La coppia armata e la disinformazione

Hanno fatto il giro del mondo foto e video della coppia di statunitensi che avrebbero inspiegabilmente puntato le loro armi contro “pacifici” manifestanti a Saint Louis. Ma come sono andate davvero le cose?

Hanno fatto il giro del mondo e collezionato in poche ore milioni di visualizzazioni le immagini e i video di una coppia di avvocati statunitensi, Mark e Patricia McCloskey che, nella città di Saint Louis, hanno brandito le armi in loro possesso verso alcuni manifestanti che stavano andando dal sindaco Lyda Krewson per protestare relativamente al fatto che sulla pagina Facebook del primo cittadino sarebbero stati pubblicati i nomi di coloro i quali hanno proposto il taglio dei fondi alla polizia cittadina.

Al di là dei commenti ironici sul modo poco “tattico” di brandire le armi da parte della coppia, il modo in cui sono state presentate le cose evidenzia ancora una volta il notevole, anzi colossale, problema che esiste tra i fatti e l’informazione. O meglio, tra la realtà e una “certa” informazione.

Sia, infatti, alcuni importanti media statunitensi, sia i principali quotidiani italiani si sono affrettati a dipingere la coppia come invasata e inspiegabilmente intenta a minacciare “pacifici” manifestanti che sulla “pubblica via” stavano facendo la loro manifestazione. Così per esempio il quotidiano la Repubblica che titola: “Morte Floyd, marito e moglie davanti a casa puntano un fucile e una pistola sui manifestanti”, oppure Il fatto quotidiano: “Usa, marito e moglie puntano fucile d’assalto e pistola contro i manifestanti Black Lives Matter: la scena è spaventosa”. Secondo il Fatto quotidiano, in particolare, “I manifestanti del movimento Black Lives Matter, che a St. Louis stavano passando attraverso il ricco quartiere Central West End diretti alla casa della sindaca Lyda Krewson per chiederne le dimissioni, si sono visti puntare addosso due armi da una coppia, uscita dalla propria elegante abitazione in stile neoclassico. I due uomini hanno urlato qualcosa di incomprensibile in direzione dei 300 manifestanti, che si sono fermati a rispondere. Da alcuni, come si vede nel video, è arrivato l’invito a proseguire nella marcia per evitare incidenti. Secondo la Nbc, poco prima era stato distrutto un cancello di una casa”.

Pubblica via o proprietà privata?

Quindi, secondo l’informazione mainstream, i due avvocati (attenzione, la professione da loro svolta non è secondaria…), quindi presumibilmente del tutto edotti di quali fossero i loro diritti e i loro obblighi, evidentemente presi da un raptus delirante sarebbero usciti dalla loro proprietà, armati, per minacciare i manifestanti che sulla pubblica via esprimevano democraticamente e pacificamente il loro dissenso. Perché era stato danneggiato il cancello di "una casa" qualsiasi.

Dovrebbe apparire abbastanza strano, anche per un praticante giornalista alle prime armi, che un palazzo di evidente pregio architettonico e di rilevante valore economico come quello in cui vive la coppia non sia apparentemente circondato, nel video riprodotto da Repubblica e il Fatto, da un muro o da una cancellata. Infatti, soffermandosi a guardare altri video diffusi in quelle stesse ore, si può notare che il muro e la cancellata c’erano. I manifestanti, semplicemente, hanno deciso di entrare dal cancello, passando quindi dalla pubblica via, a una proprietà privata. Ecco perché nel video si vede solo il prato e l'abitazione. Ma il punto di ripresa NON è la pubblica via, bensì la proprietà dei due avvocati, violata. È ancora controverso se il cancello sia stato danneggiato in occasione dell'ingresso o successivamente, per vendetta, quando i manifestanti sono stati scacciati (vedi foto sotto). Chissà per quale motivo i manifestanti erano entrati? Forse per portare ai residenti un mazzo di fiori? Non è dato saperlo. Sta di fatto che negli Stati Uniti la violazione della proprietà, oltre a essere un illecito, è anche una faccenda piuttosto seria. E garantisce al padrone di casa ampi diritti di autotutela. Va anche detto che in queste settimane il movimento Black lives matter non è che abbia dato prova specchiata di rispettare la proprietà pubblica e privata, né tantomeno di rispettare l’incolumità di persone estranee al movimento. Ecco allora, mettendo insieme pochissimi elementi, come la reazione della coppia passi in un istante dall’assoluto, apparente, delirio della follia, alla comprensibile razionalità della paura per la propria incolumità, sul presupposto incontrovertibile di una vera e propria invasione della proprietà privata. Appare anche evidente di come le cose possano apparire esattamente opposte a seconda di come vengono riferite. In barba alla famigerata “verità sostanziale dei fatti” che dovrebbe stare alla base della deontologia professionale e che, ogni giorno di più, sembra invece essere una barzelletta che neanche fa ridere.

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