tiro action: carrello con predisposizione per micro dot, canna di 108 o 125 mm, caricatori da 17 e 21 colpi
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  • 1/9 Beretta ha presentato due varianti “action” della Apx, caratterizzate dal carrello fresato per l’installazione di micro dot. Questa è la Combat, con canna di 125 mm.

    L’interesse è tale che, Oltreoceano, si stanno già diffondendo discipline del Tiro dinamico dedicate. Parliamo della moda del momento, ovvero quella delle pistole tattico-difensive di serie, ma con carrello predisposto per l’applicazione stabile di collimatori a punto rosso. Esplosa da un paio d’anni, questa tendenza sta galvanizzando il mercato nordamericano e, pian piano, sono sempre più numerosi anche i tiratori nostrani che si stanno appassionando al genere. In tale ambito, Beretta ha deciso di lasciare il segno, proponendo due nuove varianti della polimerica Apx con i modelli sportivi, rispettivamente dotati di canna lunga 108 e 125 mm, designati Apx Rdo (red dot optic) e Apx Combat. Quest’ultima porta avanti una lunga tradizione in “famiglia” Beretta in quanto, utilizzando la denominazione Combat, si è creato un naturale passaggio di testimone tra le pistole di grosso calibro a suo tempo allestite per il mercato sportivo (come le veterane 96 o 98) e le attuali tendenze. Tendenze, oggi degnamente rappresentate dalla polimerica valtrumplina che, grazie all’impiego del red dot, esalta le proprie potenzialità sportive.

    La meccanica

    La meccanica delle due nuove pistole gardonesi rimane assolutamente quella, ormai consolidata, della Apx. Pistola nata per esigenze operative ma a proprio agio anche in ambito sportivo-difensivo. L’architettura della Apx prevede il telaio o chassis interno in acciaio contenente i congegni di scatto e le guide di scorrimento del carrello, intorno al quale si innesta il frame o fusto polimerico. Scatto in Singola azione con sicura al grilletto e sicura al percussore, percussore lanciato, hold open ambidestro, sgancio caricatore reversibile. Ciò che, viceversa, ha subito una grande trasformazione, è stato il carrello. Infatti, per poter applicare stabilmente ottiche di puntamento, la porzione di carrello posta tra la finestra d’espulsione e la tacca di mira è stata profondamente scavata al fine di accogliere le piastrine necessarie per lo stabile fissaggio dei vari congegni ottici di puntamento. Rispetto alla concorrenza, sulla Apx la sede delle piastrine è stata conformata in modo da fornire un fissaggio stabile tra le piastrine stesse in lega leggera e il carrello, grazie alla realizzazione di due porzioni cilindriche in rilievo che determinano un incastro preciso. Due viti di buon calibro, poi, garantiscono il perfetto serraggio del tutto. Oltre alle piastrine, che di serie sono 4 per ottiche Burris, C-More, Leupold e Trijicon, all’uopo contrassegnate dalle lettere “B”, “C”, “L” e “T”, è disponibile anche un semplice cover che duplica la normale forma del carrello, da impiegarsi qualora non si desideri usare l’ottica. Il carrello di partenza, comunque, è quello di serie con ampi intagli di presa posteriori e anteriori che garantiscono sempre un agevole armamento in ogni condizione. Soprattutto quelle anteriori, nel caso della Combat, si rendono indispensabili per movimentare il carrello in sicurezza poiché, posteriormente, non è auspicabile effettuare una presa a “sella” dell’otturatore data la presenza dell’ottica. Arretrando il carrello si arma il percussore lanciato contenuto nel carrello, su cui “veglia” l’immancabile sicura contro lo sparo inerziale, ovvero la sicura al percussore. Nell’arma standard, tale componente è dotato di un’appendice cilindrica che fuoriesce dalla porzione superiore dell’otturatore durane lo sparo (soluzione inaugurata sulla 92 e poi “consolidata” su Cougar e Px4) ma, nel caso della Rdo, la sicura è stata modificata per evitare interferenze con la piastrina d’interfaccia con l’ottica: per cui, rimane completamente celata. Affiancato al percussore, è presente il canale entro cui scorre la molla dell’estrattore che, a onor del vero, è apparso particolarmente robusto e sovradimensionato rispetto alle necessità, a tutto vantaggio dell’affidabilità dell’arma. Altra molla presente è quella del percussore che, a differenza della maggior parte della concorrenza, è situata internamente al corpo del percussore stesso, cavo. Il percussore ha un disegno simile a quello delle intramontabili Luger P08 anche se, nel caso della pistola italiana, è fortemente sovradimensionato ed è a rimbalzo grazie a una ulteriore molla anteriore antagonista. Per evitare l’eventuale rallentamento all’avanzamento dato dalla compressione dell’aria nel proprio canale, oppure in caso di sparo con arma non drenata dall’eventuale acqua, il percussore presenta due fori apicali che, assieme al foro inferiore del carrello, permettono la rapida evacuazione dei fluidi. La molla di recupero, invece, è, guidata da una propria asta polimerica e in commercio sono già presenti molle alleggerite destinate a impieghi sportivi. Il percussore e il sistema d’estrazione sono trattenuti dalla piastrina o “tappo” posteriore facilmente rimovibile tramite attrezzi di circostanza per la pulizia interna dei vari componenti. Ciò che a mio avviso manca, di serie, è l’avvisatore di percussore armato che comunque, con un’arma in Singola azione, potrebbe rivelarsi utile anche in ambito sportivo. Ambito in cui, comunque, il tiratore dovrebbe essere ben conscio dello stato dell’arma e in cui dovrebbe seguire la filosofia on target, on trigger (solo quando l’arma è sul bersaglio, si mette il dito sul grilletto). Il grilletto, da parte sua, presenta la classica sicura centrale che inibisce lo sparo se non viene intenzionalmente premuto.

