Il sondaggio sulla caccia: qualcosa non quadra…

Un recente sondaggio Ipsos sulla caccia traccia un quadro quantomeno minaccioso circa il gradimento italiano sull’attività venatoria. Peccato che…

Sono stati diffusi in questi giorni i risultati di un sondaggio Ipsos sulla caccia (meglio, contro la caccia) con risultati che, manco a dirlo, evidenziano come ben il 75 per cento degli italiani sia di fatto contrario alla caccia e solo il 3 per cento sia favorevole a un suo eventuale ampliamento.

In pratica, noi cacciatori dovremmo abbandonare ogni speranza nei confronti della nostra attività. Ci dispiace per loro, ma questo non fa certo più notizia. Però pensiamo sia degno di attenzione chi l’ha commissionata e chi l’ha pagata. Già da tempo non siamo più così fessi, ma non lo è più nemmeno l’opinione pubblica, nel non aver capito molto bene che se io ordino una indagine o un ricerca di mercato, e sono io che pago, il risultato, guarda un po’, è sempre a favore di quello che voglio sentirmi dire. Miracoli della comunicazione. Ovvero nessuno dà mai risultati che non concordano pedissequamente il pensiero di chi paga. Invece, se proprio risultasse evidente la distonia dei risultati, professionalmente lo si dovrebbe dichiarare o rinunciare al mandato. Di questo si occupa ultimamente anche la scienza medica che, spesso, deve lottare per respingere determinate pseudo-indagini che ci fosse mai una volta che non diano ragione a chi paga. Per farla breve, come dice un grande medico-scienziato, prima di credere a qualunque cosa guardate sempre da dove provengono i soldi. Da buoni scolari l’abbiamo fatto anche noi, e indovinate un po’ chi ha commissionato la suddetta indagine che tendeva a sentire l’opinione degli italiani sulla caccia? La Fondazione Capellino, alter ego di Almo Nature, l’azienda produttrice di pet food che già nel recente passato si è lanciata in plateali manifestazioni di contrarietà verso l’attività venatoria. Lascia in effetti un po’ basiti ‘sta ventata di protezionismo e amore per gli animali, visto che poi loro stessi ne devono ammazzare a migliaia per riempire i sacchetti di buon cibo genuino. Come si colloca questo nei confronti della protezione della biodiversità e dell’amore per la Natura così ben decantata? Ma soprattutto: se la contrarietà nei confronti della caccia da parte dei cittadini italiani è tanto diffusa e radicata, com’è che non uno dei referendum, anche recenti, che puntavano ad abolirla o a ridimensionarla fortemente è riuscito a superare lo sbarramento del quorum?