Arsenal Stryk B calibro 9x21

6 August 2018
di Ruggero Pettinelli
  • Salva
  • Condividi
  • 1/10 La Stryk B è la versione compact della Strike one di Arsenal firearms. Ma oltre alle dimensioni, sono stati aggiornati anche numerosi contenuti tecnici.

    La Strike one debutta in versione compatta, con importanti rielaborazioni: nuova texture grippante sul fusto, nuovo ponticello combat, nuovo gruppo di recupero telescopico, precisione elevata e affidabilità totale

    Nel 2012, con il debutto della Strike one, Arsenal firearms ha presentato sul mercato una polimerica per l’impiego militare, tattico e sportivo dai contenuti tecnologici obiettivamente innovativi: a partire dal sistema di chiusura Af speedlock, grazie al quale è stato possibile ottenere una distanza tra l’elsa dell’impugnatura e l’asse della canna contenuto in soli 12 millimetri, un record ancor oggi praticamente imbattuto. Più l’asse di canna risulta vicino all’elsa dell’impugnatura, minore sarà ovviamente il momento torcente allo sparo e, di conseguenza, minore sarà il rilevamento, cioè la tendenza della volata a “saltare” verso l’alto. Dopo alcuni anni di necessario affinamento e messa a punto, si può oggi affermare che il “sistema” Strike one è tecnologicamente maturo: necessitava, però, di un adeguamento… ai tempi che corrono, i quali sempre più spesso consigliano per le armi destinate alla difesa personale e/o al porto in uniforme da parte di polizia, guardie giurate e operatori in genere, un formato compatto, quindi con una canna lunga “nei dintorni” dei 4 pollici, in luogo del classico formato full size con canna di 5 pollici al quale a pieno titolo appartiene la Strike one. Sarebbe, tuttavia, del tutto errato oltre che insostenibile anche a prima vista, affermare che la nuova Stryk B, scaturita dalla partnership tecnologica, produttiva e distributiva con il colosso europeo delle munizioni Ruag Ammotec sia un semplice “taglio” della Strike one: in realtà sono state modificate, aggiornate e migliorate moltissime cose.

    Come è fatta

    Allo sparo canna e carrello sono vincolati da un blocchetto a “U” in acciaio che, nella parte inferiore, presenta un profilo a camme attraversato dal perno in acciaio posto grosso modo al vertice anteriore superiore del ponticello. Con l’arretramento di tutto il gruppo, per effetto del rinculo, l’interazione del perno con il profilo a camme costringe il blocchetto ad abbassarsi, finché non viene a mancare il vincolo con il carrello; quest’ultimo quindi prosegue la propria corsa retrograda estraendo ed espellendo il bossolo, mentre la canna si arresta. Il vantaggio di questa impostazione meccanica è che con questa chiusura è stato possibile mantenere un asse della canna bassissimo, a soli 12 millimetri di distanza rispetto alla linea orizzontale di proiezione dell’elsa dell’impugnatura. Un risultato praticamente imbattuto dalle pistole di pari calibro, che contribuisce a una docilità di comportamento allo sparo decisamente apprezzabile anche da parte del neofita. Questo sistema di funzionamento necessita che la canna, lunga in questo caso 108 mm, sia dotata di una flangia posta circa a metà lunghezza, che serve da punto di contrasto per il blocchetto a “U”. Tipica del sistema Strike one è anche la “fossa” sul carrello nella porzione compresa tra il blocchetto di chiusura e il mirino, mentre però nella Strike one originale le linee di raccordo sono arrotondate, nella Stryk B sono diventate più squadrate e piacevolmente aggressive. Duplici le fresature di presa sul carrello, ben spaziate e grippanti senza risultare taglienti, che oltre a occupare i lati verticali del carrello “invadono” anche la rastrematura superiore, conferendo veramente un grip apprezzabile anche con tecniche di presa non convenzionali.
    Per quanto riguarda il “fronte interno” del carrello, la percussione è sempre a percussore lanciato (ormai una regola non scritta, ma tassativa del mercato) con scatto in Singola azione. Se non si preme intenzionalmente il grilletto, al percussore è impedito di raggiungere l’innesco della cartuccia, magari in seguito a urti o cadute, grazie a una sicura automatica che ne impegna il dente di ingaggio. La sicura è di tipo innovativo nel senso che non è rappresentata dal tipico cilindretto a scorrimento verticale, bensì da una leva che presenta un movimento orizzontale. Rispetto alla Strike one è stato modificato anche il tappo posteriore, finemente rigato, che è diventato cieco nel senso che non prevede più l’indicatore di percussore armato (costituito in pratica dalla coda del percussore medesimo).

