Investimenti di ungulati… infettivi

Un incidente d’auto causato dall’investimento accidentale di un capriolo ha avuto conseguenze quasi da film horror per un malcapitato automobilista tedesco

Come è ben noto, l’aumento esponenziale del numero degli ungulati porta diverse conseguenze negative, come quelle della maggior pressione sui boschi e foreste, competizione con specie più deboli, eccessiva presenza anche in ambiti non naturali e infine, il più tragico, l’elevatissimo numero di incidenti anche mortali provocati dall’attraversamento delle strade, a grande scorrimento come secondarie. Gli incidenti d’auto costano centinaia di mila euro di danni a persone e cose, rimborsi milionari da parte di regioni ed enti locali, persone che rimangono invalide o, peggio ancora, decedute nei casi più gravi. In certi regioni, perlopiù del Nord e dell’Italia centrale, si arriva a un incidente grave o due al giorno. L’animalismo incompetente addossa tutta la colpa alle persone, ai limiti di velocità ma soprattutto alla mancanza di attraversamenti stradali dedicati alla fauna. Si preferisce far finta di non capire che gli animali attraversano quando e dove vogliono, con una logica che appartiene solo a loro, specie per specie ed è sconosciuta a noi umani. Oltretutto spesso ripercorrono l’odore lasciato dall’attraversamento di loro simili. Oltre ai corridoi vengono invocati dissuasori acustici e luminosi, che qualcosa fanno, ma nessun sistema può essere completamente perfetto.

Il sistema più efficace, naturalmente inviso ai nostri animalisti-pietisti, è sempre quello di mantenere le specie numericamente compatibili col territorio mediante abbattimenti selettivi che limitino sia il numero sia la confidenza degli animali con i manufatti dell’uomo. Il parametro meno animali-meno attraversamenti-meno incidenti, è attualmente l’unico sistema equilibrato e sostenibile. Ma ultimamente si è aggiunto un fatto, inerente a un investimento di capriolo, che sembra uscito da un film di fantascienza e che spinge obiettivamente all’estremo quanto possa incidere un investimento sulla vita del malcapitato guidatore, che è riuscito a evitare la morte con l’impatto. In Germania infatti, nell’investimento di un capriolo, il guidatore ha riportato ferite gravi al volto per la proiezione dei frammenti di vetro del parabrezza verso l’interno. I frammenti di vetro hanno portato con sé nelle ferite, tracce di sangue e di tessuti dell’animale. Passati i giorni, nonostante le cure, sono comparsi febbre, lesioni attorno all’occhio sinistro e sul collo. Proseguendo nei controlli, sono state riscontrate con ecografie infiammazioni dei linfonodi del collo, nonostante fossero contrastate da antibiotici. Dopo un mese si sono creati ascessi all’interno dei linfonodi e delle ghiandole salivari, che hanno reso necessario un drenaggio. La diagnosi finale è stata che si è trattato di un’infezione da Francisella Tularensis, un batterio molto infettivo che causa la Tularemia, del quale evidentemente l’animale era infetto. Tale malattia può essere trasmessa anche attraverso punture di zecche o zanzare infette. E possono essere infettate anche zone aperte come prati, terreni, corsi d’acqua. Molto attenti debbono stare coloro che vivono a contatto con la Natura come agricoltori, cacciatori, allevatori ed escursionisti. I sintomi sono febbre, mal di testa, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi, ma possono essere interessati anche altri organi. Questo però dovrebbe mettere in guardia anche chi si diletta in troppa promiscuità con animali con sbaciucchiamenti, abbracci, baci su mucose o scambio di liquidi per contatto ravvicinato con animali anche domestici. Manifestare amore è lecito, ma tenere in conto che gli animali selvatici e domestici spesso sono portatori di parassiti e batteri innocui per sé, ma molto pericolosi per noi umani. Per cui non spingersi in eccessive vicinanze, come spesso vediamo sui social con letti in comune e addirittura pasti in comune.