22 December 2019

Cocktail vincente

Una pistola per l’impiego tattico e la difesa, ma di gran classe: canna e carrello in acciaio, fusto misto lega leggera-polimero. Finiture pregiate, una precisione gratificante già out of the box

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La svizzera Phoenix Fusion standard è un riuscito mix di materiali, in una configurazione decisamente tattica.

Phoenix, come la fenice della mitologia, ha riportato in terra svizzera alcune delle soluzioni progettuali che furono studiate a partire dagli anni Ottanta dall’azienda Sphinx (oggi confluita nel gruppo statunitense Kriss): la base di partenza fu l’archetipo Cz 75, portato a livelli incredibili di finitura, con in mente l’impiego principale nelle competizioni di Tiro dinamico ma anche la difesa personale e, perché no, l’impiego tattico. Uno degli elementi distintivi di quest’arma (come delle Sphinx dell’ultima generazione) è la costruzione modulare, che prevede la realizzazione del telaio e dell’impugnatura come elementi distinti. La cosa interessante è che, in questo modo, è possibile giocare in modo molto interessante con gli accostamenti tra i diversi materiali, dando vita a pistole profondamente differenti nel peso, nel comportamento allo sparo, nell’impugnabilità e anche, ovviamente… nel prezzo.

Sul fascicolo di aprile 2019 abbiamo presentato in anteprima l’arma più spiccatamente vocata al tiro sportivo, tutta in acciaio, denominata Redback steel. In questa occasione abbiamo, invece, voluto mettere alla prova il modello Fusion standard, più spiccatamente vocato all’impiego tattico e per difesa personale grazie all’uso di un telaio in lega leggera abbinato a una impugnatura in polimero. Giova precisare che, comunque, anche questo modello è utilizzabile in Production division Ipsc e, più in generale, nel tiro ricreativo, come vedremo.

Come è fatta

L’arma riprende la “cellula” della Cz 75, attualizzata in modo consistente. Il sistema di chiusura è a corto rinculo a canna oscillante e, come nella Cz 75 originale, a interrompere il vincolo tra canna e carrello dopo un breve tratto di corsa retrograda (sufficiente a far scendere le pressioni in canna a livello di sicurezza) c’è la consueta asola solidale al blocchetto sotto la camera di cartuccia (sistema Petter), attraversata dall’asse dell’hold open. Diversamente dalla Cz 75, il vincolo tra canna e carrello non è però costituito da due risalti nella parte superiore della canna, bensì dallo spigolo squadrato anteriore della camera di scoppio, che contrasta con il lato anteriore della finestra di espulsione. È una soluzione che semplifica la lavorazione senza alcun tipo di contropartita, anzi spesso e volentieri questo tipo di vincolo è ancor più massiccio e resistente rispetto ai due risalti tipo Colt-Browning. Altra analogia con la Cz 75, lo scorrimento delle guide del carrello all’interno del fusto (come anche sulla Sig P210, per esempio) anziché all’esterno (come sulla Beretta 92, Sig P220 eccetera). In tal modo la lunghezza di interfaccia tra le guide è maggiore e, di conseguenza, c’è una miglior precisione di accoppiamento. Come anticipato, questa versione utilizza un telaio in lega leggera d’alluminio, che ha lo scopo di supportare le guide di scorrimento del carrello, il gruppo di scatto e il grilletto. Il telaio arriva inferiormente fino al dust cover (davanti) e all’elsa (dietro) e su di esso è applicata, mediante una serie di incastri e viti, una impugnatura in polimero. Questa soluzione, rispetto al “tutto acciaio” della Redback steel, consente di risparmiare quasi mezzo chilogrammo di peso, partendo cioè dai 1.324 grammi della Redback ai soli 876 grammi di questa Fusion.

