di Ruggero Pettinelli - 24 febbraio 2019

Umarex Hdr 50 calibro .50

Funziona a Co2, è di libera vendita ai maggiorenni e spara “bordate” in gomma calibro .50 per la difesa domiciliare. Funziona? Oppure no? L’abbiamo provato per voi… anche su cavia umana!

1/8 L’Umarex Hdr 50 è un revolver calibro .50 che spara palle in gomma non letali per la difesa abitativa.

Con la gamma di pistole e armi lunghe a Co2 T4E (acronimo che sta per training for engagement), Umarex ha inizialmente concepito una gamma di repliche di armi da fuoco famose (dalle pistole semiautomatiche ai fucili a pompa, alle carabine tipo M4 eccetera, Armi e Tiro ottobre 2017), principalmente come strumento per l’addestramento force on force, quindi contro avversari in carne e ossa senza che ci scappi il morto, ma secondariamente anche per l’autodifesa non letale in ambito domestico, specialmente grazie alla possibilità (in Germania) di utilizzare “pallini” con caricamento al capsicum, cioè con olio essenziale di peperoncino (urticante). Con il modello Hdr, il gruppo tedesco si è spinto decisamente oltre: l’arma rientra ancora ufficialmente nella gamma T4E, ma innanzi tutto non è direttamente ispirata a un’arma da fuoco vera (sì, ha vagamente l’aspetto di un revolver di moderna generazione, ma non riproduce un preciso modello esistente), inoltre si propone primariamente per il ruolo difensivo e solo secondariamente per l’addestramento force on force, come peraltro il suo stesso nome indica senza ombra di dubbio: Hdr, infatti, sta per Home defense revolver.
Di quest’arma sono state realizzate due versioni: una con potenza al di sotto dei 7,5 joule, di libera vendita nei Paesi come l’Italia nei quali vige il limite appunto dei 7,5 joule per le armi ad aria o gas compressi di modesta capacità offensiva, l’altra di potenza pari a 12 joule, per i Paesi nei quali il limite energetico delle armi ad aria o gas di libera vendita è più alto (tipicamente, 16 joule o superiore). È destinato, quindi, a essere uno strumento di autodifesa abitativa effettivamente “per tutti”. A proposito dell’autodifesa con strumenti non letali come questo, occorre prima di qualsiasi altra cosa chiarire per bene le idee, visto che una delle considerazioni che tipicamente ci sentiamo dire quando proponiamo un articolo su uno di questi strumenti è: “E già, ma se io sparo una palla di gomma a un aggressore che ha una pistola vera, quello mi ammazza”. Cosa piuttosto ovvia, in realtà, salvo il fatto che noi non ci siamo mai sognati, né mai ci sogneremmo, di consigliare l’impiego di uno strumento non letale contro un aggressore palesemente dotato di arma da fuoco. O anche non palesemente: diciamo, per semplificare, che ogni volta in cui l’aggressore sia palesemente armato o non si possa determinare con certezza di quale arma sia in possesso, l’unica risposta possibile sia l’arma da fuoco, la fuga o, potendo, entrambe; uno strumento di questo genere, però, può comunque risultare utile (sottolineiamo “può”, non “deve”) in tutti quei casi nei quali l’eventuale intruso tra le mura domestiche sia palesemente disarmato oppure munito di uno strumento contundente o comunque di circostanza; in tal caso, una risposta non letale può risultare (ancora, per i duri d’orecchie: “può risultare”, non “sicuramente risulterà”…) efficacemente dissuasiva senza richiedere un contatto fisico diretto con l’aggressore e, anche, senza comportare le inevitabili implicazioni legate all’arma da fuoco (specialmente se “l’altro” la pistola non l’aveva). L’ideale sarebbe poter avere in casa entrambe le cose, cioè la pistola a fuoco e l’Hdr, in modo da modulare la risposta più appropriata in funzione del tipo di minaccia. Fermo sempre restando che, nel dubbio, meglio sempre (e ci mancherebbe altro) utilizzare lo strumento più potente tra quelli a disposizione.

