Il report Fidc sulla predazione dei cani da parte del lupo

Il Coordinamento delle cacciatrici ha presentato presso la sede nazionale Federcaccia il primo rapporto sulle predazioni del lupo a carico di cani da caccia, domestici e da guardiania.

L’incremento della popolazione di lupi in Italia, assieme al fenomeno dell’ibridazione con i cani randagi – un aspetto questo preoccupante e troppo spesso sottovalutato per la conservazione della specie – ha inevitabilmente comportato un aumento delle occasioni di incontro, accrescendo il rischio di incidenti. Tralasciando i conflitti con gli animali di allevamento, negli ultimi anni sono drammaticamente aumentate le segnalazioni di attacchi e predazioni da parte dei lupi nei confronti di cani da caccia, da guardiania e anche dei cani domestici.

Questo fenomeno ultimamente ha raggiunto una risonanza sempre maggiore, sia a causa dell’impatto di tali eventi sui social media, che di una copertura mediatica generale sempre più diffusa anche se spesso legata a realtà locali.

Nasce dalla volontà di ricostruire un quadro di insieme che meglio permetta di cogliere il fenomeno, se non nella sua interezza sicuramente in modo più ampio, l’iniziativa del Coordinamento Cacciatrici Federcaccia con il supporto di Federcaccia Nazionale in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche della Federazione di raccogliere e catalogare episodi comprovati riguardanti gli attacchi e le predazioni dei cani da parte del lupo sul territorio italiano.

I commenti
“Il lavoro presentato quest’oggi”, si legge nel comunicato ufficiale, “è frutto di ricerche e analisi libere da preconcetti e basate su dati oggettivi sistematicamente organizzati con un approccio che pur non volendo essere né sostituirsi a quello scientifico dei tecnici e dei ricercatori è improntato al massimo rigore e serietà, separando i fatti dalle chiacchiere, distaccandosi da chi per vari e diversi interessi tende a ridimensionare o esagerare gli effetti della consistente presenza del lupo”.

“Il lupo non è una specie cacciabile e in tutta chiarezza non interessa ai cacciatori in quanto tali che lo sia. Ciò non toglie però che come cittadini che vivono la ruralità e sono vicini a tutte le attività a questa legate, siamo interessati a che la gestione del lupo e dei conflitti che la sua presenza può generare, vengano affrontati dalle Istituzioni” ha dichiarato Massimo Buconi, presidente nazionale di Federcaccia. “Il tema delle predazioni dei cani da parte del lupo richiede un approccio equilibrato, basato su evidenze scientifiche e non da mode o ideologie” ha proseguito nel corso della presentazione. “Purtroppo non esistono soluzioni semplici. È fondamentale trovare un punto di equilibrio tra la doverosa tutela della specie e la gestione responsabile delle attività umane. Da questo punto di vista una corretta gestione della specie lupo diventa quanto mai urgente e indispensabile e sono convinto che questo lavoro che oggi presentiamo possa dare a chi è chiamato a farlo – Governo, Ministeri, Istituti di ricerca, Regioni… – il suo contributo per proseguire in questa direzione”. “Proprio come sottolineato dal Presidente – ha aggiunto Isabella Villa, responsabile del Coordinamento Cacciatrici – il nostro Report si propone di fornire una fotografia dettagliata di quanto sta succedendo in ambiente venatorio, con la predazione dei cani da caccia, ma non solo. Purtroppo non sono isolati i casi di cani predati mentre si trovavano a passeggio, a guinzaglio, con i loro padroni. Una fotografia comunque incompleta perché ancora troppe persone preferiscono non denunciare, ma che dimostra come i casi siano in continua crescita”. “D’altra parte la stessa Unione Europea si sta occupando della ‘questione lupo’, valutando un declassamento del suo status da specie particolarmente protetta a specie protetta. Noi proseguiremo nella nostra raccolta dati – ha concluso – per poter continuare a fornire un quadro il più dettagliato possibile di quanto accade”.

I dati
Analizzando i grafici forniti, risultano alcune informazioni decisamente interessanti. L’indagine si è basata su 89 segnalazioni circostanziate, che hanno evidenziato come la regione più colpita sia l’Emilia Romagna, nella quale si sono verificati il 46,1 per cento dei casi di predazione, in particolare nelle province di Parma e Piacenza. Oltre il 60 per cento dei casi si è verificato nella fascia oraria mattutina, e il 49,4 per cento delle predazioni è stata effettuata da animali in branco. Il 52,8 per cento delle predazioni è avvenuto in area boscata e il 49,4 per cento in quota collinare-montagnosa, compresa tra 500 e 1.000 metri di quota. Significativo il fatto che nel 54,2 per cento dei casi, il lupo era stato già avvistato nelle due settimane precedenti la predazione.

Per leggere gli altri dati dell’indagine, CLICCA sul pdf qui sotto.

Grafici