Australia: il premier nega l’evidenza, Stati in rivolta per i costi

Il premier australiano Anthony Albanese prosegue il progetto di restrizioni sulle armi, affermando con sprezzo del ridicolo che i possessori di armi “non saranno puniti”. Intanto, gli Stati della federazione si oppongono a pagare il 50 per cento dei costi del buyback

Il premier australiano Anthony Albanese prosegue nel suo progetto di introduzione di restrizioni ulteriori sul possesso legale di armi, in uno dei Paesi occidentali che già vanta una delle normative più restrittive in assoluto. Le associazioni di categoria degli agricoltori e dei tiratori sportivi, che hanno avanzato perplessità e avvertito il governo che con le proposte di modifica avanzate all’indomani della strage di Bondi beach si rischia di penalizzare i possessori legali di armi (quindi in definitiva i cittadini onesti), Albanese ha replicato che “i possessori di armi non saranno puniti dalle riforme, perché queste ultime sono semplicemente misure di buon senso”. Come si faccia a sostenere che i legali possessori di armi non vengano puniti, quando si progetta di obbligarli a consegnare (nuovamente…) le armi in loro possesso appartenenti a determinate categorie, è un mistero. A proposito di buyback, l’idea di ripartire il relativo costo al 50 per cento a carico del governo federale e al 50 per cento a carico dei singoli Stati australiani sta suscitando l’opposizione dei governi locali: il primo ministro del Northern territory, Lia Finocchiaro, ha categoricamente respinto l’ipotesi, mentre lo Stato della Tasmania ha fatto notare che il buyback potrebbe costare alle casse locali 20 milioni di dollari, che non si ha la minima idea di dove andare a recuperare. Albanese tuttavia ha liquidato la questione con ironia, commentando in una conferenza stampa che “non c’è nulla di insolito nel fatto che un premier o un ministro capo dica che qualcun altro dovrebbe pagare per le cose”. Il classico “(dis)armiamoci e partite”, insomma. Nel frattempo, sono state avviate due distinte campagne digitali per la raccolta di firme contro il progetto di legge Albanese in materia di armi, che a oggi hanno superato le 500 mila firme raccolte.