    Scatto marziale

    La trazione del grilletto rivela i natali marziali dell’arma, con scatto progressivo lungo circa 6 mm con lieve incremento di carico nelle fasi finali della corsa, per un carico complessivo rilevato di 2.560 grammi. Il reset non è cortissimo, con i suoi 3,5 mm di reingaggio rilevati ma, grazie ai kit d’alleggerimento già disponibili in commercio, non sarà difficile adattare l’arma alle proprie esigenze, così come è assolutamente facile attagliare l’impugnatura alle proprie necessità ergonomiche. L’approccio ergonomico offerto dalle pistole Apx, infatti, ritengo sia tra i migliori oggi disponibili in armi di serie. Lo studio legato a tale aspetto, infatti, è stato preso in grandissima considerazione. Anzi tutto, l’angolo dell’impugnatura è piuttosto “tradizionale” con i suoi circa 75 gradi d’inclinazione rispetto all’asse di canna, quindi meno accentuato rispetto ad altre polimeriche. Ciò facilita il passaggio da armi classiche come la Beretta 92 o 98 e le varie 1911, alla Apx. Passaggio oltretutto agevolato dalla possibilità di sostituire i “dorsalini” con varie misure. I dorsalini, in realtà, integrano anche la pannellatura laterale dotata della medesima finitura antiscivolo, il tutto ben fissato al corpo dell’impugnatura tramite linguetta metallica interna. Grazie a tale struttura, lo spessore dell’impugnatura è contenuto entro i 30 mm, mentre i soli 69 mm di distanza tra l’incavo dello sperone e il grilletto, consentono di raggiungere il grilletto stesso con assoluta naturalezza anche da parte di utilizzatori con mani piccole. Lo sperone, invece, è piuttosto pronunciato rispetto alla concorrenza e, benché l’impugnatura sia la medesima delle armi standard, vanta un disegno che si è rivelato particolarmente indovinato anche per il tiro sportivo. La conformazione è tale da riuscire a guidare perfettamente la mano durante la presa dell’arma dalla fondina garantendo, pertanto, la massima precisione di presa e rapidità d’estrazione. Sempre adeguato all’attività sportiva è anche il pulsante di sgancio caricatore che, sia per conformazione sia per posizionamento, permette il rapido cambio del serbatoio. I caricatori della Apx nascono a grande capacità (17 cartucce) ma, nelle versioni non sportive, sono limitati a 15 cartucce. Per la Combat, viceversa, sono disponibili caricatori sia da 17 cartucce (standard), sia con pad maggiorato che ne porta la capacità a 21 cartucce. A tal proposito, ricordo che grazie alla legge antiterrorismo n. 43/2015, si devono denunciare tutti i caricatori aventi capacità superiore a 15 cartucce per le armi corte e 5 per quelle lunghe, qualsiasi sia la qualifica dell’arma. L’arma è venduta con due caricatori standard e uno maggiorato al fine di rendere la pistola già completa per impiego sportivo. Il corpo dei caricatori è in solido acciaio lucidato e brunito, di buona fattura e ha fori d’ispezione posteriori che consentono di rilevare il quantitativo di cartucce contenute. Tali caricatori, sono risultati pienamente in linea con le caratteristiche dell’arma e, durante il cambio d’emergenza, non hanno mai mostrato incertezze nell’abbandonare l’arma.