Il telaio, in conformità alle più recenti tendenze, si prolunga in avanti fino all’estremità anteriore del carrello, sul lato inferiore è presente una lunga slitta Picatinny con ben 6 slot per l’installazione di accessori come torce, laser eccetera. L’elsa è maggiorata, a impedire pizzicamenti della mano anche con una impugnatura particolarmente alta; sui lati del fusto, davanti alla leva dell’hold open, sono presenti due ampi pannelli zigrinati che possono fungere da punti di appoggio per il pollice della mano debole, nella classica impugnatura a due mani. L’impugnatura vera e propria comprende nella medesima iniezione polimerica anche il ponticello, di tipo combat squadrato e zigrinato nella parte anteriore. Il “manico” in sé presenta scanalature anatomiche (finger groove)per le dita nella parte anteriore, nella parte posteriore è presente invece un dorsalino con texture scabrosa grippante, che si prolunga anche sui lati. Il dorsalino installato è del tipo medium, sono disponibili altri due formati (small e large) per venire incontro a specifiche esigenze da parte dell’utilizzatore. Per la rimozione del dorsalino, basta sfilare la spina di ritegno inferiore. Il caricatore è bifilare a presentazione alternata della capacità di 17 colpi, il distributore italiano ci ha detto che i caricatori sono intercambiabili con quelli delle armi della serie Tanfoglio. Lo sgancio caricatore, tradizionale alla base del ponticello, è reversibile.

Il carrello ha un profilo decisamente moderno, gli spigoli superiori sono smussati tramite fresature oblique con andamento discendente verso la volata, a creare un dinamismo accentuato anche dalla seconda serie di fresature laterali di presa, nella parte anteriore, oltre a quelle tradizionali nella parte posteriore. Le fresature sono ampie e spaziate, molto squadrate e quindi decisamente efficaci, ma non taglienti.

Mire e scatto

Gli organi di mira sono più spiccatamente combat rispetto alla Redback, in particolare la tacca di mira è una compatta tipo Novak, regolabile però in altezza e derivazione. Il mirino è a lama, con inserto in fibra ottica di colore rosso, per agevolare l’acquisizione. La tacca non presenta, invece, riferimenti colorati o in fibra, ma risulta comunque agevolmente acquisibile grazie al buon rapporto prospettico rispetto al mirino, con la giusta “luce” ai lati. A contribuire all’immediato sfruttamento delle mire contribuisce anche il fatto che sia il mirino, sia la “U” della tacca sono particolarmente alto e profonda, rispettivamente. Lo scatto è ad Azione mista facoltativa, il grilletto è liscio e molto arcuato, il che consente un buon comfort sia nel tiro in Singola, sia nel primo colpo in Doppia. Una volta messo il colpo in canna, è possibile disarmare il cane manualmente accompagnandolo con il pollice della mano debole oppure agire sulla leva laterale ambidestra, che ne causa l’abbattimento sulla prima monta. La leva fa solo da abbatticane, quindi torna in posizione di riposo e non funge da sicura manuale. L’arma è quindi dotata della sola sicura automatica al percussore, fermo restando che l’azienda dichiara possibile sostituire l’abbatticane con un kit sicura manuale a leva, sul modello di quella installata sulla Redback che provammo a suo tempo. I pesi di scatto dichiarati sono di 1.500 grammi per la Singola azione e 3.700 per la Doppia azione; quest’ultima si è palesata un po’ grattante nella prima parte della corsa, ma tutto sommato rispondente a quanto dichiarato in termini di peso assoluto. La Singola azione ci è sembrata semplicemente eccezionale, pulitissima e anche leggermente inferiore al peso dichiarato, senza alcun collasso di retroscatto malgrado non fosse previsto un esplicito triggerstop.

