Svizzera: allentare le regole sull’export di armi

Il consiglio federale elvetico invita ad approvare, il prossimo 29 novembre, un referendum sulla revisione della legge per l’esportazione di materiale bellico

Il Consiglio federale della confederazione svizzera intende allentare almeno in parte gli attuali vincoli normativi circa l’esportazione di armamenti militari verso Paesi terzi. La proposta farà parte dei quesiti sottoposti a referendum il prossimo 29 novembre. L’obiettivo è quello di consentire la riesportazione di materiale bellico svizzero, dai Paesi direttamente acquirenti a Paesi terzi, ovviamente il riferimento è all’attuale conflitto russo-ucraino. Il presidente di turno della Confederazione, il consigliere Guy Parmelin, tuttavia, ha precisato che l’eventuale trasferimento di materiale bellico svizzero dovrà avvenire su presupposti di compatibilità “con la neutralità e gli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera”. Per questo motivo è previsto che il consiglio federale possa esercitare diritto di veto o di esigere che le armi restino nel Paese diretto acquirente qualora sussistano riserve in materia di sicurezza o di politica di neutralità. In circostanze eccezionali e al fine di tutelare gli interessi di politica estera o di sicurezza, sarà invece possibile derogare agli attuali criteri di autorizzazione, nel rispetto degli obblighi internazionali. Parmelin ha precisato inoltre che “gli Stati che avranno acquistato materiale bellico dalla Svizzera non saranno più tenuti a chiedere sistematicamente l’accordo del nostro Paese prima di trasferire questo materiale a un altro Paese”. Le richieste provenienti da Stati il cui regime di esportazione è simile a quello della Svizzera saranno autorizzate a priori, anche se tali Paesi sono coinvolti in un conflitto armato. Concretamente, si tratta di 17 Paesi europei sui 27 dell’Unione europea, nonché degli Stati Uniti, del Canada, dell’Australia, del Giappone, della Nuova Zelanda e dell’Argentina. I contrari alla riforma legislativa, che hanno proposto il referendum, evidenziano come la nuova normativa possa rendere possibile il trasferimento di armi verso Paesi con regimi autoritari o che non rispettano i diritti umani. Parmelin tuttavia ha dichiarato di non condividere questa preoccupazione: “non si tratta di un assegno in bianco, ogni esportazione di materiale bellico resterà sottoposta al rilascio di una autorizzazione da parte della segreteria di Stato dell’economia”.