Il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha annunciato in un incontro con i giornalisti, l’azione politica del governo per il 2026 per quanto riguarda la sicurezza e, in particolare, il contrasto alla violenza minorile. Ricordando che, secondo i dati del ministero dell’Interno, nei primi 10 mesi del 2025 si è avuto un calo dei reati del 3,5 per cento, ha comunque osservato che il fenomeno dei “maranza” “continua a imperversare” e, riguardo a questo, ha sottolineato come “nella stragrande maggioranza dei casi, gli atti di violenza sono commessi più con armi da taglio che con armi da fuoco”. Le soluzioni prospettate dalla stessa Giorgia Meloni sono state le seguenti: “Penso che vada vietato il porto, con una aggravante nel caso di persone travisate. Su questo specifico tema, verrà presentato un provvedimento nelle prossime riunioni del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Va vietata la vendita anche online ai minori di armi da taglio e simili e servono sanzioni nei confronti dei genitori che sono responsabili di questi minori. Queste sono alcune delle questioni sulle quali stiamo lavorando”.
Per la verità il divieto di porto delle armi da taglio e l’aggravante per il porto da parte di persone travisate sono già stati previsti dal cosiddetto “decreto Caivano”, proposto proprio dall’attuale governo (articolo 4 decreto legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito in legge 13 novembre 2023, n. 159). Il punto è che tali disposizioni si riferiscono alle “armi per le quali non è ammessa licenza” (quindi le armi bianche vere e proprie) mentre la totalità dei casi ai quali ci si riferisce sono commessi con comuni coltelli, che per la legge non sono armi bensì strumenti atti a offendere. Questo è un fraintendimento che interessa, a quanto pare, la politica in modo bipartisan, visto che sia da parte del governo, sia da parte dell’opposizione si fa riferimento alle “armi da taglio” anche quando gli strumenti utilizzati per delinquere, armi non sono.
Al di là di questo aspetto (che tuttavia è essenziale al fine di realizzare strumenti di diritto penale effettivamente efficaci per raggiungere lo scopo che ci si prefigge), non possiamo fare a meno di osservare come l’azione di contrasto ai Maranza da parte del Governo, di fatto, faccia propria la proposta dell’onorevole Debora Serracchiani, di introdurre un divieto di vendita on-line per i minorenni, di (ancora una volta) “armi da taglio e simili” (intendendo con “e simili” evidentemente i coltelli). Anche in questo caso, che la proposta venga dall’opposizione o dal Governo, non possiamo fare a meno di sottolineare le criticità insite in questo tipo di proposta, che se da un lato è ben difficile che possa arginare il fenomeno del porto di strumenti da punta o da taglio da parte dei “maranza” e men che meno la possibilità di approvvigionamento da parte dei medesimi (basterà affidarsi a un amico maggiorenne, ma poi davvero si pensa che dentro le case di ogni maranza non ci siano coltelli?), rischiano di criminalizzare la categoria dei commercianti di questo tipo di strumenti, che rischierà sanzioni e persino la chiusura dell’attività nel momento in cui si dovesse verificare che, nonostante tutte le precauzioni del caso, si sia concretizzata una vendita on-line a un minore.
A oggi, nonostante i proclami e gli annunci, vietare effettivamente la fruizione di determinati siti on-line a minori (e conseguentemente l’acquisto da tali piattaforme) non è una cosa facile e questo si è già dimostrato nel passato recentissimo, con la questione degli accessi ai siti pornografici. Il sospetto è, quindi, che si voglia scaricare demagogicamente sulle spalle di una categoria (le coltellerie), un problema che attiene all’educazione dei minori (o meglio, la sua mancanza) andando, ancora una volta, a inseguire misure volte a colpire gli strumenti (in quanto tali né belli né brutti, né giusti né sbagliati) anziché gli autori. Già l’analisi della situazione britannica dovrebbe aver insegnato che questo approccio ha la stessa utilità di cercare di svuotare il mare con un cucchiaino da caffé, ma tant’è… siamo ancora qui a parlare sempre delle stesse cose e la politica, apparentemente, non sembra essere capace di ragionare in modo meno dogmatico e demagogico.
Bene, quindi, l’idea di responsabilizzare (specialmente dal punto di vista risarcitorio) i genitori dei “maranza”, ma per il resto la proposta risulta da un lato preoccupante, dall’altro decisamente deludente.