La nostra prova

Abbiamo preparato la prova a fuoco con un assortimento di munizioni commerciali con palla classica di 124 grani blindata, in particolare Geco e Sellier & Bellot, integrate dalle Geco di pari peso in piombo ramato, più le leggere e veloci Fiocchi Black mamba e le pacioccose Fiocchi Subsonic di 147 grani, allo scopo di mettere alla prova la meccanica, peraltro senza alcun rodaggio, con caricamenti limite (seppur comunque commerciali). Abbiamo inoltre allestito una ricarica con palla ramata ogivale di 124 grani spinta da 6,5 grani di Vihtavuori 3N37. Le rilevazioni cronografiche hanno palesato velocità del tutto in linea con quanto atteso dal calibro in una canna full size di lunghezza superiore ai 100 millimetri, le Black mamba hanno superato i 400 metri al secondo mentre le altre sono risultate intorno ai 340 metri al secondo, metro più metro meno. Molto soft le Subsonic, appena sopra i 260 metri al secondo, malgrado questo il funzionamento è stato del tutto regolare, l’unico inconveniente (peraltro veniale) è stato costituito dal mancato arresto in apertura del carrello dopo l’ultimo colpo, in un solo caso.

L’impugnatura è semplicemente eccezionale: sottile sui lati, senza però apparire inconsistente, è correttamente inclinata e proporzionata. Le finger groove non danno alcun fastidio, anzi risultano molto azzeccate. Lo spazio a disposizione per l’indice all’interno del ponticello è corretto, ma non sovrabbondante, in Doppia azione, ampio a piacere in Singola. La cosa piacevole di quest’arma è che risulta, sì, leggera quasi come una polimerica, ma nello stesso tempo ha un assetto appruato che consente una eccellente controllabilità nel tiro rapido. L’impugnatura polimerica, probabilmente, assorbe parte della sollecitazione retrograda con una deformazione elastica, sta di fatto che spararci è un piacere e, soprattutto, il rodaggio necessario ad acquisire il giusto feeling praticamente non esiste: il primo colpo finisce già al centro del bersaglio e tutti gli altri lo seguono docilmente. Con la ricarica abbiamo piazzato tre colpi in 15 metri in un solo foro, seguiti da due molto vicini, tra le commerciali la palma di più precise spetta alle Sellier & Bellot, ottimo risultato anche con le Black mamba, mentre le Geco sono risultate più sparpagliate, come anche le Subsonic.

Tutti i comandi sono comodi da raggiungere e fluidi nell’azionamento, molto peculiare la forma del cane esterno (scheletrato), in posizione di riposo solo una piccola porzione della cresta risulta sporgente dal carrello, al fine di ridurre le possibilità di impigliamento. Per contro, quella “unghietta” è estremamente squadrata e rigata superficialmente, quindi fornisce una presa molto salda al pollice durante l’armamento manuale, nel caso se ne ravvisi la necessità. Le mire ci sono piaciute in modo particolare proprio per la loro altezza, che consente un puntamento di grande precisione anche su bersaglio “tono su tono”. Con l’impostazione di fabbrica, l’arma è risultata perfettamente tarata per colpire il centro del bersaglio mirando al centro (e non alla base del nero, come alcune armi concepite per il tiro).

La prova completa su Armi e Tiro di dicembre 2019

Scheda tecnica

Produttore: Phoenix, phx.swiss

Distributore: Redolfi f.lli, Strada Provinciale 668 km 28.310, 25025 Manerbio (Bs), tel. 030.93.80.140, redolfiarmi.com

Modello: Fusion standard

Tipo: pistola semiautomatica

Calibro: 9x21

Funzionamento: chiusura geometrica a canna oscillante sistema Petter

Alimentazione: caricatore amovibile bifilare a presentazione singola

Numero colpi: 17

Lunghezza canna: 115 mm

Lunghezza totale: 208 mm

Altezza: 145 mm

Scatto: Azione mista facoltativa, pesi dichiarati 1.500-3.700 grammi

Percussione: cane esterno

Sicura: automatica al percussore, mezza monta del cane, leva abbatticane ambidestra sul fusto

Mire: mirino a lama con inserto in fibra, tacca di mira tipo Novak regolabile in altezza e derivazione

Materiali: canna e carrello in acciaio al carbonio, telaio in lega leggera, impugnatura in polimero

Finiture: brunitura/anodizzazione nera opaca

Peso: 876 g

Qualifica: arma sportiva

Dotazione di serie: caricatore di scorta, kit di pulizia, manuale di istruzioni, chiave per regolazione tacca, borsa in Cordura

Prezzo: 1.580 euro, Iva inclusa

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