    Il fusto

    Per quanto riguarda il fusto, forse più che domandarsi cosa sia cambiato si fa prima a dire cosa è rimasto uguale… cioè molto poco! Il ponticello da marcatamente arrotondato è diventato più combat, con uno spigolo marcato sull’angolo anteriore inferiore; la texture grippante sui punti di presa è stata completamente aggiornata, prevedendo una serie di piccoli trapezi, variamente (ma tutt’altro che casualmente) orientati al fine di garantire una saldezza di impugnatura veramente a prova di qualsiasi circostanza avversa. Le cuspidi sono presenti, oltre che sui quattro lati dell’impugnatura vera e propria, anche sulla parte frontale del ponticello, a portata del dito indice della mano debole, e anche sui lati del dust cover, per consentire un appoggio stabile all’eventuale pollice della mano debole (per coloro i quali adottano questo tipo di presa). Sul lato opposto, questa texture può servire da punto preciso di appoggio per il polpastrello dell’indice, quando l’arma non è puntata al bersaglio e, quindi, il dito deve essere tenuto fuori dal ponticello. Nella parte inferiore del dust cover c’è l’ormai onnipresente slitta Picatinny per l’installazione di accessori come torce, laser eccetera, con 4 slot per i traversini anti-rinculo degli accessori medesimi; al centro della Picatinny è fissata una piastrina metallica con la matricola. In realtà questa piastrina non sarebbe fondamentale perché, analogamente a quanto avviene con la Sig P320 o con la Beretta Apx, tutti gli elementi meccanici del fusto, salvo lo sgancio del caricatore, sono contenuti nella gondola metallica che è amovibile ma, soprattutto, è anch’essa matricolata. La matricola è ripetuta anche sulla canna e sul carrello.
    Per quanto riguarda il caricatore, è bifilare a presentazione alternata, in acciaio: altri produttori, Glock in testa, hanno preferito una soluzione mista acciaio-polimero, ma a nostro avviso la scelta di un caricatore in acciaio è condivisibile perché in tal modo lo spessore del componente è inferiore e, di conseguenza, è possibile ridurre favorevolmente lo spessore dell’impugnatura. Nella Stryk B lo spessore è risultato pari a 30 mm. Il fondello del caricatore è massiccio, in polimero, con una serie di rigature sulla circonferenza che consentono di afferrarlo efficacemente per l’estrazione nel caso in cui la caduta per gravità sia ostacolata da qualcosa (per esempio un inceppamento o sabbia, fango eccetera). Sempre per agevolare la manovra di estrazione, c’è una scanalatura sul bordo inferiore del front strap e anche del backstrap, quest’ultima serve anche per consentire il passaggio di un eventuale correggiolo, per il quale è previsto un foro.
    Lo sgancio del caricatore è convenzionale, a pulsante alla base del ponticello, il pulsante ha una nuova zigrinatura ed è reversibile per l’utilizzo da parte dei mancini.
    Un altro elemento di differenziazione rispetto alla Strike one originale è costituito dal gruppo di recupero: al posto del classico guidamolla monolitico con una sola molla di recupero, nella Stryk B si è optato per un guidamolla telescopico addirittura a tre stadi, quindi con tre molle di recupero di differente sezione incapsulate in una struttura a cannocchiale in acciaio. La differenza non è da poco: innanzi tutto il componente è del tutto privo di elementi in polimero, in secondo luogo presenta una risposta differenziata all’arretramento del carrello, incrementando la propria resistenza alla compressione con il procedere della corsa retrograda. Ne consegue un impulso di fine corsa molto meno violento, sempre a beneficio dell’allineamento tra un colpo e l’altro ma anche per minimizzare le sollecitazioni nei confronti del fusto e della gondola in acciaio.

