Nella ormai consolidata smania di salvataggio di qualunque essere vivente, si susseguono notizie di specie aliene, che mai hanno interessato o abitato la nostra penisola, accolte dall’ecologismo nostrano come l’arrivo di un nuovo messia. Il tutto come sempre ben strombazzato come fosse un arricchimento e una panacea nei confronti delle altre specie che già vivono nei nostri confini. Peccato che poi, all’atto pratico, più che un trionfo si possa parlare di un danno. È di questi giorni il problema sollevato dall’arrivo, e ormai dalla stabilizzazione, di un altro intruso: lo sciacallo dorato. Gli organi di informazione filo-animalisti ne parlano con toni da ansia da prestazione: si va in fibrillazione davanti a una fototrappola che lo ha immortalato e la notizia corre come se da un momento all’altro ci fosse l’incontro ravvicinato del quarto tipo.
Più prosaicamente in Friuli Venezia Giulia qualcuno sta notando i veri effetti della presenza dello sciacallo. Il numero delle presenze si attesterebbe tra i 93 e 98 esemplari, i quali hanno messo in crisi la popolazione di caprioli. Infatti il Friuli è la regione con il maggior numero di sciacalli, essendo sulla direttrice favorevole proveniente dall’Europa dell’Est e dai Balcani. Per cui il suddetto canide, senza bisogno di nessun invito, si è presentato spontaneamente. Il bello però che, come tante altre specie arrivate da noi, l’entusiasmo disarticolato e trionfale degli animalisti, e di quelli che li supportano per interesse, non si preoccupa mai di quello che potrebbe provocare. Ma solo della velocità, scandita con entusiasmo, del numero degli esemplari sempre più presenti nei nostri territori. Bisognerebbe fare proprio il contrario, invece: contrastare ogni nuovo ingresso fino al momento in cui, dopo studi e ricerche, si è ben capito quali vantaggi o svantaggi potrebbe portare. Ed è strano che, sempre i nostri animalisti e associazioni parallele, invochino in ogni istante, specialmente quando si parla di specie cacciabili o che lo potrebbero diventare, ricerche, studi, anni di indagini, scienza a profusione, per poi dire sempre “no”. A scanso di equivoci. Mentre nel caso di ospiti indesiderati, si accolgono a braccia aperte senza saperne un’acca. E infatti è stato accertata la profonda e strutturale diminuzione delle popolazioni di capriolo, essendo lo sciacallo un buon “spazzolatore” di piccoli. Il declino interessa tutto il basso Friuli e il Carso, per cui si sono ridotti i piani di abbattimento dei caprioli. Con grande gioia degli animalisti, i quali preferiscono evidentemente che vengano mangiati vivi dagli sciacalli piuttosto che abbattuti senza sofferenza da parte di cacciatori qualificati. Che naturalmente lo fanno secondo un piano stabilito proprio dalla scienza. E non dall’appetito dello sciacallo dorato. Forse giova ricordare che lo sciacallo, da anni infestante nei Paesi dell’Est, lì è cacciato tutto l’anno e con qualunque mezzo, giorno e notte. Senza riuscire a limitarne la diffusione. Per cui ci sarebbe tutto per capire che a noi lo sciacallo dorato non serve proprio. E se è arrivato da solo, ma anche qui c’è sempre il “se” come per i primi lupi, castori e lontre, non significa nulla. Anche il granchio blu è arrivato “da solo”. Anche l’ibis sacro è arrivato “da solo”. Pappagalli, nutrie eccetera, introdotti, è vero. Ma poi espansi da soli, e anche questi senza nessun studio dietro. Per cui benvenuto sciacallo? Assolutamente no. Abbiamo già i primi e provati danni. Oltretutto un animale molto ben propenso a diventare dipendente da rifiuti urbani, gatti e cagnolini.




