di Massimo Vallini - 29 April 2018

Campi di tiro, questi sconosciuti (per il ministero)

Dalla nostra inchiesta emerge che l’attività sportiva che vi si pratica è notevolissima, e la sicurezza garantita. Dunque perché questo accanimento?
Campi di tiro, questi sconosciuti (per il ministero)

L’elenco georeferenziato dei poligoni privati italiani, disponibile sul sito armietiro.it, ne censisce 62, numero che senz’altro rappresenta per difetto l’intera realtà italiana. Di questi, 31 campi di tiro sono al Nord, 17 al Sud e 14 al centro del Paese. Insistono su terreni appunto “privati” e vi si praticano numerose attività sportive con le armi e molti sono affiliati alle federazioni sportive riconosciute dal Coni.
Si va dalla piccola cava con stage di Tiro dinamico in cui “tutti i soci collaborano al buon andamento del campo, prestando gratuitamente la loro opera, come il preparare gli stage per le gare”, alla struttura più articolata che prevede “6 collaboratori direttori di tiro, 3 istruttori di tiro di varie discipline, 2 collaboratori interni, un collaboratore amministrativo e una guardia giurata per la notte”; fino a strutture che possono contare su “2 dipendenti a tempo pieno e 2 part time, 3 istruttori e 5 direttori di tiro”.
Dei campi di tiro privati che abbiamo coinvolto nella nostra indagine (che pubblicheremo integralmente sul fascicolo di giugno), alcuni sono a conduzione familiare oppure gestiti da una persona che incarna contemporaneamente la figura del titolare, del presidente dell’asd e del direttore di tiro. Parecchi hanno una struttura organizzativa complessa. Il termine “privati” deve essere precisato: si distingue, in pratica, da quei 300 circa del Tsn, che esercitano la funzione pubblica di abilitare al maneggio delle armi e insistono quasi sempre su terreno demaniale.
Da sottolineare, comunque, che molte di queste strutture private (ma anche molte altre esistenti in Italia) hanno sottoscritto convenzioni con forze di polizia locali e nazionali e con reparti di forze armate per lo sfruttamento degli impianti a fini addestrativi.
Il numero dei soci è molto variabile: in una decina di casi, arriva a sfiorare le mille unità, in particolare in quelle strutture che possono vantare un maggior numero di discipline praticabili. In altri casi, soprattutto in campi che ospitano soltanto il tiro action con arma corta, il numero dei soci può essere anche di un centinaio di unità. Senz’altro, nella totalità, sono organizzazioni che muovono affari e interessi notevoli: da quelli delle armerie che vendono armi, munizioni ed equipaggiamenti, agli esercizi locali come bar, ristoranti e alberghi. E non solo nei fine-settimana, quando magari c’è la gara da 200 e più persone.
Quanto alle armi che vengono usate, in questi campi di tiro, si può ipotizzare che siano quelle che hanno maggiore successo in questo momento e che si riflettono anche nei dati della produzione armiera italiana del 2017: aumento quasi del 17% per le carabine e tra il 4 e 5% per le corte (comprese le avancarica, però), in definitiva armi corte e carabine.
Il movimento sportivo che incide sui poligoni privati non sempre è del tutto riconducibile a questa o quella federazione, ma è comunque molto significativo. Un movimento a volte parallelo e che più spesso si sovrappone a quello delle federazioni espresso dai dati Coni 2016. Se l’Uits raccoglie 266 società sportive, quasi tutte corrispondono a sezioni del Tiro a segno nazionale e rappresentano 74.317 atleti, Fitav raccoglie 403 società sportive, anch’esse incidenti su campi di tiro e che riuniscono 20.421 atleti, Fidasc ha 322 società e 7.970 atleti, Fitds ha 114 società e 3.783 atleti. Queste ultime federazioni si avvalgono senz’altro dei campi di tiro “privati”, insieme ad altre di tiro action o difensivo.
Insomma, il ministero dell’Interno, prima di elaborare regolamenti farebbe meglio a valutarne l’impatto economico (cosa peraltro legislativamente prevista in casi simili). Senza contare che, in termini assoluti, da quando questi campi sono stati creati, cioè a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo, gli incidenti sono molto vicini allo zero. Dunque, cosa c’è, davvero, dietro questa vicenda?

© RIPRODUZIONE RISERVATA