    Mire e scatto

    Gli organi di mira sono prettamente operativi e sono costituiti da un mirino a lama con riferimento in fibra ottica di colore rosso, innestato nel carrello e bloccato per mezzo di un bulloncino esagonale, e da una tacca di mira a “U” innestata a coda di rondine e fermata per mezzo di due grani Allen.La tacca di mira presenta una fine rigatura orizzontale antiriflesso sul lato posteriore ma anche sul lato anteriore, che è opportunamente squadrato per consentire di sfruttarla come punto di appoggio per uno scarrellamento d’emergenza sulla cintura dei pantaloni, sul bordo di un tavolo o altro supporto in caso di indisponibilità di entrambe le mani.
    Lo scatto deriva direttamente da quello della Strike one, quindi con la peculiare sicura automatica al grilletto che non prevede la tipica levetta centrale utilizzata da Glock e altri diecimila, a favore di un sistema più sofisticato. In pratica il grilletto vero e proprio è una “scarpetta” sovrapposta alla leva di scatto, che non consente alcun movimento retrogrado se non è premuta correttamente. Molto interessante il profilo scelto per il grilletto, con una ben definita linea spezzata frontale e una superficie di contatto con il polpastrello assolutamente piana e liscia. Lo sforzo necessario per lo sgancio è stato misurato in 2.300 grammi con il nostro dinamometro Lyman, ripartito su una corsa relativamente lunga ma fluida e priva di impuntamenti. Di tutto rilievo anche il reset, che ammonta a soli 2,5 millimetri, consentendo quindi una spiccata velocità di ripetizione del colpo.