    La nostra prova

    Questo tipo di armi non mi ha mai entusiasmato in quanto, essendo della “vecchia scuola”, con mirino e tacca mi son sempre trovato maggiormente a mio agio, soprattutto nelle serie veloci. Ciò non toglie che le oltre 600 cartucce esplose con le due armi, hanno seriamente minato le mie iniziali certezze. Con le prime cartucce sparate in tiro di precisione a due mani per verificare l’accuratezza e azzeramento della pistola a canna “lunga”, ho avuto la marcata impressione di “muovermi” eccessivamente sul bersaglio in quanto, il “puntino rosso” non ne voleva sapere di fermarsi. Avevo già provato altre “Rdo” e, infatti, come in passato, alle prime cartucce ho avvertito la sensazione di generare una zona d’oscillazione eccessiva. Fortunatamente è stata solo una sensazione, poiché il bersaglio posto a 25 m ha parlato chiaro: 10 cartucce Fiocchi Black Mamba 100 gr Jtc racchiuse in una rosata di soli 105 mm di diametro. Galvanizzato dalla positiva risposta, ho continuato a concentrarmi sul bersaglio per realizzare altre rosate nel tiro di precisione. Il grandissimo vantaggio dei cosiddetti “punti rossi”, che peraltro utilizzo sulle mie carabine da una “vita”, è di poter sparare con entrambi gli occhi aperti mettendo a fuoco il bersaglio e non il mirino. Quindi, a qualsiasi distanza si spari, per sfruttare appieno le mire olografiche, è necessario mettere a fuoco la sagoma posizionando, poi, l’arma sulla linea immaginaria passante tra occhio dominante e bersaglio stesso. Non è sempre così facile e, di primo acchito, può risultare innaturale, ma sforzandosi un attimo, il tutto diventa istintivo e rapido. Non che ciò aiuti a risolvere problemi di precisione, in quanto il più delle volte tali problemi sono legati a strappi durante lo scatto: ma con la Apx Rdo Combat munita di Burris Fast fire III, sono riuscito a ottenere una notevole velocità d’acquisizione del bersaglio e precisione nel tiro fin da subito. Ovvio è che prima di prendere la mano con tale tipologia di mira, se non si hanno già esperienze almeno con armi lunghe, occorre un certo periodo di allenamento poiché l’abitudine è tendenzialmente quella di mettere a fuoco il punto rosso, vanificandone l’utilità soprattutto nel gestire il ritorno in punteria dopo lo sparo. In tale frangente, è indispensabile applicare una presa salda e precisa dell’arma, altrimenti si rischia di perdere tempo a ricercare il dot. In tutto ciò, l’ergonomia particolarmente favorevole dell’impugnatura della Apx non ha tardato a farsi apprezzare rendono il doppiaggio del colpo veloce, istintivo e preciso tanto che, nelle serie rapide, mi è parso particolarmente semplice ottenere buoni risultati. Tutto anche grazie alla percezione del rinculo, piuttosto modesta e un rilevamento minimo dato dal basso asse di canna della Apx. In termini di precisione pura, le due varianti di Apx Rdo e Combat non hanno mostrato particolari differenze, così come l’affidabilità delle armi non è stata minimamente scalfita dall’appesantimento del carrello, già di notevole massa, dovuto all’adozione dell’ottica. L’espulsione e l’alimentazione non hanno destato sorprese, nemmeno con i caricatori di 21 cartucce, mostrando regolarità del ciclo funzionale anche con le cartucce meno potenti o con profili di palla troncoconici. La maggior massa del carrello si è solamente tradotta in espulsioni non particolarmente vigorose, ma nemmeno provando a sparare con presa rilassata, si sono verificati inceppamenti. Pertanto, visto il risultato delle prove nonché la disponibilità di accessori e fondine dedicate alla polimerica gardonese distribuite dalla Beretta o prodotte dalla Ghost International, ritengo che la Beretta Apx Rdo e Combat possano essere una valida alternativa rispetto alle armi della categoria. Inoltre, il prezzo congruo, se rapportato alla ricca dotazione di serie e il blasone del marchio italiano, potranno favorire quanti vogliono approcciarsi a questa particolare tipologia di pistole scegliendo un valido e competitivo prodotto nazionale.

    La prova completa su Armi e Tiro di marzo 2018

    Scheda tecnica

    Produttore: Fabbrica d’armi Pietro Beretta spa, via Pietro Beretta 18, 25063 Gardone Val Trompia (Bs), tel. 030.83.411, beretta.com
    Tipo: pistola semiautomatica
    Modello: Apx Combat (Apx Rdo)
    Calibro: 9x21 mm
    Impiego specifico: tiro action
    Alimentazione: caricatore amovibile bifilare a presentazione alternata
    Numero colpi: 17 o 21
    Funzionamento: corto rinculo di canna sistema Browning modificato
    Scatto: Azione singola con carico di sgancio di 2500 g.
    Sicura: automatica al percussore contro lo sparo inerziale; sicura al grilletto
    Canna: lunga 125 mm (108 mm per la Rdo) con volata filettata, rigatura a 6 principi con passo di 250 mm
    Lunghezza totale: 205 mm (191 mm)
    Spessore: massimo 33 mm, all’impugnatura 30 mm
    Altezza: 142 mm (senza ottica)
    Peso: scarica 830 g (815 g)
    Mire: predisposizione per l’applicazione di ottiche di puntamento sul carrello; tacca di mira e mirino innestati a coda di rondine e dotati di riferimenti puntiformi bianchi; rail inferiore per l’aggancio di sistemi ausiliari
    Qualifica: arma sportiva
    Prezzo: 910 euro, Iva inclusa

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