Come è fatto

L’Hdr si presenta con le fattezze generali di un revolver di medie dimensioni, quali per esempio potrebbero essere quelle di un .357 magnum con canna di 4 pollici. La canna è, in effetti, appena più lunga, misura 110 mm, la lunghezza totale è invece di 260 mm. L’alimentazione è fornita da un caricatore a tamburo della capacità di 6 “pallini” calibro .50, che possono essere in gomma dura, oppure capsule contenenti inchiostro marcante (per le esercitazioni), oppure palle in gesso compresso (sempre per le esercitazioni). I “pallini” si introducono semplicemente a pressione negli alveoli, badando a che non sporgano né dalla parte posteriore, né dalla parte anteriore. Il tamburo è vincolato all’arma grazie a un asse centrale che può essere fatto scorrere in avanti azionando il nottolino presente sul lato sinistro, sotto la canna. Per togliere il tamburo, si fa scorrere in avanti il nottolino e poi lo si spinge verso l’alto, bloccandolo in posizione, quindi si spinge delicatamente il tamburo da un lato o dall’altro facendolo uscire dalla propria sede. Ovviamente il tamburo ha un verso di inserimento, la dentiera di rotazione deve essere rivolta verso il tiratore. Per inserire il tamburo nuovo, rifornito, lo si spinge banalmente nella sua sede e poi si fa scattare il nottolino (spinto da una apposita molla) all’indietro. Il sistema di scatto è devoluto alla massima prontezza d’uso: non c’è cane esterno, lo scatto è in sola Doppia azione, con un peso di sgancio non troppo pesante rispetto a un’arma da fuoco, circa 3.000 grammi, il che consente tutto sommato di effettuare un efficace tiro mirato anche con una sola mano, senza strappare. Sempre in ossequio alla massima prontezza di impiego, non sono previste sicure manuali, è presente solo una sicura automatica costituita da una levetta fulcrata al grilletto (tipo Glock, per intenderci), che impedisce qualsiasi movimento involontario alla leva di sparo.

Il gas è "smart"

La propulsione dei “pallini” è affidata a una classica bomboletta di Co2 tipo selz usa e getta da 12 grammi. Se, però, la “cartuccia” di gas è del tutto consueta per questo tipo di armi, il modo di utilizzarla è completamente nuovo e concepito proprio per garantire la massima efficienza nel tempo. Il problema delle armi funzionanti a Co2 con bombolette tipo selz è noto: è pressoché impossibile attivare una bomboletta e poi essere sicuri che il gas sia rimasto perfettamente integro dentro il meccanismo dopo alcuni giorni o, perché no, alcuni mesi. Le guarnizioni possono rompersi o, comunque, possono verificarsi perdite anche inavvertibili sul momento dal tiratore che, però, possono scaricare la bombola nel tempo. Risultato, quando alla fine l’arma viene impugnata per esigenze difensive, si preme il grilletto e non succede niente. Proprio per evitare questo, i tecnici Umarex hanno avuto un’idea geniale: la bomboletta trova posto all’interno dell’impugnatura, come nella stragrande maggioranza delle repliche per il tiro ludico del catalogo Umarex stesso, in 4,5 mm: l’unica differenza è che l’ugello della bomboletta deve essere rivolto verso il basso. Si avvita quindi il tappo-valvola inferiore, stringendolo per bene con la chiave Allen fornita in dotazione. L’arma adesso è pronta al fuoco, ma non può sparare perché la bombola non è attiva. Si attiva soltanto dando un colpo secco con il palmo della mano sul tappo-valvola. A quel punto sarà possibile utilizzare l’arma e ricaricarla, fino al completo esaurimento del gas. Il vantaggio di questo sistema è intuitivo: l’arma può essere lasciata in un cassetto per mesi, completamente inerte, per essere poi pronta all’uso in un istante, impugnandola e dando il fatidico colpetto sulla valvola. Per capire se la valvola sia già stata colpita oppure no, nella parte superiore del dorso dell’impugnatura è presente un indicatore che protrude solo quando la bomboletta è attiva, altrimenti resta rasente la superficie del telaio. L’indicatore è cromato e, per buona misura, ha anche un sottile anello di colore rosso.
Per quanto riguarda le mire, sono a basso profilo, realizzate direttamente nel polimero del guscio esterno dell’arma, il mirino è a lama, la tacca di mira ricorda vagamente una sorta di Novak. Sono entrambi del tutto fissi e sprovvisti di qualsivoglia riferimento colorato per agevolare il tiro istintivo.