    La nostra prova

    Per quanto riguarda la manipolazione dell’arma, la particolare texture dell’impugnatura sulle prime lascia un po’ sconcertati ma poi non si può fare a meno di apprezzarla: i trapezi hanno una inclinazione verso il basso sul front strap, in avanti sui fianchi dell’impugnatura e verso il basso sul backstrap, questo fa sì che a prescindere da come sia la presa, c’è sempre un grip saldissimo, senza per questo risultare pungente come capita su alcune zigrinature fini delle armi custom o su alcuni stippling troppo invasivi praticati sul polimero. Lo sgancio del caricatore è ben rilevato per una manovra sicura senza modificare eccessivamente la presa sull’impugnatura, per contro nel porto occulto il pulsante è protetto dal rilievo alle sue spalle, che ha anche la funzione di “convogliare” correttamente il pollice della mano forte. Il riempimento del caricatore richiede una forza praticamente costante dal primo all’ultimo colpo e non eccessiva. L’armamento del carrello ha uno sforzo molto dolce e progressivo, che non ci ha minimamente infastidito, complice anche la presa saldissima offerta dalle unghiature di presa. Le mire consentono una collimazione molto agevole grazie particolarmente al loro sviluppo in altezza, la “luce” ai lati della tacca di mira consente anche un tiro mirato piuttosto efficace, senza andare a detrimento dell’istintività di puntamento. In ogni caso, è ben ricordare che il dimensionamento degli organi di mira risulta identico a quello delle semiauto Glock, quindi tacca e mirino possono essere sostituiti con la sterminata offerta commerciale già presente sul mercato.
    Per quanto riguarda le caratteristiche di precisione, le Black mamba sono risultate piuttosto sparpagliate sul bersaglio, a fronte di un botto e di una vampa coreografici e di vigorose reazioni in generale; anche le Sellier & Bellot hanno dato l’impressione di essere piuttosto pepate, ma la loro concentrazione sul bersaglio è risultata di grandissima costanza. Molto concentrate, anzi le più concentrate dello studio, le Geco blindate, seguite a ruota dalle Fiocchi Subsonic. Con le Geco ramate e le Fmjrn Fiocchi non abbiamo ottenuto raggruppamenti significativi. Lo scatto sulle prime, per chi è abituato a una polimerica, sorprende per l’assenza della levetta centrale che ormai si è abituati a dare per scontata, ma anche per il frontale piatto e squadrato. Dopo un paio di caricatori, ci si fa l’abitudine e le rosate cominciano a stringere considerevolmente, come peraltro testimoniato dalle foto. L’accorciamento della canna e dell’impugnatura rispetto alla capostipite non ha comportato apparenti conseguenze in termini di rilevamento: l’arma è docile, anzi docilissima e le serie si fanno via via più brucianti. Per quantificare, almeno a spanne, la capacità dell’arma di mantenere l’allineamento, abbiamo fissato una microcamera Garmin alla slitta Picatinny sul dust cover, filmando una serie veloce di colpi pari a un caricatore. Ovviamente lo scuotimento c’è, ma l’inquadratura non si muove dalla sagoma Ipsc (per vedere il filmato in anteprima, andate con il vostro smartphone sul Qr code in apertura di servizio). Affidabilità? Non un solo inceppamento, non una sola incertezza di chiusura, non un singolo appunto. Oltre 200 cartucce, ben variegate, sono andate via come l’acqua, senza che l’arma facesse una piega. Una delle ragioni di questa affidabilità è anche da ascriversi, a nostro avviso, al peculiare sistema utilizzato per l’espulsore, caratterizzato da una vera e propria “aletta” a 45 gradi sul lato sinistro che arriva fino alla culatta della canna e che funge da guida aggiuntiva di alimentazione. Sia come sia, che l’aletta serva a qualcosa o meno, sta di fatto che non c’è stato verso di farla inceppare, questa Stryk B. A onor del vero, ciò è sicuramente da ascriversi anche alla qualità delle finiture, risultata veramente ottima anche nei punti interni della meccanica, non soggetti a lavoro. L’arma per il momento è prodotta e assemblata in Germania, in futuro si prevede anche la possibilità di produrre le componenti in Ungheria. Buono anche il dimensionamento della leva dell’hold open, piccola a sufficienza da non disturbare nel porto o nell’estrazione, ma sempre efficace al pollice per mandare in chiusura il carrello su un nuovo caricatore.

    La prova completa su Armi e Tiro di luglio 2018

    Scheda tecnica

    Produttore: Ruag ammotec, ruag.com
    Distributore: Ruag Italia, via Galileo Galilei 56, 25046 Cazzago San Martino (Bs), tel. 030.72.82.651, fax 030.72.82.654, luca.turelli@ruag.com
    Modello: Arsenal firearms Stryk B
    Tipo: pistola semiautomatica
    Calibro: 9x21
    Funzionamento: corto rinculo di canna con blocchetto di chiusura Af speedlock
    Alimentazione: caricatore bifilare a presentazione singola
    Numero colpi: 15
    Lunghezza canna: 108 mm
    Lunghezza totale: 193 mm
    Altezza: 132 mm (alla tacca di mira)
    Spessore impugnatura: 30 mm
    Scatto: Singola azione con peso rilevato di 2.300 g e reset di 2,5 mm
    Percussione: percussore lanciato
    Sicure: automatica al grilletto, automatica al percussore
    Mire: mirino fisso con riferimento in fibra ottica, tacca di mira innestata a coda di rondine
    Materiali: acciaio al carbonio, fusto in polimero
    Finiture: brunitura nera opaca
    Peso rilevato: 804 g scarica
    Qualifica: arma comune da sparo
    Prezzo: 899 euro, Iva inclusa

    © RIPRODUZIONE RISERVATA