La nostra prova

Il distributore Bignami ci ha fornito una provvista di pallini in gomma e di pallini macchianti con inchiostro lavabile verde: questi ultimi possono essere utili per “prendere la mano” con l’arma alle varie distanze su bersagli cartacei o improvvisati, non sono però a nostro avviso idonei per la difesa personale perché l’involucro polimerico contenente l’inchiostro è (ovviamente) sottile e non consente di cedere granché energia.
Una volta appurato ciò, ci siamo dedicati specificamente ai proiettili in gomma. La velocità del “pallino” è appena al di sotto dei 100 metri al secondo, il che si traduce in una energia cinetica di circa 5 joule. È un peccato che non si sia voluto “osare” di più spingendosi marcatamente sul limite dei 7,5 joule (almeno il limite dei 7, eccheddiamine…). Per quanto riguarda l’autonomia, abbiamo rilevato ogni primo colpo dei vari tamburi che abbiamo sgranato uno dietro l’altro, riscontrando un abbassamento delle prestazioni solo in corrispondenza del primo colpo dell’ottavo tamburo, cioè in corrispondenza del 43° colpo. Per lo scopo previsto dall’arma, ce n’è più che a sufficienza.
A 5 metri siamo riusciti a piazzare tre colpi praticamente in un solo foro, a 10 metri il raggruppamento dei 6 colpi è risultato contenuto in un diametro di 100 millimetri, più che sufficiente per l’impiego operativo. La gestibilità allo sparo è assoluta e l’ergonomia è notevole, così come il grip offerto dalla superficie dell’impugnatura.
Restava da sciogliere l’interrogativo più importante: l’efficacia terminale. Per avere un ragguaglio relativamente a ciò, abbiamo inizialmente testato l’impatto delle palle in gomma su alcune tavole di compensato di 10 mm di spessore, ottenendo un riscontro abbastanza poco significativo in termini di deformazione del legno, sulla distanza di 10 e di 5 metri; abbiamo, quindi, provato a colpire alcuni bersagli metallici sulla distanza di soli 2 metri: in particolare, una scatola di pallini per l’aria compressa in lamiera e un bossolo in ottone calibro .300 Winchester magnum, ottenendo in entrambi i casi una deformazione molto evidente del materiale. In particolare con la scatoletta di pallini, l’avvallamento è risultato profondo 6 mm. Ma alla fine, tutto questo vuol dire un po’ tutto e un po’ niente. Su un eventuale ladro, “dissuade” o no? Alcuni dei nostri lettori, in occasione di altri test su proiettili less than lethal, hanno suggerito di eseguire queste prove sulla gelatina balistica: è un materiale, però, che a nostro avviso è decisamente idoneo a dimostrare il processo di espansione di un proiettile convenzionale, non altrettanto idoneo a evidenziare la maggiore o minore efficacia di un proiettile in gomma. Quindi non restava che trovare un candidato in carne e ossa… e l’abbiamo trovato: posto di spalle alla distanza di 10 metri, gli abbiamo tirato un primo colpo mirando al giaccone di pelle che indossava. Il giaccone, piuttosto abbondante, ha ammortizzato l’impatto del pallettone in gomma e il contatto sulla pelle è stato appena avvertibile. Nella prova successiva il nostro candidato-kamikaze ha tolto il giaccone, restando in t-shirt e in tal caso… l’impatto ha avuto un effetto eclatante! La nostra “vittima sacrificale” ha sobbalzato in modo evidente e incontrollabile al colpo, lamentando immediatamente un forte dolore, confermato dalla formazione di una immediata ecchimosi circolare violacea e rilevata sulla pelle della schiena. Considerando che difficilmente nelle moderne abitazioni delle nostre città si può disporre di una distanza utile di tiro di 10 metri, e che invece la distanza è più facile che sia inferiore ai 5 metri, se si spara per esempio alle gambe (difficilmente “imbottite” dagli abiti altrettanto efficacemente del torso), possiamo affermare con una certa cognizione di causa che l’effetto dissuasivo potrà essere convincente. Sempre, ripetiamo, se le circostanze individuali dell’aggressore lo consentano, cioè nel caso in cui l’aggressore medesimo non risulti palesemente armato con “roba più grossa”.

La prova completa su Armi e Tiro di dicembre 2018

Scheda tecnica

Produttore: Umarex, umarex.de
Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, bignami.it
Modello: Hdr 50
Tipo: revolver a gas compresso
Calibro: .50 (12,7 mm)
Funzionamento: a Co2 con bombola di 12 grammi usa e getta
Alimentazione: tamburo intercambiabile
Numero colpi: 6
Scatto: sola Doppia azione
Sicura: automatica sul grilletto, automatica che impedisce l’alimentazione della bomboletta se non colpita; indicatore visivo e tattile di bombola collegata
Mire: mirino e tacca di mira fissi
Canna: 110 mm
Lunghezza totale: 260 mm
Spessore: 43 mm
Altezza: 165 mm
Materiali: corpo esterno in polimero, canna in alluminio, meccanismo di sparo in ottone e acciaio
Finitura: nera opaca antiriflesso
Peso: 690 g
Numero di conformità: 852
Accessori: caricatore di ricambio, 6,94 euro
Prezzo: 103 euro, Iva inclusa

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